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Crisi idrica nel Pesarese, l’allarme del sindaco Biancani: «Basta rinvii, servono invasi e nuove infrastrutture»


PESARO «Se continuiamo a rinviare, i cittadini si ritroveranno con aumenti a due cifre nelle bollette e senza acqua nei rubinetti». Il sindaco Andrea Biancani interviene sulla crisi idrica e chiede a Regione, Ato e amministratori locali di uscire dalla logica degli interventi tampone. Autobotti, ordinanze e misure emergenziali, sostiene, non possono più essere la risposta a un problema ormai strutturale. E lo dice da primo cittadino che, primo in provincia, si è mosso con un’ordinanza comunale fino al 30 settembre per vietare gli sprechi idrici. Ma ora ci vuole il salto per una programmazione: «Le notizie di questi giorni confermano quello che sostengo da anni - spuega - adesso basta non decidere. Governare significa assumersi responsabilità, anche quando le scelte sono difficili e impopolari».


Le tre indicazioni


Per Biancani le priorità sono tre: uno sfangamento vero dei bacini di Furlo, San Lazzaro e Tavernelle; il collegamento del pozzo del Burano alla rete idrica dell’entroterra; un incarico qualificato per stabilire, sulla base dei dati, se esistano le condizioni tecniche per realizzare un nuovo invaso e quale possa essere il sito più adatto. Il primo affondo è rivolto alla Regione e a Enel: «Sono anni che chiedo alla Regione di pretendere uno sfangamento serio dei tre invasi. Non è stato fatto nulla e si è fermato perfino quel progetto minimo che avevo definito uno specchietto per le allodole». 
Secondo il sindaco, soltanto il presidente della Regione, d’intesa con il Governo, può imporre a Enel un intervento efficace: «Altrimenti continueremo ogni estate a rincorrere un’emergenza che peggiora di anno in anno». Sul Burano, Biancani contesta il mancato collegamento diretto con la rete interna. L’acqua di profondità viene oggi immessa nel torrente, percorre chilometri fino al Metauro e viene poi trattata più a valle. «È assurdo non usarla direttamente per alimentare l’entroterra, che da anni viene rifornito con le autobotti». Una gestione che, avverte, produce costi elevati destinati a ricadere sulle tariffe. Il terzo punto riguarda il nuovo invaso. Per il sindaco il dibattito è rimasto troppo a lungo nel campo delle ipotesi. «Nessuno può dire con certezza se sia realizzabile, dove e con quali caratteristiche». Da qui la richiesta all’Ato di affidare a tecnici ed esperti un incarico vero, capace di verificare compatibilità, localizzazione, dimensioni e benefici dell’opera.


I tecnici e i politici


«Non può essere la politica a scegliere il sito, ma la politica deve dare l’incarico e poi assumersi la responsabilità di decidere». Biancani lega l’immobilismo anche al peso economico dell’emergenza. Ogni anno aumentano le spese per le autobotti e per l’energia necessaria ai processi di trattamento e depurazione: «Le bollette, sempre che l’acqua continui ad arrivare nei rubinetti, rischiano rincari superiori al 10 per cento ogni due anni. Le non scelte costano e costeranno sempre di più». L’appello finale è rivolto al presidente della Regione e ai sindaci dell’Ato.
Biancani si dice pronto a votare tutte e tre le scelte e a «metterci la faccia su tutte e tre le decisioni», come già fatto sul fronte dei rifiuti. «Mi auguro - chiosa - che anche il presidente della Regione, il presidente e tutti i sindaci dell'Ato siano pronti a fare lo stesso». Poi l’attacco politico: «La destra governa a livello nazionale e regionale e ha la maggioranza dei sindaci della provincia. Non ha più scuse. Continuare a rinviare significa scaricare sui cittadini il costo dell’immobilismo».