SAN GREGORIO NELLE ALPI (BELLUNO) - Il caso della richiesta di intervento del Centro di recupero per animali selvatici (Cras) per il soccorso del piccolo ghiro che poi è morto, fa parlare. Ad intervenire è Cristiano Fant, operatore esperto in etologia relazionale, che interviene in particolare sul Cras di Pasa, a Sedico.
«Sono stato a visitarlo da fuori oltre una ventina di volte quest’estate e lo si vede sempre vuoto: in un periodo alcuni uccellini, due o tre caprioli e poco altro. Una situazione decisamente anomala, se consideriamo che la maggioranza dei Centri di recupero di selvatici è al collasso e spesso non ha più spazio per ospitare ulteriori animali. Noi, invece, ci troviamo con una situazione molto diversa». Fant ragiona ad alta voce. «Viene da chiedersi come mai, dal momento che siamo la provincia con la maggiore estensione di aree verdi, il 53% del Veneto. Anche considerando che abbiamo una stima di circa un incidente al giorno. Lo storico parla di 350-400 incidenti all’anno per investimento di selvatici. Quasi la metà di quelli a livello regionale».
Una situazione che Cristiano Fant definisce sui generis. «A Belluno è così, contrariamente a quello che accade in Italia. La risposta può essere trovata nella politica: a Belluno non c’è mai stata grande attenzione alla fauna selvatica, tanto è vero che il Cras che c’era era stato chiuso e poi riaperto. Avevo parlato con Franco De Bon, a suo tempo – spiega – e lo stesso mi aveva detto che non c’era interesse perché gli ungulati investiti venivano uccisi e depennati dalla disponibilità delle associazioni venatorie. Si parla di circa otto anni fa. Noi i numeri non li abbiamo mai visti».
Venendo al fatto di cronaca che riguarda il ghiro di San Gregorio nelle Alpi, rimasto ferito da una gatta, Fant osserva: «Il ghiro è una specie protetta e dalla sola descrizione di una voce al telefono come può essere che la risposta sia stata solo di rimetterlo in natura? Se viene detto che è ferito, si vada a vedere. Non di meno, se l’animale è ferito in maniera compromettente per lui, va abbattuto, altrimenti scadiamo nel maltrattamento dell’animale».
L’appello è che vengano coinvolte, come succede in altre realtà, anche le associazioni i cui volontari possono muoversi e aiutare gli agenti della Provinciale. «A me si rivolgono tante persone che trovano selvatici feriti o ammalati e rispondo sempre di chiamare il servizio di reperibilità legato al Cras. Anche perché un cittadino non può tenere un selvatico a casa. Ma se si imbatte in uno di questi, che fa?». Fant chiude tornando sulla reperibilità: «Il vicecomandante De Menech afferma che il Centro di recupero è attivo fornendo gli orari d’ufficio. Gli animali non seguono quelle fasce d’orario. A cosa serve la reperibilità allora, se poi la risposta è di rimetterlo in natura senza andare a vederlo?».