Una gestione privatistica delle risorse del Cus da parte dello storico e ormai ex presidente Elio Cosentino. È questa l'ipotesi che ha spinto la Procura di Napoli a chiedere e ottenere un maxisequestro di soldi e di beni materiali che sarebbero stati oggetto di diversi reati, tra cui peculato e reimpiego di capitali di origine sospetta. Una inchiesta che punta i propri riflettori contro Elio Cosentino, per quaranta anni ai vertici del centro universitario sportivo, una realtà che si avvale di soldi pubblici oltre ovviamente ai proventi ricavati dal tesseramento dei singoli iscritti.
Inchiesta condotta dal pm Luigi Landolfi, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppina Loreto, il sequestro è stato eseguito a Napoli e in Germania, dove l'ex presidente aveva alcuni beni patrimoniali. Più nello specifico, nei confronti del docente Elio Cosentino sono stati posti i sigilli per quattro milioni e duecentomila euro, in uno scenario che ha riguardato anche gli stretti congiunti dello stesso Cosentino. È il caso di Claudio Yannik Cosentino, figlio dell'ex presidente, coinvolto in una accusa di peculato per 216mila euro e di reimpiego di denaro di origine sospetta per oltre 2 milioni e 600mila euro. Sotto accusa anche la moglie di Cosentino senior, vale a dire Elisabeth Katharina Wisskirken, che viene indagata per una ipotesi residuale di reimpiego di denaro sporco, per una cifra di soli 36mila euro.
Presidente dal 1985 al 2024, Cosentino avrebbe guidato il Cus in un modo che ha spinto gli inquirenti ad accendere i riflettori sulla sua gestione. Si parte dall'acquisto dell'appartamento in via Cupa detta del Poligono, a Fuorigrotta, a due passi dal centro del Cus: una operazione risalente agli anni Ottanta, costata circa un miliardo di lire. Operazione sostenuta con le casse del Cus, secondo la Procura. Negli anni successivi, l'appartamento sarebbe stato venduto al figlio del patron, dando adito a verifiche sul piano investigativo per peculato e reimpiego di denaro di origine sospetta.
Napoli, tentato borseggio durante il video di Cicalone: interviene la polizia e immobilizza il ladro
Non è finita. Sotto i riflettori anche la gestione di una società - denominata Csu (una sorta di acronimo al contrario di Cus) -, che avrebbe usato in comodato d'uso gratuito gli impianti del Comitato. Anzi: c'è stato un periodo nel corso del quale sia Cus che Csu erano sotto l'influenza o la gestione diretta dello stesso Elio Cosentino. Assunzioni di parenti e viaggi, pos e tessere sono ora nel mirino degli inquirenti. Una vicenda nella quale è comunque doveroso ribadire un concetto: sequestri e perquisizioni, sigilli e ipotesi di accusa vanno considerati come un mezzo per accertare l'esistenza di un reato e non come una sentenza di condanna. Tutti i soggetti coinvolti, a partire dallo storico ex patron del Cus, vanno considerati pertanto estranei alle accuse.
L’inchiesta trae origine dalla denuncia presentata il 1° novembre 2024 dalla nuova presidente del C.U.S. Napoli, avv. Paola Del Giudice. Le successive indagini della Guardia di Finanza hanno fatto emergere «numerose e gravi anomalie ed irregolarità» nella precedente gestione finanziaria del Centro Universitario Sportivo di Napoli, una delle più importanti e consolidate realtà sportive universitarie del Mezzogiorno.