Dopo “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” e “Gli spiriti dell’isola” non può che trovare posto in questo elenco il nuovo film di Martin McDonagh, una commedia nera che vede nel cast John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi e Mariana Di Girolamo. La trama parla di due agenti della CIA che, poco prima del colpo di stato cileno del 1973, vengono mandati sull’Isola di Pasqua. Già la sinossi promette scintille e divertimento e senz’altro sarà tra i titoli più chiacchierati del concorso di quest’anno.
Nella ricchissima sezione dei prodotti non-fiction fuori concorso segnaliamo con grandissima attenzione la nuova pellicola del geniale Mariano Llinás, regista argentino che ha dato vita ad alcuni dei lungometraggi più sorprendenti e originali del nuovo millennio (basti pensare al torrenziale “La flor”). Un suo documentario, come ampiamente dimostrato nel corso della sua carriera, non è mai qualcosa di prevedibile e siamo prontissimi ad affrontare un nuovo viaggio, nel passato e nella cultura argentina, che avrà come protagonista un autore immortale come Jorge Luis Borges. La durata (330 minuti) non spaventerà di certo i tantissimi fan del cinema di Llináas.
Potrebbe essere il vero “ufo” del concorso veneziano questo film che porta a definitivo compimento (?) un progetto multidisciplinare, situato a metà tra cinema e antropologia, inizialmente concepito come un lavoro liberamente ispirato alla vita del fisico sovietico e premio Nobel Lev Landau. Khrzhanovsky ha iniziato a lavorarci circa vent’anni fa e intanto sono già stati realizzati numerosi film e progetti paralleli: ancor più della narrazione ciò che conta è il senso generale di un’operazione monumentale, complessa e stratificata, dove il cinema abbraccia l’arte performativa e i confini tra realtà e finzione appaiono sempre più sottili.
Il grande regista di prodotti estremamente inquietanti come “Tetsuo” e “A Snake of June” da diversi anni si sta dedicando a realizzare film di guerra, cercando di raccontare la perdita di umanità dei soldati e la percezione di quanto la battaglia sia, anche e soprattutto, dentro la nostra testa. Dopo “Fires on the Plain”, “Killing” e “Hokage”, Tsukamoto firma così una nuova pellicola che si preannuncia fortemente umanista e capace di scuotere il pubblico veneziano. È in lizza per il Leone d’oro.
L’ultimo film del concorso veneziano che vogliamo segnalare con particolare attenzione è il ritorno al Lido di Werner Herzog, esattamente un anno dopo la consegna del Leone d’oro alla carriera e la proiezione del suo bellissimo documentario “Ghost Elephants”. È ispirato a una storia vera questo film che vede protagoniste due sorelle (interpretate da Rooney Mara e Kate Mara) che parlano all’unisono, amano lo stesso uomo e hanno gli stessi sogni. Sembrano due ennesime outsider del cinema del grande regista tedesco, capace da sempre di raccontare personaggi fuori dagli schemi, spesso folli ed estremamente geniali… proprio come lui.