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Data center/2 L’Italia sperimenta il modello circolare in Toscana e Trentino - Vaielettrico



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Data center all’italiana, seconda puntata.  Uno alimentato interamente dal sole, dove il calore dei server diventa anche una risorsa per coltivare ortaggi e l’energia in eccesso viene trasformata in idrogeno verde. Un secondo in Trentino, a rinfrescamento naturale nel sottosuolo, è appena stato inaugurato. Approcci sostenibili per attività energivore che rischierebbero di mettere in crisi i sistemi elettrici di tutto il mondo.

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Il primo progetto è firmato da Comtel e H2-Era Green Valley nell’ex area mineraria di Figline Valdarno, in Toscana. Si punta a trasformare un sito industriale dismesso in un ecosistema capace di integrare infrastrutture digitali, energie rinnovabili e produzione alimentare. Un approccio che si affianca a un’altra esperienza italiana, quella del data center sotterraneo inaugurato in Trentino, dove è il freddo naturale della montagna a garantire il raffreddamento dei server.

Dal fotovoltaico ai server, senza sprechi di energia

Il progetto toscano nasce dalla collaborazione tra Comtel e H2-Era Green Valley, che hanno firmato un memorandum d’intesa per sviluppare un data center all’interno dell’area dell’ex miniera di lignite di Figline Valdarno, in provincia di Firenze.

L’infrastruttura, prevista su una superficie compresa tra 15.000 e 25.000 metri quadrati, sarà alimentata esclusivamente da un impianto fotovoltaico da 100 MW, realizzato su circa 64 ettari dell’ex sito minerario. L’obiettivo dichiarato è coprire il 100% dei consumi elettrici con energia rinnovabile (qui un video illustrativo).

La particolarità del progetto riguarda però la gestione dell’energia non utilizzata. Invece di essere dispersa, alimenterà un impianto di elettrolisi per la produzione di idrogeno verde, creando una filiera energetica integrata. Idrogeno verde ed elettricità autoprodotta alimenteranno un hub di ricarica per alcune centinaia di veicoli al giorno.

Il calore dei server diventa una risorsa

L’economia circolare entra in gioco anche sul fronte del calore. I server, che normalmente richiedono grandi quantità di energia per essere raffreddati, produrranno calore che sarà recuperato per climatizzare una vertical farm, una serra tecnologica dove le coltivazioni crescono in ambienti controllati.

Fotovoltaico sul tetto

Area idrolizzatori

Aree vertical farm

batterie stoccaggio energia

Stoccaggio energia

Vasche acquacultura

Stazione di ricarica

Anche l’ossigeno generato durante il processo di elettrolisi non verrà disperso: sarà impiegato in un allevamento ittico a ciclo chiuso dedicato al salmone, completando un sistema che punta a valorizzare ogni flusso energetico e produttivo.

Il recupero dell’ex area industriale rappresenta inoltre un esempio di rigenerazione territoriale, con circa 100 milioni di euro già investiti nella riqualificazione del sito.

In Trentino il data center sfrutta il freddo della montagna

Quello di Figline non è l’unico esempio italiano di innovazione nel settore dei data center sostenibili.

In Val di Non, in Trentino-Alto Adige, è stato recentemente inaugurato Intacture, un impianto realizzato all’interno di una miniera attiva, a circa 100 metri di profondità.

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Il data center sotterraneo della Val di Non

Qui il raffreddamento dei server avviene sfruttando la temperatura naturalmente bassa dell’ambiente sotterraneo, riducendo in modo significativo il fabbisogno energetico dei sistemi di climatizzazione. Una soluzione che evita, almeno per gran parte dell’anno, l’utilizzo delle tecnologie di raffreddamento ad acqua o dei sistemi a immersione in liquidi dielettrici.

L’energia utilizzata proviene inoltre da centrali idroelettriche locali, rafforzando il profilo sostenibile dell’infrastruttura.

L’Italia prova a ripensare i data center

La crescente diffusione dell’intelligenza artificiale e dei servizi cloud rende i data center sempre più strategici, ma anche sempre più energivori. Per questo motivo diventano centrali le soluzioni capaci di ridurre consumi e recuperare le risorse prodotte durante il funzionamento.

I progetti di Figline Valdarno e della Val di Non seguono strade diverse ma convergono sullo stesso obiettivo: trasformare i data center da semplici grandi consumatori di energia in infrastrutture integrate con il territorio, capaci di valorizzare fonti rinnovabili, recuperare il calore di scarto e ridurre l’impatto ambientale. Se il modello toscano punta sull’integrazione tra fotovoltaico, idrogeno e agricoltura, quello trentino dimostra come anche le caratteristiche naturali del territorio possano contribuire a rendere più sostenibili le infrastrutture digitali.

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