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Data center, anche a Rho cresce il fronte di chi non li vuole. “Vogliamo un confronto pubblico, devono esprimersi i cittadini”


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Dopo il comitato e l’opposizione, anche il centro sociale Fornace si mobilita contro il progetto previsto in via Moscova nella città dell’hinterland milanese

L’area di via Moscova dove dovrebbe sorgere il nuovo data center

L’area di via Moscova dove dovrebbe sorgere il nuovo data center

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Rho (Milano), 21 agosto 2026 – Un’area industriale dismessa non è un assegno in bianco. I profitti sono privati, mentre il costo ambientale e sociale e le esternalità negative ricadono su chi vive a Rho”. È questa la posizione del centro sociale Sos Fornace sul progetto per la realizzazione di un data center in via Moscova a Rho, nell’area dismessa degli stabilimenti Nilit e Radici. Dopo il via libera della Giunta comunale al piano attuativo, lo scorso 6 agosto, in città di allarga il fronte del no. Alle proteste e richieste dell’Osservatorio Data Center-Comitato Rhodense e delle forze politiche di centrodestra si aggiungono quelle degli esponenti del centro sociale.

Sette data center sono previsti tra Milano Ovest e Settimo Milanese, per un investimento da 4 miliardi di euro

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Le dimensioni 

"La Giunta ha presentato il progetto come rigenerazione urbana, bonifica e milioni per la città. Parliamo di 25.000 metri quadrati, due piani, fino a 18 metri d’altezza, una richiesta di connessione alla rete da 90 MW e decine di generatori diesel – si legge in una nota –. La delibera stima 250 MWt di potenza termica: un quarto di gigawatt di capacità di combustione e cinque volte la soglia dell’Autorizzazione integrata ambientale. Ma negli allegati non troviamo una quantificazione delle emissioni né dati sui serbatoi del futuro impianto. Il ritorno occupazionale, invece, è già abbastanza chiaro, la relazione allegata ammette che “il numero di addetti richiesti (…) non è elevato”. 

L’inquinamento acustico 

“Novanta megawatt richiesti alla rete, decine di generatori diesel e pochi addetti. Sarebbe questo lo sviluppo promesso alla città?”. Tante, troppe le questioni ancora aperte, come quella del rumore, "la delibera riconosce inoltre che il rumore residuo assunto per la valutazione deriva da simulazioni, non da misure effettuate direttamente presso le abitazioni, e prescrive nuove rilevazioni – continua il comunicato –. È il principio di precauzione capovolto sul piano politico: Via e Aia potranno fermare il progetto, ma la Giunta ha adottato il piano prima che siano quantificati e discussi rumore, emissioni, gasolio, acqua e impatti cumulativi”. 

L’ordine del giorno  

Anche gli esponenti del centro sociale, come l’Osservatorio e le forze politiche di centrodestra, ricordano al sindaco Andrea Orlandi l’ordine del giorno votato il 17 giugno dal Consiglio comunale all’unanimità nel quale la giunta si impegnava, tra le altre cose, ad organizzare un incontro pubblico con esperti e istituzioni per fare chiarezza sul progetto. "Quell’incontro non è stato ancora convocato. Pretendiamo che si svolga prima del 23 settembre, termine per le osservazioni al piano. Serve un confronto pubblico”.

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