I data center europei entrano in una fase di crescita record, ma la spinta dell’Intelligenza artificiale rischia di scontrarsi con la capacità reale dei territori di sostenere nuovi insediamenti. Non basta più intercettare una domanda in aumento. A determinare il successo di un progetto sono ormai la disponibilità di potenza elettrica, la possibilità di ottenere le autorizzazioni, l’adeguatezza dei sistemi di raffreddamento e la presenza di competenze in grado di portare a termine i cantieri.
È il cambio di paradigma evidenziato da “Data Centre Truths – Summer 2026”, il report di BCS Consultancy basato sulle indicazioni di oltre 3.000 decisori tra investitori, sviluppatori, operatori di colocation e utenti aziendali in 41 Paesi. La ricerca mette in luce una crescente distanza tra le ambizioni del mercato e la capacità di trasformare i progetti in infrastrutture operative. Una dinamica che riguarda direttamente anche l’Italia e, in particolare, Milano, sempre più centrale nelle strategie di espansione dei grandi operatori nel Sud Europa.
Il punto non è più soltanto quanti nuovi megawatt saranno richiesti dal cloud e dall’AI, ma quanti potranno essere effettivamente messi a disposizione, in quali tempi e a quali condizioni. In questo scenario la cosiddetta deliverability, cioè la concreta realizzabilità dell’investimento, diventa il principale criterio di selezione dei progetti.
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Per anni la crescita del mercato è stata guidata soprattutto dalla necessità di aumentare la capacità disponibile. L’espansione del cloud, la digitalizzazione delle imprese, la diffusione dei servizi online e la progressiva esternalizzazione dei sistemi informativi avevano reso la domanda il principale indicatore per gli investitori.
Ora il quadro è cambiato. La richiesta di capacità resta elevata, ma i fondi e gli sviluppatori sono diventati più prudenti. Il report segnala che il 42% degli sviluppatori richiede un livello di pre-locazione di almeno il 75% prima di avviare un progetto, contro il 12% rilevato sei mesi prima. Il salto mostra quanto sia cresciuta l’attenzione verso la sostenibilità finanziaria e operativa degli investimenti.
La presenza di potenziali clienti, dunque, non è più sufficiente. Servono contratti più solidi, maggiore visibilità sui ricavi futuri e soprattutto certezze sull’accesso all’energia. Il rischio è che iniziative annunciate sulla base di aspettative di mercato molto elevate restino bloccate per anni, oppure vengano ridimensionate a causa di vincoli infrastrutturali emersi troppo tardi.
Per l’Italia questa selettività rappresenta allo stesso tempo un limite e un’opportunità. Un limite perché i processi autorizzativi, il coordinamento con i gestori della rete e la complessità amministrativa possono rallentare la costruzione degli impianti. Un’opportunità perché i progetti più credibili, inseriti in una pianificazione territoriale ed energetica coerente, possono attirare capitali di lungo periodo e rafforzare il ruolo del Paese nella geografia digitale europea.
Il dato più indicativo riguarda la scelta delle localizzazioni. Il 91% del campione colloca l’accesso alla rete elettrica tra i due criteri principali per individuare un sito. La posizione geografica, la vicinanza ai grandi centri urbani e il costo dei terreni continuano a essere rilevanti, ma vengono dopo la disponibilità di potenza.
Il data center assume quindi sempre più le caratteristiche di un’infrastruttura energetica. Un terreno privo di una connessione garantita o di un percorso realistico verso l’elettrificazione perde valore, anche quando si trova in un’area teoricamente attrattiva per la domanda. Al contrario, siti meno centrali ma dotati di capacità di rete, accesso alle fonti rinnovabili e procedure autorizzative più lineari possono acquisire un vantaggio competitivo.
Questo passaggio può modificare anche la distribuzione territoriale degli investimenti. Milano resta il principale polo italiano per presenza di imprese, reti, operatori cloud e connessioni internazionali, ma la saturazione delle infrastrutture e la difficoltà di ottenere nuova potenza potrebbero favorire l’emergere di aree alternative. La crescita potrebbe estendersi verso territori in grado di offrire energia, connettività e spazi adeguati, purché siano assicurate latenze compatibili con le esigenze dei clienti.
La competizione tra territori non si giocherà quindi soltanto su incentivi o disponibilità immobiliare. Diventerà decisiva la capacità di coordinare pianificazione energetica, sviluppo delle reti, infrastrutture digitali e politiche industriali. Senza questo allineamento il rischio è che una parte della domanda venga intercettata da mercati europei più rapidi nel rendere disponibili potenza e autorizzazioni.
La corsa all’Intelligenza artificiale è il principale motore dell’espansione. Secondo Bcs, il 78% degli operatori registra un forte incremento della domanda legata alle applicazioni Ai. Tuttavia, il 90% dei partecipanti ritiene che la scalabilità sia ostacolata dalla carenza di capacità energetica e dalla mancanza di sistemi di raffreddamento adeguati.
Il problema nasce dall’elevata intensità di calcolo richiesta per addestrare e utilizzare i modelli. Le infrastrutture progettate per carichi tradizionali non sempre sono in grado di sostenere cluster ad alta densità. Il report indica che le configurazioni superano ormai i 15 kW per rack, con esigenze tecniche che mettono in difficoltà molti impianti di precedente generazione.
Non si tratta semplicemente di aggiungere nuovi server. L’incremento della densità richiede la revisione della distribuzione elettrica interna, dei sistemi di continuità, della climatizzazione e delle soluzioni di dissipazione del calore. In numerosi casi diventano necessarie tecnologie di raffreddamento a liquido o architetture ibride, più complesse da installare e gestire.
Questa trasformazione apre un nuovo ciclo di investimenti. Accanto alla costruzione di grandi campus, crescerà il peso degli interventi di ammodernamento sulle strutture esistenti. Non tutti gli impianti, però, potranno essere adattati in modo economicamente sostenibile. Una parte del patrimonio potrebbe diventare meno competitiva, soprattutto quando i limiti energetici e strutturali impediscono di aumentare la densità.
Per gli operatori la sfida sarà trovare un equilibrio tra capacità generalista e infrastrutture ottimizzate per l’AI. La domanda legata ai nuovi carichi è elevata, ma resta difficile prevedere con precisione l’evoluzione delle architetture hardware, dei consumi e delle esigenze dei clienti. Gli investimenti dovranno quindi essere flessibili, evitando che specifiche tecniche troppo rigide espongano i progetti a una rapida obsolescenza.
La crescita dei consumi idrici rappresenta un altro elemento critico. Il 77% degli esperti prevede un aumento dell’utilizzo di acqua nei prossimi tre anni, mentre oltre il 90% ritiene che l’impatto ambientale del settore sia sostanzialmente frainteso dall’opinione pubblica.
Nel bacino del Mediterraneo il tema è particolarmente sensibile. Temperature elevate, periodi di siccità e crescente competizione tra usi civili, agricoli e industriali rendono più difficile sostenere progetti percepiti come energivori o idrovori. La sostenibilità non può quindi essere trattata soltanto come un adempimento di rendicontazione. Diventa una condizione per ottenere il consenso delle amministrazioni e delle comunità locali.
I nuovi progetti saranno valutati sempre più sulla base dell’efficienza energetica, delle tecnologie di raffreddamento, del recupero del calore, dell’impiego di acqua non potabile e dell’integrazione con le fonti rinnovabili. Anche la trasparenza avrà un ruolo decisivo. La mancanza di dati comprensibili sui consumi e sui benefici economici può alimentare opposizioni e rallentare le autorizzazioni.
Per gli operatori questo significa anticipare il confronto con i territori. Il dialogo non può iniziare quando il progetto è già definito. Deve accompagnare la scelta del sito, la progettazione e la valutazione degli impatti. In assenza di una strategia condivisa, anche un investimento tecnicamente valido può incontrare resistenze tali da comprometterne tempi e sostenibilità finanziaria.
Alle difficoltà energetiche e ambientali si aggiunge il problema delle risorse professionali. La totalità degli intervistati prevede un calo dell’offerta di personale qualificato nei successivi dodici mesi, nonostante una domanda in aumento. Il 100% del campione segnala quindi una pressione crescente sul mercato del lavoro, mentre il 91% continua a rilevare volatilità nella catena di approvvigionamento.
La carenza riguarda progettisti, tecnici elettrici, specialisti del raffreddamento, responsabili di cantiere e figure con esperienza nella gestione di infrastrutture critiche. Si tratta di competenze difficili da formare rapidamente, perché richiedono conoscenze multidisciplinari e capacità di operare in ambienti caratterizzati da elevati requisiti di continuità e sicurezza.
L’effetto più immediato è l’aumento dei costi. La concorrenza tra progetti per attrarre le stesse professionalità può allungare i tempi e ridurre la disponibilità di fornitori qualificati. Anche la difficoltà di reperire componenti, apparati elettrici e sistemi di raffreddamento può provocare ritardi, soprattutto quando la progettazione dipende da forniture con tempi di consegna molto lunghi.
Per il mercato italiano il tema delle competenze assume un valore industriale. La crescita dei data center può generare occupazione specializzata e nuove filiere, ma richiede programmi di formazione coordinati tra imprese, università, istituti tecnici e amministrazioni. Senza un’offerta adeguata di professionalità, una parte del valore economico rischia di essere assorbita da fornitori esteri o di tradursi in colli di bottiglia operativi.
Secondo Luca D’Alleva, Regional Director Southern Europe di Bcs Consultancy, “l’appetito per l’Intelligenza artificiale impone all’Italia un severo esame di realtà”. Il manager sottolinea che il data center non può più essere considerato un semplice asset immobiliare, ma deve essere trattato come un’infrastruttura energetica.
“Oggi, un terreno senza un accesso garantito alla rete o privo di un piano di sostenibilità idrica semplicemente non è investibile. Il vero vantaggio competitivo non è più trovare la domanda, ma garantire la messa a terra”, afferma D’Alleva, indicando nella pianificazione energetica, negli iter autorizzativi e nel dialogo con il territorio i tre elementi da allineare fin dall’avvio dei progetti.
Milano parte da una posizione di forza, grazie alla concentrazione di imprese, servizi digitali, operatori e infrastrutture di interconnessione. Tuttavia, la crescita non è automatica. L’aumento della domanda può tradursi in investimenti soltanto se la rete elettrica, le amministrazioni e le filiere industriali riescono a sostenere i tempi richiesti dal mercato.
Il report offre dunque una lettura meno lineare del boom dell’AI. La domanda è reale e può continuare a crescere, ma non elimina i vincoli fisici. Al contrario, li rende più evidenti. Energia, acqua, territorio e competenze tornano al centro di un settore spesso raccontato come immateriale.