Il decreto del governo Meloni, atteso al Colle, introduce l'obbligo di alfabetizzazione con multe fino a 1.000 euro. Ma la rete dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia) denuncia la carenza di insegnanti e spazi
Sono più di 31mila gli adulti in lista d’attesa nei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia), le scuole pubbliche chiamate ad accogliere anche i genitori stranieri che non parlano italiano e i cui figli incontrano difficoltà a scuola. Il dato, riportato da La Stampa e riferito all’anno scolastico 2025-2026, riguarda 119 dei 130 Cpia censiti. Un numero che evidenzia le problematicità che potrebbero accompagnare la nuova norma prevista dal decreto Scuola, attesa al Colle, ovvero l’obbligo per i genitori stranieri di frequentare gratuitamente un corso di alfabetizzazione, con una sanzione da 200 a mille euro per chi, dopo la segnalazione dei servizi sociali, si rifiuta di partecipare.
Il punto, secondo Emilio Porcaro, presidente della rete nazionale dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Ridap), è la capacità di accoglienza. «Abbiamo già un numero di domande che eccede la nostra capacità di accoglienza», spiega al quotidiano di Torino. L’introduzione dell’obbligo rischia quindi di aumentare ulteriormente la domanda senza un corrispondente aumento di docenti e spazi. «Accanto all’obbligo servirebbero misure per aumentare gli insegnanti. A costo zero – prosegue – la norma non può funzionare».
Nati nel 2012 come eredi dei Centri territoriali permanenti, i Cpia sono istituti rivolti agli adulti che intendono conseguire la licenza media o il diploma. Nel corso degli anni, però, l’insegnamento dell’italiano ha assunto un peso sempre maggiore nella loro attività. I 130 Centri presenti in Italia dispongono complessivamente di 936 sedi associate e accolgono anche minori stranieri non accompagnati e detenuti.
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Secondo il Monitoraggio nazionale dell’Istruzione degli adulti di Indire, gli iscritti complessivi ai Cpia e agli istituti superiori sono 524mila. Tra questi, 178.637 frequentano corsi di alfabetizzazione linguistica, mentre 64.312 seguono i percorsi di primo livello, finalizzati al conseguimento della licenza media. Le due categorie, sommate, raggiungono quota 242.949 iscritti. Ma, a fronte di una domanda in crescita, la rete deve fare i conti con la carenza di spazi e personale. «Le nostre aule sono sistemate in altre scuole. Non possiamo organizzare i corsi quando vogliamo», spiega ancora Porcaro.
Il problema delle liste d’attesa attraversa tutto il Paese. Nei 58 Cpia del Nord gli iscritti sono 144.017 e le persone rimaste fuori 18.210. Nel Centro, su 45.525 iscritti, gli esclusi sono 6.989. Al Sud sono 3.387 su 45.101 e nelle Isole 2.445 su 26.746. Le percentuali più alte di persone in lista d’attesa si registrano in Emilia-Romagna, Liguria e Toscana. «Ben 93 Cpia su 119, il 78,2% di chi ha risposto, hanno ricevuto più domande di iscrizione dei posti disponibili», spiega Porcaro.
E i docenti? In media ogni Cpia ha 60 docenti, distribuiti su più sedi, e deve rispondere a oltre 2.200 domande di iscrizione. Ancora più ridotto è il numero degli insegnanti specializzati. I docenti della classe di concorso A023, dedicata alla «Lingua italiana per discenti di lingua straniera», sono 354. «Ne servirebbe almeno il doppio», sostiene Porcaro. Le classi di alfabetizzazione vengono così spesso affidate anche a maestri e docenti di altre materie. La questione riguarda quindi non soltanto l’introduzione di un nuovo obbligo, ma la capacità concreta di garantire i corsi richiesti.
Sul fronte degli studenti stranieri, intanto, il decreto introduce anche un tetto del 30% nelle classi. Secondo i dati forniti da Valditara, oggi in Italia sono 34 mila le classi nelle quali la presenza di stranieri raggiunge il 30%. Il ministro ha però precisato che dal conteggio dovranno essere esclusi gli studenti stranieri che parlano bene italiano, quelli nati in Italia e quelli che hanno frequentato determinati percorsi scolastici nel Paese.
Uno studio del Laboratorio di politica sociale del Politecnico di Milano, basato sui dati del 2023 e ripreso dal Corriere della Sera, ha stimato in 26mila gli studenti stranieri non nati in Italia potenzialmente interessati dal provvedimento perché non hanno mai frequentato scuole italiane. Le classi da redistribuire sarebbero 155, con un numero complessivo di alunni da considerare in eccesso rispetto al tetto pari a 290: 120 alle elementari, 50 alle medie e 120 alle superiori. Numeri che, secondo lo studio, rappresentano una proiezione e presentano quindi un margine di approssimazione.
Il problema, però, si intreccia con quello già evidenziato dai Cpia. Mentre il governo introduce nuove regole per favorire l’integrazione linguistica e gestire la presenza degli studenti stranieri nelle classi, la rete delle scuole per adulti si trovava già a dover gestire decine di migliaia di richieste alle quali non riesce a dare risposta.
Foto copertina: PEXELS/ALEX DOS SANTOS