
Un momento felice di Chiara Poggi nel 2006, un anno prima della morte. In alto a destra, l’indagato Andrea Sempio
Garlasco (Pavia), 28 settembre 2026 – Il conto alla rovescia è arrivato alla fine. Scadono oggi i termini per le indagini preliminari della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco il 13 agosto 2007. La difesa dell’indagato Andrea Sempio attende la notifica di un secondo avviso di chiusura indagini (415bis) dopo quello già arrivato lo scorso 7 maggio.
Ben prima del termine delle indagini, come poi un successivo comunicato della Procura del 28 maggio ha reso noto in scadenza fissata al 28 settembre, gli inquirenti pavesi avevano infatti già chiuso una prima volta le indagini, salvo poi di fatto riaprirle.
Una mossa che era stata bollata da alcuni commentatori come una dimostrazione di debolezza delle prove, o meglio degli indizi, raccolti fino ad allora dalla Procura, che aveva però precisato in diverso modo la motivazione dei nuovi accertamenti. Nell’ultimo comunicato sul procedimento a firma del procuratore Fabio Napoleone, dello scorso 28 maggio, la premessa sono le “plurime consulenze tecniche” che la difesa dell’indagato Sempio ha prodotto nei 20 giorni dopo la discovery degli atti.

Da sinistra, Andrea Sempio, ora indagato per il delitto, Chiara Poggi, e Alberto Stasi, che per l’omicidio sta scontando la condanna
Oltre agli atti dell’incidente probatorio sulle analisi genetiche, avvenuto nel contraddittorio tra le parti e concluso con l’udienza del 18 dicembre scorso, la prima chiusura delle indagini aveva portato a conoscenza della difesa di Sempio, oltre che dei legali della famiglia Poggi e della difesa del già condannato Alberto Stasi, le consulenze tra cui la ricostruzione della scena del crimine con la nuova Bpa (Blood pattern analysis) firmata dal comandante del Ris di Cagliari Andrea Berti e quella invece medico-legale firmata da Cristina Cattaneo, con le ormai ben note ‘novità’ sull’orario della morte di Chiara posticipato a mezz’ora dopo la colazione, sulle ferite da difesa passiva e sull’attribuzione al nuovo indagato Sempio non solo dell’impronta palmare 33 sul muro delle scale ma anche della suola a pallini delle scarpe ritenute univocamente indossate dall’assassino.
Gli avvocati di Sempio Angela Taccia e Liborio Cataliotti il 25 maggio avevano depositato come controdeduzioni, oltre a una memoria difensiva sulle intercettazioni, 4 consulenze: una su Bpa e impronta 33, una medico-legale, una supplementare di natura genetica e una sulle impronte di scarpa, rispettivamente affidate ad Armando Palmegiani e Luigi Bisogno, al medico legale Sabino Pelosi, alla genetista Marina Baldi e a Giacomo De Angelis, esperto di produzione di scarpe.
La difesa di Sempio ha puntato molto a contestare l’attribuzione delle orme a pallini della scarpa, utilizzando le stesse misurazioni della consulente della Procura ma arrivando alla conclusione che per la larghezza il piede dell’indagato non entrerebbe in una scarpa con quella suola.
Sarebbero già state depositate le tre contro-consulenze disposte per replicare alle tesi della difesa di Sempio, affidate dalla Procura a Iuliano e Caprioli sulle orme delle scarpe, alla patologa forense Cattaneo per una nuova interpretazione delle sue misurazioni antropometriche e a Carlo Previderè su un approfondimento genetico.
Mancano certezze, invece, sulla nuova consulenza affidata allo psichiatra Roberto Catanesi con i tre quesiti sulla eventuale incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti, sul grado di imputabilità e sull’eventuale pericolosità sociale dell’indagato. Da indiscrezioni l’esperto incaricato potrebbe non aver concluso la relazione senza aver potuto incontrare Sempio, che ha rifiutato il colloquio come suo diritto, anche se l’incarico a maggio era stato affidato in base ad analisi su base documentale.
Tra gli atti che verranno portati a conoscenza delle parti con la discovery alla nuova chiusura delle indagini, anche le altre attività degli inquirenti tra cui quelle che hanno portato ultimamente a sentire personale del Ris di Parma, tra cui l’allora comandante Luciano Garofano, sulle analisi effettuate nel 2007, pare anche sul materiale genetico sui pedali della bici del poi condannato Alberto Stasi.