Intervista.
01 ottobre 2026 alle 00:11
Francesca Spanu presenta oggi a Cagliari il suo “esordio ripensato”Sette anni dopo il suo esordio, l’autrice sangavinese Francesca Spanu ha riscritto il suo romanzo attraverso lo sguardo e l’esperienza maturati negli anni: ora “Dentro la borsa”, con un finale rinnovato e pubblicato da Il Maestrale, è in libreria dal 30 settembre. Avvocata, impegnata a lungo con il centro antiviolenza Feminas, dal 2019 impegnata nel Festival Letterario del Monreale, dopo aver firmato il suo secondo libro “Il corpo sbagliato”, Francesca Spanu ha voluto riprendere in mano le vite di Cristina, specializzanda in ginecologia e ostetricia e obiettrice di coscienza, e Lidia, quarantenne che decide di interrompere una gravidanza inattesa. Due protagoniste diverse eppure destinate a unirsi in un momento che mette in crisi le certezze, lungo una vicenda che affronta temi intensi come il giudizio, la libertà di scelta, la maternità, il rapporto con il proprio corpo, l’amicizia, superando le reciproche fragilità.
Il suggerimento a guardare “Dentro la borsa” è oggi alle 18 alla Fondazione Sardegna, a Cagliari in via San Salvatore da Horta 2, per il Festival Éntula. Domani ci si sposta ad Assemini al Festival LeThèrario, mentre il 3 ottobre l’autrice presenterà il romanzo a San Gavino.
Sono stati i tempi che viviamo a convincerla a riproporre il suo romanzo o lo ha fatto per donare alle protagoniste una nuova strada?
«Ho un legame forte con questo romanzo. Sapevo che meritava una cura editoriale che non aveva potuto avere. Finalmente sono riuscita a dargliela, raccontando cosa è successo dopo il finale di sette anni fa. Desideravo che “Dentro la borsa” avesse le stesse opportunità di essere letto che ha “Il Corpo sbagliato”. Chi ha amato il primo ha avuto la possibilità di leggere il secondo, mentre chi ha letto “Il corpo sbagliato” finora non poteva leggere “Dentro la borsa” perché nel frattempo era diventato introvabile».
Che cosa è cambiato in lei come autrice?
«Francesca che ha scritto il romanzo nel 2026 è diversa da quella del 2019. Dal punto di vista della scrittura sono più consapevole, lontana dall’esordiente che sono stata. Non è un caso che l’epilogo abbia un registro e una voce differenti dalla prima parte. Sembrano pagine scritte da due persone diverse, e in fondo è così. Il secondo romanzo, le letture, il tempo, le perdite, il dolore, le delusioni e le nuove esperienze hanno determinato un cambiamento evidente. E tra le righe del romanzo si nota».
L’incontro tra due donne, due vite, due sguardi e un’osservazione di sé attraverso gli occhi dell’altra?
«Esatto. Lidia e Cristina, sono due donne apparentemente opposte. Ma è davvero così? Sette anni dopo, entrambe hanno i segni del tempo, degli errori, della vita».
“Dentro la borsa” (ri)nasce dalla volontà di raccontare una storia di amicizia e femminilità non stereotipata ma orgogliosamente consapevole e genuina?
«Il romanzo nasce dalla mia ossessione per raccontare l’essenza, le contraddizioni e la libertà della donna. La sorellanza e l’amicizia sono temi che non smetterò mai di narrare».
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