TREVISO La gita con l'amante durante l'orario di lavoro. Da una parte il cartellino timbrato, dall'altra l'assenza non giustificata, motivata solo dalla necessità di avere una scusa per la "scappatella". A due dei sei dipendenti Usl (tra cui un primario) finiti nella rete degli investigatori privati ingaggiati dai vertici dell'Usl nel 2025 è stato contestato anche questo.
È tutto contenuto nella relazione finale consegnata all'allora direttore generale Francesco Benazzi e ora custodita gelosamente dal responsabile dell'ufficio personale. Le indagini non sono state casuali, fatte a campione su tutto il personale come una sorta di Grande Fratello occulto. Ma mirate, su persone specifiche finite nel mirino della dirigenza per denunce interne, segnalazioni che parlavano di un uso improprio della struttura pubblica e che andavano approfondite.
E alcune di queste "soffiate" parlavano di camici bianchi che, durante l'orario di lavoro, si assentavano senza alcun motivo. I detective si sono messi sulle loro tracce e hanno scoperto un po' di tutto. In due casi le verifiche hanno fatto emergere delle "scappatelle" d'amore. Accertati i fatti, i dipendenti non sono stati ovviamente ripresi con dei provvedimenti disciplinari per le loro relazioni, ma per non aver rispettato quanto previsto dal contratto.
Oltre ad aver scoperto le fughe amorose, l'indagine interna ha avuto anche dei risvolti penali ben più seri. La decisione di affidarsi a degli investigatori privati, per una spesa di 130mila euro regolarmente messa a bilancio e giustificata con una delibera pubblica, è partita da un fatto ben specifico: i furti di medicinali dalla Farmacia dell'Ospedale. Un episodio già noto, su cui ci sono state anche indagini ufficiali.
Ma la direzione dell'Usl, per avere più materiale a disposizione, aveva dato mandato agli investigatori di approfondire. E anche in questo caso le indagini hanno prodotto risultati: due infermieri sono stati segnalati alla Procura come probabili responsabili del furto o, quanto meno, di appropriazione indebita di medicinali.
A quel punto, visto che alla fine dell'indagine il contratto con l'agenzia investigativa era ancora in corso, è stato deciso di affidare ai detective privati anche altri quattro casi, e solo questi, da approfondire e tutti emersi per segnalazioni interne. Da qui sono partite le indagini che per hanno portato a scoprire anche le "scappatelle" in orario di lavoro. Un'altra persona è stata invece richiamata "solo" per aver abusato della libera professione in orari in cui avrebbe dovuto occuparsi esclusivamente del suo ruolo di dipendente pubblico. Mentre l'ultima, la quarta di questo gruppetto vivisezionato dopo le denunce ai due accusati di aver trafugato medicinali, è risultata a posto.
Benazzi, dal canto suo, ribadisce la bontà delle decisioni prese: «In tutta questa indagine abbiamo provveduto a tenere sempre riservati i nomi dei diretti interessati. Anche se hanno sbagliato non è giusto che diventino di dominio pubblico. Io non dico nulla su quanto sta uscendo. Ma sono amareggiato per l'eco mediatico. E preciso una cosa fondamentale: sono state fatte indagini, puntuali, mirate su segnalazioni specifiche arrivate dall'interno dell'Usl per verificare il corretto utilizzo delle strutture e delle risorse pubbliche. Non sono state fatte indagini "di massa" o a campione, pratica che non mi appartiene proprio e non sono state acquisite informazioni su altri professionisti e tanto meno sui pazienti».