
Il post pubblicato da Alessandro Di Battista su Substack con la foto che lo ritrae con i medici cubani nell'ospedale de L'Avana

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Ha scelto il pubblico di Giovanni Floris a Dimartedì su La7 Alessandro Di Battista, per raccontare la sua condizione di salute. Collegato dal divano di casa sua, ha raccontato senza fronzoli, come suo stile, di avere un tumore al cervello. “Mi trovavo a Cuba per realizzare un reportage sulla condizione dei cubani. Ho avuto un edema molto grave causato da un tumore cerebrale”.
Una verità raccontata anche e soprattutto per placare le dietrologie e i complottismi che nelle ultime settimane erano spuntati con frequenza per denunciare uno “strano e preoccupante silenzio” sulle condizioni dell’attivista grillino, con tanto di parallelismi con il caso Litvinenko, l’antagonista russo avvelenato con il polonio. Niente speculazioni e nessuna intermediazione, perciò: ‘Dibba’ ci ha tenuto a intervenire di persona e raccontare la verità dalla sua viva voce.

Alessandro Di Battista in collegamento con la trasmissione Di Martedì, su La7
E con il suo stile, si diceva, perché ovviamente il racconto ha subito introdotto degli elementi sociali: “I medici del Gemelli di Roma mi hanno detto che i loro colleghi cubani hanno eseguito un’operazione raffinatissima pur potendo contare su strumentazioni e tecnologie vecchie di trent’anni”. Una scelta di fiducia, ha chiarito il politico, fatta scientemente (a proposito: “Ho scoperto dai giornali di essere stato in coma e invece non è vero”, ha chiarito), nonostante gli americani si fossero offerti di effettuare l’operazione e il governo italiano avesse offerto il loro aiuto per un immediato rientro in Italia. E a proposito: “L’opzione di un volo di Stato non è mai stata presa in considerazione, anche perché prima di partire avevo stipulato un’assicurazione sanitaria”, ha chiarito l’ex pentastellato.
L’opzione di un volo di Stato non è mai stata presa in considerazione
E i cubani? “Vivono senz’acqua e senza corrente per colpa di un embargo americano che si è fatto sempre più stringente. Io, Floris - ha sottolineato Di Battista - ho subito un’operazione raffinatissima in un ospedale che andava avanti senz’acqua e senza corrente”. E Dibba ha raccontato a quel punto della grande solidarietà dei cubani che, appresa la notizia dai loro tg, hanno fatto la spola fino al dodicesimo piano dell’ospedale con dei secchi d’acqua per permettergli di lavarsi.

Un frame dal videomessaggio di Alessandro Di Battista alla trasmissione de La7 DiMartedì
Ed ecco che il reportage da Cuba sulle condizioni del popolo cubano, alla fine Di Battista lo ha portato a casa lo stesso. Leggendo con le lenti della propria malattia la società e la realtà cubane per raccontarle in occidente. Nessuna voglia di candidarsi, ovviamente. Avevamo fatto tutti i passi giusti ma poi , “mi hanno asportato un tumore, e adesso mi devo curare, devo fare le terapie”. E sebbene “non sono uno di quelli che dice ‘ce la farò’, perché la retorica del ‘forza guerriero non mollare’ neanche mi piace così tanto, so però che devo fare le cure e devo condurre una vita il più sana possibile e avere un atteggiamento positivo”.
A non dover mollare sono i dottori, non io. Ma non credo che molleranno
La voce solo un po’ più incrinata e meno combattiva del solito. I capelli rasati e una cicatrice visibile in testa. Un sorriso un po’ più amaro. “A non dover mollare sono i dottori, non io. Ma non credo che molleranno”. La verità, adesso sotto gli occhi di tutti, ha scatenato un’immediata girandola di commenti e di solidarietà. C’è spazio per una critica ai tanti e accurati bollettini medici che in questo mese sono apparsi sui media a raccontare una cosa che non realtà non si conosceva. Un tumore, “malattia democratica perché colpisce tutti indiscriminatamente - ha detto l’ex parlamentare - e io sono tra quelli che hanno subito pensato ‘ma perché a me’. Ma è successo e cosa devo fare? Dovrò curarmi”. Giusto il tempo di uno sguardo e poi si volta pagina. Si passa a commentare il centrosinistra, le armi a Kiev, l'exploit di Vannacci. Si va avanti, come prima, come sempre.
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