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Dieci fori di proiettile sulla pinna dell’orca. A Gibilterra è battaglia fra cetacei e naviganti


Si chiama “La Nonna” e da 60 anni nuota vicino allo Stretto di Gibilterra. Ora sulla pinna dorsale dell’orca più anziana della zona sono apparsi dieci fori: colpi di pallottola compatibili con un fucile da caccia, secondo gli ecologisti dell’associazione WeWhale che ne seguono gli spostamenti.

Le relazioni tra gli esseri umani e le orche iberiche, una sottospecie minacciata con meno di 40 esemplari censiti che nuota sul lato Atlantico dello Stretto, si sono deteriorate negli ultimi anni. Le orche sono accusate di attaccare deliberatamente le barche a vela che navigano nella zona, colpendo soprattutto i timoni, mordendoli e facendo rollare gli scafi.

Spesso hanno attaccato in gruppi, anche per un paio d’ore di seguito. Nel 2022 hanno affondato due barche a vela, una a luglio e una a novembre. Una terza è stata trainata in porto l’anno successivo, dopo aver perso il timone.

Dal 2020 sono avvenuti 250 contatti fra cetacei e imbarcazioni da diporto. Un’orca che attacca una nave viene chiamata Gladis: il nome ha la stessa origine della parola gladiatore. Secondo WeWhale si contano 14 orche Gladis, ma fra loro non figura quella ferita oggi.

Leggenda vuole che una femmina chiamata Gladis Bianca, nipote de “La Nonna”, sia stata attaccata dall’uomo mentre era incinta e da allora sia diventata l’orca più accanita nello speronare le imbarcazioni. Anche lei sul dorso mostra diverse cicatrici

Le foto – scrive WeWhale su Instagram – mostrano che almeno due o tre proiettili hanno attraversato la pinna, mentre gli altri potrebbero essere rimasti all’interno. Sappiamo che queste ferite sono recenti. Avevamo fotografato l’orca poche settimane fa e la pinna era intatta”.

Toñi, un altro soprannome de “La Nonna” rischia ora un’infezione. Il Ministero dell’Ambiente ha avviato un’inchiesta per individuare i responsabili. Lo ha annunciato la viceministra spagnola Sara Aagesen. “E’ una specie vulnerabile e danneggiarla rappresenta un crimine grave”.

Nonostante il nome di “orche assassine”, questi cetacei fanno parte in realtà della famiglia dei delfini. Possono arrivare a 8 metri di lunghezza e pesare 6 tonnellate. "La pinna dorsale – spiega ancora WeWhale – è molto vascolarizzata ed è importante per la termoregolazione. Ferite di questo tipo possono causare infiammazioni e infezioni”.

“Qualunque cosa si possa pensare delle interazioni fra orche e imbarcazioni, sparare a questi animali non può mai essere una risposta accettabile”.