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Diego Abatantuono: «I figli? Passo la giornata a dire ca**ate per farli ridere. Quando ho fatto un po' di soldi ho fatto smettere i miei di lavorare»


«La vita è piena di piccole cose per cui dici: che sfiga, il traffico, il lavoro, la coda. Poi devi guardare dall’altra parte»: è questa la filosofia di vita di Diego Abatantuono, che a 71 anni e con decine di successi alle spalle, torna sul grande schermo dal 3 settembre con Il malloppo: una commedia crime diretta da Volfango De Biasi. Nel film interpreta un ex rapinatore diventato oste che, dopo vent’anni di carcere, si trova a dover gestire un vecchio complice, un bottino scomparso e un’inaspettata accusa di omicidio.

In un'intervista a Repubblica, il volto simbolo della commedia italiana ripercorre il proprio percorso professionale e personale, definito da una costante dialettica tra «micro sfighe e maxi fortune».

I primi passi (e i primi errori) 

Oggi tra i volti più amati del cinema nostrano, Abatantuono non nasconde le difficoltà incontrate agli esordi e le sviste nella gestione della propria carriera: «Ho iniziato giovane: ero ferrato sul cabaret, ma conoscevo poco il cinema e per nulla Roma. Nel primo periodo di euforia ho fatto dodici film in due anni e commesso errori. Pensavo di avere tanti soldi, scoprii che non mi avevano pagato le tasse, versato l’Iva e mi avevano sottratto un libretto al portatore che avevo con mia madre. Fu difficile».

Nonostante le brutte sorprese finanziarie, nel 1982 l'attore riesce ad acquistare una casa di campagna al confine tra Romagna e Marche per i suoi genitori: «Quando pensavo di essermi arricchito un po’, ho comprato la casa e ho fatto smettere di lavorare i miei genitori. All’inizio erano scettici, poi hanno fatto amicizia. Mio padre si appassionò all’orto. Aveva una grande manualità, ma ci andava sempre molto elegante. Gli regalai un maglione bellissimo e il giorno dopo lo vidi nell’orto con quel maglione. Si era adeguato perfettamente». Quella casa è diventata nel tempo un nido che ha accolto ben tre generazioni. 

L'importanza della famiglia

Il legame con i familiari rappresenta uno dei punti fermi della sua esistenza, una lezione che l'attore dice di aver imparato sul campo osservando e chicchierando con i grandi miti del cinema italiano: «La mia famiglia è il mio malloppo. Ho avuto la fortuna di frequentare i grandi attori di un’altra epoca, da Tognazzi a Gassman, e quando chiedevo loro quale rimpianto avessero, la risposta era quasi sempre: “Sono stato troppo poco con i miei figli”. Sentendo tutto questo ho cercato di organizzare la mia vita in modo diverso: scegliendo posti dove potessi stare con i miei figli, lavorando un po’ meno, cercando tempo per loro.

Arrivavo perfino a dire: “Invece di fare i compiti, giochiamo alla PlayStation, facciamo un torneo”. Se poi non prendevano il massimo a scuola andava bene lo stesso».

Una complicità che dura ancora oggi: «Passo la giornata a dire ca**ate e a sperare che i miei figli ridano. Loro sono il mio target. Poi arrivano gli amici e diciamo ca**ate insieme».

Incontri e occasioni nel cinema

Riflettendo sulla propria carriera, Abatantuono sottolinea quanto il caso e le relazioni umane abbiano condizionato le sue scelte, a partire dallo storico incontro con Pupi Avati per Regalo di Natale: «Pupi mi telefonò e mi propose il film. Poi mi raccontò che prima aveva chiamato Lino Banfi, che aveva rifiutato. Quindi fu un bel colpo di fortuna per me, e forse anche per Pupi, non so. Per dire quanto pesa il destino nel cinema».

Sul modo in cui sceglie progetti e collaborazioni, l'attore ribadisce l'importanza della sintonia personale, condivisa nel nuovo film anche con Max Angioni e il Mago Forest: «Non credo ai talenti da scoprire, ma alle persone con cui lavori bene. Il cinema per me è fatto di pelle: regista, attori, storia, dove vai a girare. Faccio un mestiere che amo, perché scegliere di soffrire?». Una filosofia che lo ha portato a collaborare con autentici maestri: «Pensai: lavorare con Comencini, già anziano, e con Gian Maria Volonté non mi capiterà più. Lo stesso con Scola, poi mio amico per tutta la vita».

Incidenti di percorso e passione green

Nemmeno un piccolo infortunio rimediato durante le riprese de Il malloppo ha scalfito la sua leggerezza d'animo: «Mi sono fatto male a una gamba. Per girarmi a salutare un fan sono inciampato. Ma faccio subito il calcolo di come sarebbe potuta andare peggio e mi tranquillizzo. Ho avuto grandi fortune. Certo, i miei genitori sono morti entrambi a settantatré anni, non è proprio una micro sfiga. [...] Ho avuto tanta fortuna nella vita, come potrei lamentarmi per una caduta?».

In chiusura, Abatantuono rivela una profonda attenzione per le tematiche ambientali, tanto che ancora oggi pianta continuamente nuovi alberi nella sua proprietà: «Continuo a piantarne, già grandi, perché trovo che sia una delle cose più sagge da fare in questo periodo. Nelle città bisogna piantare alberi veri: abbassano la temperatura, mangiano lo smog, fanno ombra. Farei una legge: per ogni certa quantità di metri costruiti, devi piantare un albero». 


Ultimo aggiornamento: venerdì 28 agosto 2026, 17:26

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