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Difterite, l'ondata no vax e il nodo del vaccino esavalente (che in Italia è sceso sotto il 95%)


Il vaccino avrebbe salvato la piccola di Palermo probabilmente morta di difterite? Il cuginetto, che a differenza della bambina di 4 anni era vaccinato, è stato ricoverato con sintomi analoghi ma le sue condizioni sono sotto controllo. Non rischia la vita. Le cosiddette evidenze, il dato di realtà, sono la migliore risposta ai pregiudizi. Primo tra tutti la leggenda che esista una correlazione tra i vaccini e l’autismo, smentita da un’accurata revisione dell’OMS di 31 studi pubblicati tra il 2010 e il 2025, ma alla quale purtroppo hanno dato credito i genitori della vittima.

Il salto all'indietro

L’inchiesta della magistratura stabilirà se la decisione di non sottoporre la figlia alla profilassi sia stata fatale, e certo il dolore devastante di padre e madre merita rispetto al di là del dibattito sin troppo infuocato tra Pro Vax e No Vax. Se il nesso causa-effetto verrà confermato, in Italia ci troveremmo di fronte alla prima morte per difterite dopo 35 anni, un salto all’indietro doloroso e mortificante alla luce dei progressi della medicina. Ci sono svariate ragioni per cui questa vicenda non debba essere archiviata come un mero fatto di cronaca. La prima riguarda le conseguenze della disinformazione, questo lungo crepuscolo della ragione che pietrifica le menti, diremmo di ogni ceto e livello culturale, e costringe la scienza a un estenuante sforzo di auto-legittimazione.

E così, mentre i nostri ricercatori sperimentano vaccini che potenzialmente, in un futuro che ci auguriamo non troppo lontano, saranno in grado di combattere i tumori, arranchiamo per raggiungere la soglia del 95% di copertura vaccinale che garantisce l’immunità di gregge per malattie che ci illudavamo di avere sconfitto. E che invece languono in qualche piega della nostra ignoranza, pronte a ripresentarsi. Se la voce degli scienziati, e i loro studi, non riescono a imporsi sulle fake news, la responsabilità è anche della politica, troppo spesso ambigua e reticente, in alcuni casi disposta a cavalcare le posizioni anti-scientifiche per calcolo elettorale.

No Vax

Ovviamente l’ondata No Vax non è un problema solo italiano. Negli Stati Uniti si è incistata nell’amministrazione Trump grazie alle discutibili teorie di Robert F. Kennedy jr, il segretario alla Salute: l’ultima trovata è la raccomandazione di scomporre il trivalente, con l’effetto di rendere più complicata la somministrazione e accreditare l’idea che un’iniezione unica sia pericolosa. In Europa, o meglio nella Regione europea dell’Oms, che comprende 53 nazioni, inclusa l’Asia centrale, più della metà dei Paesi non raggiunge il 95% della copertura per morbillo e DTP (difterite, tetano e pertosse) e quasi un Paese su tre resta sotto il 90%. Nel 2024 la Regione ha registrato oltre 125 mila casi di morbillo, il doppio rispetto al 2023 e il numero più alto dal 1997.

In Italia, dopo il Covid, l’esavalente - di cui fa parte il vaccino anti-difterite - è di nuovo sceso sotto la soglia del 95%. E la Sicilia, dove si è consumato il dramma della bambina, ha subito addirittura un tracollo: per i bambini nati nel 2022, il ciclo completo contro polio, difterite, tetano, pertosse ed epatite B è sceso all’85,13% contro il 94,46% nazionale. La prima dose per morbillo, parotite, rosolia e varicella è all’87,98% contro il 94,8% nazionale. I richiami a 5-6 anni non superano il 68% contro l’84% nazionale. Il quinto richiamo contro difterite, tetano e pertosse nei sedicenni è circa al 25% contro il 65,6% nazionale. Morale: chi nasce nell’isola ha meno protezione dei suoi connazionali e dunque più possibilità di ammalarsi (e morire). Un’altra evidenza che non riguarda soltanto il contesto culturale, la riluttanza della popolazione, ma anche la responsabilità delle istituzioni. I dati imporrebbero di verificare il funzionamento dell’anagrafe vaccinale, della chiamata attiva, del recupero degli inadempienti e dell’offerta dei servizi. E se siano state fatte campagne informative più convincenti della disinformazione. Si tratta, in ogni caso, di un fallimento collettivo e amministrativo, che imporrebbe una riflessione sullo stesso concetto di obbligatorietà. Esiste un limite alla potestà genitoriale quando mette a rischio la vita dei figli?

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