mala movida
Pubblicato il: 11/08/2026 – 20:07
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SANGINETO C’è una frase pronunciata anni fa da Rodolfo Rotundo che oggi, alla luce di quanto accaduto a Sangineto con l’omicidio di Antonio Perrotta, assume un peso diverso: «I pericoli sono ovunque». Rotundo, storico operatore del mondo della notte e titolare di una discoteca nel Catanzarese, lo disse nel marzo del 2022, dopo una sparatoria avvenuta all’interno del suo locale. In quell’occasione difese il lavoro svolto per garantire la sicurezza dei clienti, ricordando anche l’installazione dei metal detector e la collaborazione con gli investigatori attraverso la consegna delle immagini della videosorveglianza. Oggi quella riflessione torna inevitabilmente al centro del dibattito. Intervistato dal Tgr Calabria, Rotundo rilancia la proposta delle «ronde delle forze dell’ordine». Uno strumento necessario per sedare in tempo eventuali risse e possibili aggressioni. La vicenda di Antonio Perrotta impone una domanda che va oltre le responsabilità individuali: quanto sono realmente sicuri i luoghi della notte? «Una discoteca è un luogo di aggregazione, spesso con centinaia di persone, dove possono convivere divertimento, alcol e situazioni imprevedibili». I giovani, aggiunge Rotundo, «arrivano da noi già ubricachi, comprano una bottiglia di alcol fuori perché bere nei locali costa di più».
Dopo la sparatoria all’Atmosfera del 2022, Rotundo raccontò di avere investito sulla sicurezza proprio perché il problema, a suo giudizio, non poteva essere affrontato soltanto dopo che qualcosa era accaduto. Metal detector, videosorveglianza e collaborazione con le forze dell’ordine erano stati indicati come strumenti per cercare di prevenire e gestire situazioni di rischio. La notte, dunque, non deve essere criminalizzata. La realtà è più complessa: il pericolo è imprevedibile, ma la sicurezza non può esserlo. ([email protected])
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