
Dopo de Chirico a Palazzo dei Musei taglio del nastro per l’esposizione curata da Gabriel Bauret con la produzione di Silvana Editoriale "Un artista che nel ‘teatro della strada’ trovò una bellezza incantevole" .

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La portinaia del palazzo di Parigi accarezza il suo gatto bianco sul tavolo della cucina: sulla stufa a legna le pentole sono accatastate alla bell’e meglio, al muro è appeso il calendario con un santino, mentre da terra il cagnolino di casa guarda con impazienza e forse aspetta qualcosa da sgranocchiare. Una scenetta simpatica, intima, familiare. Semplicemente umana. "La visione di Robert Doisneau è sempre stata rivolta verso l’umanità, cercando di comprenderla nel profondo. Non era soltanto un testimone del mondo che lo circondava: nel suo sguardo empatico convivevano fascino e malinconia", spiega Gabriel Bauret, curatore della grande mostra sull’opera del fotografo francese (nato nel 1912 e scomparso nel 1994), aperta da oggi al 24 gennaio 2027 nelle nuove sale del Palazzo dei Musei, per iniziativa del Comune di Modena, con la produzione di Silvana Editoriale, il sostegno della Fondazione di Modena e il patrocinio del Resto del Carlino. Dall’immenso archivio di circa 450mila negativi, curato dalle due figlie del fotografo, sono stati selezionati 138 scatti straordinari in bianco e nero, proposti in stampe ai sali d’argento, nei quali la quotidianità emerge in tutta la sua irresistibile poesia. La poesia della gente. È come un viaggio attraverso la biografia del fotografo che per quattro anni lavorò con la Renault, conobbe e condivise la condizione operaia, fu testimone della Liberazione di Parigi, divenne amico di Jacques Prévert e Robert Giraud, e si divertì a scoprire e a ritrarre il piccolo grande mondo che lo circondava, fra Parigi e la sua banlieue. E nel ‘teatro della strada’ trovò una bellezza incantevole. "Adoro l’intelligenza, la profondità di Doisneau, la sua umanità", disse di lui l’amico Henri Cartier - Bresson, come lui paladino della fotografia umanista.
La mostra è organizzata per sezioni tematiche, a partire da quella dedicata ai bambini, i primi soggetti di Doisneau che – almeno agli esordi, già dalla metà degli anni ‘30 – era talmente timido da non riuscire ad approcciare i suoi soggetti: dei più piccoli amava la spontaneità, i giochi, le risate. Poi ci sono gli sguardi su Parigi occupata e liberata, il dopoguerra e i sobborghi, per arrivare a quella strada che è rimasta sempre la prima fonte d’ispirazione. "Quando abbracciò la fotografia professionistica, Doisneau mantenne sempre una sua regola: durante la settimana si occupava delle fotografie su commissione, la domenica andava in giro liberamente", aggiunge Bauret. E sulla strada sono nati i suoi capolavori, come il celeberrimo "Bacio davanti all’Hotel del Ville" del 1950 e "Il fox terrier sul Pont des Arts" del 1953, immagini decisamente magnetiche. "Amo la gente per le sue imperfezioni. Mi sento a mio agio fra le persone comuni", ripeteva Doisneau. Nelle varie sezioni della mostra incontriamo dunque sguardi di donne, le atmosfere dei bistrot, gli angoli delle portinerie parigine, ma anche i volti di tanti artisti famosi che il fotografo seppe ritrarre con maestria: Pablo Picasso, Jean Dubuffet, Alberto Giacometti nel suo atelier, il poeta Prévert con una suora in Rue Lhomond. E ogni fotografia di Doisneau – fa notare il curatore – è come un racconto aperto. Guardate bene lo scatto del fox terrier che vi accoglie, in gigantografia, all’ingresso delle sale: solo in apparenza il pittore che il passante osserva incuriosito sta dipingendo la Senna, ma in realtà sulla sua tela c’è una figura di donna nuda. La strada è davvero piena di sorprese.
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