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Doppio sit-in al Lab Aq16. Fd’I: "Parassiti e abusivi". Gli attivisti contro Meloni. Volano offese, senza danni


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Una ventina di politici di centrodestra contro i 150 a sostegno del centro sociale. Il cuore della questione è lo sgombero dell’edificio, occupato da trent’anni.

Una ventina di politici di centrodestra contro i 150 a sostegno del centro sociale. Il cuore della questione è lo sgombero dell’edificio, occupato da trent’anni.

Una ventina di politici di centrodestra contro i 150 a sostegno del centro sociale. Il cuore della questione è lo sgombero dell’edificio, occupato da trent’anni.

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di Giulia Beneventi

È finito a suon di offese, ma senza disordini, il sit-in indetto ieri (nel 25esimo anniversario della morte di Carlo Giuliani al G8 di Genova, ndr) da Fratelli d’Italia davanti al Laboratorio Aq16 per chiederne lo sgombero, con il contro-presidio difensivo dei membri attivi e affezionati del centro sociale di via Fratelli Manfredi. Venti meloniani da una parte e circa 150 attivisti dall’altra, tra cui anche il segretario provinciale della Fiom Cgil Simone Vecchi, la consigliera di amministrazione di Acer Federica Zambelli, il consigliere regionale di Avs Paolo Burani, il suo omologo in Consiglio comunale Alessandro Miglioli. Al centro del parcheggio, chiuso al traffico per permettere la manifestazione, uno schieramento di polizia di Stato e Digos, carabinieri e polizia locale.

"Abusivi, nullafacenti, parassiti" sono solo alcuni degli appellativi urlati al megafono dai politici di centrodestra, a cui l’altra parte della barricata ha risposto con attacchi al governo Meloni e ’Bella Ciao’ trasmessa a volume altissimo dalle casse. Dunque, la provocazione di Fd’I: "L’avete pagata almeno la Siae?". Il tutto è iniziato poco prima delle 11 e si è concluso una quarantina di minuti dopo, con Fd’I che lascia il campo al grido di: "Noi dobbiamo andare a lavorare, a differenza vostra".

A inizio 2026 i consiglieri comunali e regionali di Fratelli d’Italia hanno presentato interrogazioni e richieste di accesso agli atti, per verificare la regolarità dello stabile, occupato ormai da trent’anni. Nei mesi seguenti è iniziata una interlocuzione tra Aq16 e il Comune per regolarizzare il centro sociale.

"Toglietevi i passamontagna, pagate le tasse e restituite i soldi ai reggiani" tuona il consigliere regionale Fd’I, Alessandro Aragona. E ancora, riguardo la cifra che servirebbe per sistemare strutturalmente lo stabile (oltre un milione di euro): "Fate una colletta o a voi rivoluzionari da salotto i soldi ve li dà il paparino?". A un certo punto parte anche il coro ’Chi non salta comunista è’. Chiamati in causa anche Federica Zambelli ("Ha aiutato il sindaco a vincere le elezioni ed è stata premiata, ma cosa fa in Acer?") e Davide Prandi ("Assessore, dove sei?"). Non meno infuocate le repliche: "Via la Fiamma Tricolore dalla città. Via da casa nostra", dicono da Aq16, che hanno letto la data del flash mob dell’opposizione come una vera e propria provocazione. Sotto accusa l’attuale governo "autoritario e reazionario".

Quella delle oltre 150 persone di tutte le età, che in una mattina di un giorno feriale hanno presenziato davanti al centro sociale, secondo il portavoce di Aq16 Francesco Paone è "una risposta straordinaria della città", di fronte all’iniziativa di Fd’I "che si comporta come una banda di strada". Aq16 è pronto "a fare tutto quello che è necessario", chiosa, per proseguire nell’interlocuzione con il Comune e arrivare a una regolarizzazione dello stabile. Lo stesso edificio, per il capogruppo Fd’I in consiglio comunale Cristian Paglialonga, è "un luogo totalmente fuori da ogni regola prevista dallo Stato, senza le minime norme igienico-sanitarie e di sicurezza".

Nel mirino anche il nuovo murale realizzato sul capannone, dedicato all’attivista Sara Marzolino, scomparsa a 22 anni travolta da un’auto a Genova nel maggio del 2025. Nella lettera inviata dal Comune a Paone a inizio maggio si legge infatti che "la scritta Laboratorio Aq16 non può essere autorizzata". Nonostante ciò "è stata realizzata", attacca Paglialonga: "È una piccola violazione, ma dimostra che queste persone disattendono ogni forma di regola".

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