
Claudio Durigon, 54 anni, vicesegretario della Lega, sottosegretario al Lavoro
Roma, 10 settembre 2026 – Quota 64 sarà il nuovo cavallo di battaglia della Lega per la prossima manovra economica?
"Oggi il canale di uscita a 64 anni con il sistema contributivo riguarda sostanzialmente chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi – spiega Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro con delega alle politiche previdenziali e vicesegretario della Lega –. La nostra proposta è estenderlo anche a chi rientra nel sistema misto, cioè ai lavoratori con contributi precedenti al 1996. Deve essere una scelta libera: chi vuole può restare al lavoro, chi preferisce uscire prima può farlo accettando il calcolo contributivo della pensione. Secondo le stime dell’Inps la platea interessata potrebbe essere di circa 79-80 mila persone”.
Ma anticipare l’uscita significa anche prendere una pensione più bassa? Si parla del 10% in meno?
"È evidente che se si lavora meno e si versano meno contributi l’assegno sarà inferiore rispetto a quello che si avrebbe aspettando qualche anno. Ma non parlerei di una penalizzazione: è la conseguenza del sistema contributivo. Più a lungo si lavora, più contributi si versano e più alta sarà la pensione. La cosa importante è lasciare al lavoratore la libertà di scegliere”.
Quanto costerebbe l’operazione?
"Pensiamo a una sperimentazione di tre anni. L’impatto stimato è di circa un miliardo e mezzo l’anno, quindi complessivamente nell’ordine dei 5-6 miliardi. Credo però che sia un’operazione capace anche di dare respiro al mercato del lavoro e favorire il ricambio generazionale”.
Il ministro dell’Economia Giorgetti è d’accordo?
“Da parte di Giorgetti c’è un’apertura. È una proposta seria che la Lega porta avanti e tecnicamente l’uscita anticipata a 64 anni è possibile. Quanto alla sostenibilità, oggi abbiamo circa 326 miliardi di spesa previdenziale e 296 miliardi di entrate, che rappresentano un record storico anche grazie alla crescita dell’occupazione. Ma bisogna considerare che la spesa è calcolata al lordo: circa 76 miliardi tornano allo Stato attraverso il fisco. Se si tiene conto anche di questo elemento, il sistema pensionistico italiano ha una sostenibilità forte”.
Quindi, i conti non sarebbero a rischio?
"Sì. E credo che questa maggiore flessibilità possa aiutare anche le imprese, favorendo l’ingresso di giovani lavoratori al posto di chi sceglie di uscire. In una fase nella quale stanno cambiando profondamente organizzazione del lavoro e tecnologie, anche per effetto dell’intelligenza artificiale, il ricambio generazionale diventa importante”.
A proposito di giovani: la flat tax al 5% come dovrebbe funzionare?
"La nostra proposta è una tassazione al 5% per i giovani che entrano nel mondo del lavoro, per cinque anni. L’obiettivo è dare loro un reddito più alto, incentivare l’occupazione e soprattutto convincerli a restare in Italia. Abbiamo investito molto nella loro formazione e poi troppo spesso li vediamo andare all’estero. Questa misura dovrebbe valere anche per chi decide di tornare nel nostro Paese. Deve essere uno strumento per sostenere l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e accompagnare il ricambio generazionale”.
Riuscirete anche a portare a 100 mila euro il tetto della flat tax?
"È uno dei temi che saranno affrontati nella costruzione della manovra”.
Sul tavolo c’è poi il fondo pensione per i neonati, il cosiddetto "libretto previdenziale dalla nascita”. Come dovrebbe funzionare e quanto costerebbe?
“È un’idea interessante perché, con un sistema contributivo ormai prevalente, dobbiamo rafforzare la previdenza complementare. Iniziare a costruirla fin dalla nascita può avere senso, soprattutto pensando al rischio che in futuro vi siano pensioni troppo basse. È una proposta che stiamo valutando e sulla quale bisogna ancora definire modalità e coperture”.
Riuscirete a evitare l’aumento automatico dell’età pensionabile previsto dal 2027?
"Credo che introducendo una vera valvola di flessibilità, come quella dell’uscita a 64 anni, si possa evitare di creare ulteriori rigidità. La filosofia deve essere quella di consentire alle persone di scegliere quando andare in pensione, naturalmente sulla base dei contributi versati e delle regole del sistema contributivo”.