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E’ in corso sino a domani all'Elfo Puccini di Milano l’Hystrio Festival, che da cinque anni mette in luce i giovani talenti della scena under 35 e dà spazio ai lavori delle compagnie indipendenti che vedremo nelle sale - BeBeez


“Tecniche di lavoro di gruppo” – foto Luca. A. D’Agostino

Al Teatro Elfo Puccini di Milano giunge alla quinta edizione Hystrio Festival, importante vetrina per la drammaturgia under 35 che mette a confronto e fa conoscere giovani talenti della scena, futura linfa vitale del nostro teatro. Lo dirige, al pari dell’omonima rivista trimestrale, la giornalista e critica Claudia Cannella che, supportata da uno staff di 50 collaboratrici e collaboratori, ha messo a punto un articolato programma che sino a questa sera, come le precedenti, prevede ben due spettacoli e una lettura scenica, mentre domani sarà il giorno della consegna dei numerosi premi assegnati dai critici e dal pubblico. “Abbiamo voluto dare al Festival”, ha precisato la direttrice, “un’identità ben precisa: quella di proporre una selezione dei migliori esiti della scena indipendente. Grazie al lavoro di un anno  di scouting si scelgono i 10 migliori spettacoli  proposti da giovani compagnie indipendenti che coprono diversi generi, dal teatro di parola a quello di figura e musicale e alla riscrittura dei classici, garantendo una pluralità di voci. Ci sono inoltre 5 letture sceniche a cura di Tindaro Granata e Renato Gabrielli, senza dimenticare le partnership storiche come quella con il Premio Scenario e infine i nostri sei premi.”

In anteprima sveliamo dunque chi sono i vincitori. L’attore Vinicio Marchioni si aggiudica il premio per l’interpretazione, Federico Bellini quello per la drammaturgia, alla compagnia Factory Transadriatica va il Premio Hystrio-Altre-Muse, Alice Sinigaglia vince l’Hystrio-Iceberg per gli emergenti e Marta Ciappina l’Hystrio Corpo-a-Corpo per la danza; Tre sorelle-Nevica che senso ha, riscrittura da Cechov e regia di Liv Ferracchiati, il premio Hystrio-Twister assegnato dal pubblico; a Un bambino, testo di Marco Trotta, va il premio Hystrio-Scritture-di-Scena e ai giovani performer Marta Malvestiti e Andrea Ibba Monni il premio Mariangela Melato.

“Hamlet in Purple” – foto Dietrich Steinmetz

Il programma di oggi prevede, nell’ordine, alle ore 19 Tecniche di lavoro di gruppo-appunti per uno schiuma party (sarà al Teatro Fontana di Milano il 9 giugno), drammaturgia di Piero Cerchiello, anche protagonista del monologo diretto da Ariele Celeste Soresina. E’ il racconto di un laboratorio teatrale, dai primi passi al saggio finale, condotto da un giovane attore che si trova davanti 23 ragazzi non particolarmente motivati. A seguire, alle 21, Hamlet in Purple, dall’Amleto di Shakespeare, di cui Valentino Mannias (in scena con il musicista Luca Spanu) cura traduzione, drammaturgia e regia. Marionette e musica dal vivo fanno da contorno a un principe Amleto sospeso tra dovere e desiderio, metafora dell’attore e del teatro stesso. Viola è il colore del lutto ma può anche diventare simbolo di resistenza e speranza. Alle 22, a conclusione della serata, la lettura scenica curata da Tindaro Granata di Tecnica di concimazione umana, testo di Samuele Finocchiaro. Si racconta la storia di Orvan, uomo comune incapace di assumersi la responsabilità delle proprie azioni: un matrimonio finito, l’imminente paternità e una serie di scelte mancate lo conducono a una deriva che culminerà in un gravissimo incidente. Segue il consueto dibattito tra l’autore, gli attori e il pubblico.

“Infinita bellezza” – foto Ivan D’Ali

Domani alle 18 l’ultimo spettacolo in cartellone è la mise en espace di Un bambino, testo di Marco Trotta con la regia di Claudio Autelli. Ignazio, 35 anni, vive nel passato e nella frustrazione del presente: ha problemi con il lavoro e si rifugia nell’illusione delle slot machines. Un giorno nell’androne del suo palazzo trova un bambino di pochi mesi in carrozzina, abbandonato dalla madre: prendendosi cura di lui, comincerà a farlo anche per sé. A seguire alle 21, come annunciato, la serata finale a ingresso libero con premiazioni, ospiti e sorprese.

Ricordiamo ora alcuni dei lavori in programma nei giorni scorsi. Infinita bellezza (all’Elfo Puccini dal 15 al 18 giugno 2027), testo vincitore del Premio Scenario 2025, regia e drammaturgia di Claudia Manuelli, anche in scena con Marcos Piacentini, è il titolo di un libretto a cui bisognerebbe ubbidire: in realtà alimenta l’illusione del controllo e si rivela manipolatore. Sulla scena i corpi mostrano identità spesso ridotte a stereotipi di genere o etnia. S.P. 33, drammaturgia e regia di Giulia Bartolini, con Federica Astrei, Grazia Capraro e Giulia Trippetta, racconta di Mary che torna in un paese abitato da sole 515 persone tra le quali le sue due sorelle che non l’aspettavano più. In una scena con solo tre sedie e un microfono, i personaggi fanno a gara a trasformare il rapporto familiare in un ambito metafisico, evocando atmosfere alla Stephen King, per poi spaziare ai drammi di Cechov, sino al Purgatorio dantesco.

“Io sono verticale” – foto Paolo Minnielli

Federica Astrei (premio Ubu 2025 quale miglio attrice) è anche la protagonista del suo monologo Io sono verticale (all’Elfo Puccini dal 24 al 29 novembre). Sembra uno spettacolo sulla depressione ma non lo è: in realtà prova a far sentire cosa significa un dolore che non ha parole e proprio per questo diventa tomba e culla allo stesso tempo. Il titolo è preso da un verso della poetessa inglese Sylvia Plath, morta suicida, e contiene l’ossimoro su cui si regge l’impianto della pièce: la verticalità come obbligo di stare in piedi, l’orizzontalità come desiderio di lasciarsi andare. In scena all’inizio l’attrice è seduta su una sedia e parla in un microfono che scende dall’alto: il movimento non è nello spazio ma nella modulazione della voce e del ritmo. Poi il microfono si abbassa man mano sino a costringerla a sdraiarsi a terra: è questa postura orizzontale che richiama la figura di Lazzaro, il resuscitato dei Vangeli, che qui però non vuole alzarsi. Lazzaro rappresenta un archetipo: è sia vivo che morto, quello che viene richiamato alla vita quando non ne ha più la forza. Il sepolcro diventa metafora della depressione: un luogo chiuso e silenzioso in cui il dolore diventa rifugio. Per l’originalità del testo e l’eccellente interpretazione, uno spettacolo da non perdere.

“Mine-Haha” – foto Andrea Macchia

Mine-Haha, ovvero dell’educazione fisica delle fanciulle (al Teatro della Tosse di Genova dal 9 all’11 aprile 2027; al Morlacchi di Perugia il 13 e 14 aprile; allo Spazio Diamante di Roma dal 15 al 18 aprile; e alla Sala della Repubblica di Pesaro il 20 e 21 aprile), tratto dall’omonomo racconto di Frank Wedekind del 1903, è un progetto di Marco Casucci e Matilde Bernardi anche protagonista del monologo, visto all’ultimo Ginesio Fest (si veda altro articolo di BeBeez). Il titolo, ripreso dalla lingua dei nativi americani, significa “acqua ridente” e la trama racconta gli anni dall’infanzia all’adolescenza di Helene Engel. La si immagina in un misterioso parco di un collegio dove lei e altre fanciulle vengono educate esclusivamente alla cura e perfezione del corpo attraverso ginnastica, danza, musica e canto, ma così facendo viene totalmente azzerato il loro sviluppo intellettuale e spirituale a favore di un’armonia puramente fisica. In un’efficace performance l’attrice, coadiuvata da una voce fuori campo e da proiezioni video che fungono da didascalie, si produce prima con mimica da bambina in movimenti plastici poi si trasforma indossando una maschera in lattice e infine rimane pudicamente nuda.

San Ginesio è il borgo marchigiano sede del Ginesio Fest, ma è anche un martire cristiano, diventato poi santo protettore  degli attori: a lui è dedicato il lavoro di Alessandro Paschitto (suoi il testo e la regia) Vita di San Ginesio che vede in scena Mattia Lauro, Raimonda Meraviglia e Francesco Roccasecca. Attore e mimo nella Roma del 300 d.C., venne torturato e ucciso appena convertitosi al cristianesimo: la sua biografia “non autorizzata” si arricchisce delle musiche di Renato Grieco.

a cura di Mario Cervio Gualersi