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È morto Diomede Barchiesi, il papà finito in coma per aver difeso il figlio: la lite e un pugno in faccia di un 18enne


Fine delle speranze. È morto Diomede Barchiesi, il 50enne di Lanciano, in provincia di Chieti, ricoverato in rianimazione dopo essere intervenuto per difendere il figlio di 18 anni durante una lite con altri ragazzi sul lungomare di Fossacesia. L'uomo era stato colpito da un pugno sferrato da un altro 18enne, nella notte tra il 9 e il 10 agosto, e aveva riportato gravissime lesioni cerebrali.

Le sue condizioni erano apparse disperate fin dai primi momenti. Nella mattinata di oggi, dopo la diagnosi di morte encefalica, è iniziato il periodo di osservazione previsto dalla procedura. Al termine degli accertamenti, è stato ufficialmente certificato il decesso. La notizia è stata comunicata nel tardo pomeriggio di oggi dalla Asl di Pescara. "In riferimento al paziente ricoverato presso la rianimazione dell'ospedale di Pescara a seguito del grave trauma riportato nell'episodio avvenuto a Fossacesia, si comunica che si è concluso il periodo di osservazione previsto per l'accertamento della morte cerebrale e che il collegio medico ha dichiarato il decesso del paziente", ha dichiarato la Asl in una nota.

La lite sul lungomare di Fossacesia

La tragedia è avvenuta al termine di una lite tra giovani. Diomede Barchiesi sarebbe intervenuto quando il figlio è stato coinvolto nella discussione con altri ragazzi, venendo poi raggiunto da un pugno alla mandibola che gli ha provocato le lesioni rivelatesi fatali. La dinamica esatta dell'aggressione è ora al vaglio degli inquirenti. Dopo essere caduto, l'uomo è stato soccorso e trasferito all'ospedale di Pescara. Lì è stato sottoposto a un intervento neurochirurgico, ma le lesioni cerebrali riportate erano già apparse molto gravi e, nonostante le cure, le sue condizioni non sono migliorate.

Dopo diversi accertamenti clinici e strumentali, la Asl aveva comunicato in mattinata che era iniziato "il periodo di osservazione previsto per l'accertamento della morte cerebrale". Il periodo di osservazione serviva a verificare, attraverso una serie di accertamenti, che la perdita delle funzioni cerebrali fosse totale e irreversibile.

Il commento dei legali del 18enne

Gli avvocati del 18enne hanno chiesto di evitare quello che definiscono un "insostenibile clima di colpevolizzazione preventiva". E in un video congiunto hanno espresso la propria vicinanza a Barchiesi e alla sua famiglia: "Il nostro unico pensiero e la nostra speranza vanno a chi, in questo momento, sta lottando per la vita. Ci auguriamo con tutto il cuore che possa tornare al più presto all’affetto dei suoi cari. Questa è una tragedia che vede due famiglie totalmente distrutte e annientate", hanno detto.

Chi era la vittima

Diomede Barchiesi era un dipendente Stellantis di Atessa, ma era originario di Altino, in provincia di Chieti. Era conosciuto come una persona buona e mite, oltre che per la sua passione per il ciclismo. Intanto proseguono intanto le indagini dei carabinieri che dopo il fatto avevano aperto un fascicolo per il reato di lesioni aggravate. Il lavoro delle autorità, per ricostruire la dinamica e individuare i responsabili, è coordinato dalla Procura di Lanciano e dalla pm Elena Belvederesi.