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La desertificazione bancaria svuota i territori, non solo le filiali


Nuovo look per la filiale di Legnano Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate

«La desertificazione bancaria non riguarda soltanto gli sportelli che chiudono. Riguarda i territori che perdono servizi, relazioni e opportunità di sviluppo». È questo il messaggio lanciato dal direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti, nel corso dell’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo del Senato. Un tema che va ben oltre la razionalizzazione delle reti distributive degli istituti di credito perché al centro c’è la tenuta economica e sociale delle comunità, soprattutto quelle dei piccoli comuni e delle aree interne, dove la presenza di una banca continua a rappresentare un presidio essenziale per famiglie, imprese e amministrazioni locali.

LA MAPPA DELLA DESERTIFICAZIONE

La fotografia del sistema bancario italiano restituisce infatti l’immagine di una rete sempre più rarefatta. Alla fine del 2014 gli sportelli operativi erano oltre 30.700 scesi a dicembre 2025 a poco più di 19.100, con una contrazione del 37,7%. Nello stesso periodo è cresciuto il numero dei comuni completamente privi di una banca, arrivati a 3.457, il 44% del totale nazionale.
Un fenomeno che interessa soprattutto i centri minori e che rischia di ampliare il divario tra aree urbane e periferiche nell’accesso ai servizi finanziari. Una tendenza confermata anche dalle analisi territoriali. Lo studio realizzato da VareseNews sulla provincia di Varese evidenzia come, nell’arco di dieci anni, i comuni serviti da almeno uno sportello siano passati da 96 a 66, mentre le filiali sono diminuite da 425 a 247. Nello stesso periodo il settore bancario ha perso oltre mille addetti. Un’evoluzione che riflette le profonde trasformazioni dell’industria del credito, tra fusioni, concentrazioni e crescente digitalizzazione dei servizi.

IL MODELLO DEL CREDITO COOPERATIVO

In questo contesto le banche di credito cooperativo rappresentano un’eccezione. Non tanto perché siano rimaste estranee ai cambiamenti del settore, quanto perché hanno continuato a investire nella presenza territoriale. Oggi le Bcc contano 4.100 sportelli, pari al 21,5% della rete bancaria nazionale, una quota in costante crescita rispetto al 15% registrato nel 2016.
In centinaia di comuni costituiscono l’unico presidio bancario rimasto, garantendo continuità nell’accesso ai servizi finanziari e al credito. Augusto Dell’Erba presidente di Federcasse ha usato precise parole definendo le Bcc come «una vera e propria infrastruttura istituzionale dei territori». Una presenza che non si misura soltanto nel numero delle filiali, ma nella capacità di costruire relazioni con famiglie e imprese, accompagnarne i progetti di investimento e sostenere l’economia reale anche nelle fasi più complesse.

I NUMERI DELLA CONTROTENDENZA

I dati illustrati durante l’audizione confermano questa impostazione. Tra il 2016 e il 2025, mentre gli impieghi dell’industria bancaria si sono ridotti del 6%, quelli delle Bcc sono cresciuti del 9%, superando i 145 miliardi di euro. Il credito cooperativo detiene inoltre quote di mercato particolarmente significative nei comparti dell’artigianato, dell’agricoltura, del turismo e della piccola manifattura, settori che costituiscono l’ossatura del tessuto produttivo italiano. Parallelamente è migliorata anche la qualità del credito, con una forte riduzione dell’incidenza dei crediti deteriorati e un rafforzamento degli indicatori patrimoniali.

SOLIDITÀ DEL CREDITO COOPERATIVO

A fine 2025 i fondi propri delle BCC ammontano a 28,8 miliardi di euro, +47 per cento nell’ultimo decennio, e sono costituiti per oltre il 98 per cento da capitale primario di classe 1 (80,2 per cento in media per l’industria bancaria). Alla fine del 2025 il CET1 ratio (Common Equity Tier 1 Ratio è il principale indice di solidità patrimoniale di una banca) raggiunge il 30,3 per cento (15,7 per cento in media per l’industria bancaria). Infine, secondo la relazione dei vertici di Federcasse, «la crescente capacità delle BCC di generare utili nell’ultimo decennio mostra che il modello della banca locale mutualistica, declinato nelle nuove forme organizzative stabilite dalla riforma del 2016 e dai successivi adattamenti, si conferma non solo efficace ma anche efficiente».

NON SOLO CREDITO, MA COESIONE SOCIALE

Per Federcasse il contrasto alla desertificazione bancaria si intreccia con quello allo spopolamento dei territori. Mantenere servizi finanziari di prossimità significa favorire investimenti, sostenere l’occupazione, agevolare l’accesso alla prima casa per i giovani e rafforzare la competitività delle economie locali. Da qui le sei direttrici sulle quali il sistema del Credito Cooperativo intende continuare a investire: sostegno alle imprese, mutui alle famiglie, welfare, educazione finanziaria, collaborazione con i Comuni e politiche del lavoro attente alla conciliazione tra vita professionale e familiare.

LA SFIDA DEL FUTURO

L’audizione è stata anche l’occasione per rilanciare la richiesta di una regolamentazione europea maggiormente ispirata al principio di proporzionalità, capace di riconoscere le peculiarità delle banche cooperative e mutualistiche senza compromettere gli obiettivi di stabilità del sistema. Federcasse ha chiarito bene quest’ultima richiesta che non punta a ottenere trattamenti di favore, ma a valorizzare un modello bancario che continua a dimostrare solidità patrimoniale, capacità di sostenere l’economia reale e forte radicamento nelle comunità.

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