Quattro anni positivi o negativi? Su questo interrogativo infuria la polemica dopo il rientro dalle ferie. Il 4 settembre, cioè adesso, il governo di Giorgia Meloni diventerà il più longevo della Repubblica italiana: 1412 giorni a Palazzo Chigi, fra mille gioie e mille problemi. Ci sarà una grande festa a Bari organizzata dal partito della premier.
Già oggi, bello in vista, a pochi metri dal mare un grande cartello annuncia: “Governo più stabile, Italia più forte.” È così? Non c’è dubbio che in questo lungo periodo, qualche buon risultato la destra lo abbia ottenuto. La disoccupazione è diminuita, il lavoro femminile a tempo pieno è aumentato, gli sbarchi dei migranti si sono ridotti in maniera considerevole.
In Europa questi meriti vengono riconosciuti alla Meloni, tanto è vero che pochissimi giorni fa il Financial Times, un autorevole giornale inglese, ha riconosciuto che “l’economia italiana è diventata un fiore all’occhiello dei mercati.” Infatti, molti investitori stanno vendendo, ad esempio, i titoli francesi per comprare i nostri Buoni del Tesoro.
Se ascolti gli esponenti dell’opposizione, il ritornello è completamente diverso: “Sono stati buttati dalla finestra i principali problemi che assillano il Paese”, si legge su un quotidiano che giornalmente si scaglia contro la premier senza un attimo di respiro. L’elenco delle mancanze non cambia, è sempre lo stesso: l’inflazione che rende difficile pure la spesa al mercato, la scuola, il salario minimo, la sicurezza.
Però su quest’ultimo argomento, il ministro Matteo Piantedosi, il giorno di Ferragosto, ha elencato una serie di cifre che danno torto ai pessimisti. “Certo, non sanno come difendersi”, tuona la sinistra. Aggiungono: “Andatelo a chiedere alle persone che magari non vivono in centro se non si rischia la sera, se si vuole uscire”.
Non c’è dialogo: nessuno fa un passo indietro per cercare di risolvere le criticità del Paese. L’importante è colpire l’avversario con un bel pugno al mento che lo mandi per qualche ora al tappeto. Anche le evidenze non vengono riconosciute.
Ad esempio, gli elogi che in Europa vengono fatti al governo per quel sostantivo (la stabilità) che pochi conoscono. Vediamo che cosa succede in Francia con Macron all’angolo, in Germania, dove la destra continua ad avanzare o in Inghilterra dove le crisi si susseguono come avveniva nei tempi andati in Italia.
“Piove governo ladro”, è il leit motiv della minoranza. Anche se fa troppo caldo, la responsabilità è di Palazzo Chigi; come lo è, anche se a Cremona un nubifragio di pochi minuti, ha fatto danni per centinaia di migliaia di euro.
Ora, nell’occhio del ciclone, finisce una nuova legge elettorale con cui la maggioranza vorrebbe votare alle politiche del 2027. “Hanno paura, questa è la verità perchè la pacchia (quella stessa ripetuta diverse volte dalla premier) sta per finire.
Ad intervenire nel dibattito (si può definire ancora così?) non sono le seconde linee, ma gli esponenti più autorevoli. Ogni mossa deve essere accuratamente studiata se non si vuol finire nel tritacarne delle critiche.
La politica impazza, non c’è argomento in cui non si infili per creare una polemica che potrebbe dar ragione all’una o all’altra parte. Stefano Bonaccini usa un linguaggio che non è politicamente corretto; Matteo Salvini, onnipresente, va in cerca di un qualsiasi pretesto per apparire e strappare un titolo sui giornali; Elly Schlein ripete un suo vecchio adagio che le portò fortuna (“Non ci hanno visto arrivare”) quando riuscì ad ottenere la segreteria del Pd mandando all’aria tutti i pronostici, Fratoianni e Bonelli sono imbufaliti nella speranza di ottenere un posto di rilievo nel caso in cui la sinistra dovesse trionfare e mandare a casa la Meloni. Giuseppe Conte, furbescamente, pensa solo agli affari suoi, quelli di tornare a Palazzo Chigi da cui fu estromesso per una manovra di Palazzo.
Però a farla da padrone in questi giorni con il termometro ancora impietoso, è il caso di Sigfrido Ranucci, il quale spera, dopo essere stato buttato dalla finestra, di rientrare varcando la porta principale che non sarà quella di Viale Mazzini, sede della Rai, ma quella di Montecitorio. Ai giornalisti che gli hanno chiesto se avrà intenzione di approdare alla politica, ha risposto con un sorriso: “Tutte le strade sono aperte”, smentendo clamorosamente Angelo Bonelli, il quale aveva ritenuto questa tesi “una pura idiozia”. Proprio come avvenne con Aboubakar Soumahoro e Ilaria Salis, il primo a Roma, la seconda a Bruxelles.