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Elezioni Sassonia, vola l’ultradestra: l’AfD al 44,5%. Crolla la Cdu e Merz trema. Ma resta il nodo della governabilità


Alla chiusura delle urne nel Land tedesco della Sassonia-Anhalt, avvenuta alle 18, arrivano i primi dati: l'affluenza, all'80%, è da record e gli exit poll sono sufficientemente significativi per agitare gli animi e provocare un terremoto politico. L'AfD, l'ultradestra di Alternative für Deutschland, trionfa con il 44,5%, sotto la guida del candidato di punta Ulrich Siegmund, ben oltre il 40% indicato dai sondaggi pre-elettorali. Numeri che descrivono una vittoria schiacciante soprattutto contro la Cdu, che si ferma al 18,5% dal 37% del 2021. Il conteggio dei voti in serata e nella notte è atteso confermare il quadro. «Abbiamo ottenuto esattamente ciò che volevamo ottenere», ha dichiarato Siegmund dopo la diffusione dei primi exit poll da parte dell'emittente Ard. «Non so ancora se sarò ministro presidente, ma abbiamo già scritto la storia».

Una valanga blu si è infatti riversata sulla regione dell'ex Germania Est, in una giornata epocale per la politica tedesca ed europea, con l'estrema destra a un passo dalla conquista del governo regionale. Quelle che si sono tenute oggi, infatti, pur essendo elezioni in uno dei 16 Länder della Germania, sono considerate un vero e proprio test nazionale per l'AfD e per Friedrich Merz, il cancelliere della Cdu alla guida della coalizione tra Cdu/Csu e Spd. Il risultato conferma che il partito non è più soltanto una forza di protesta, ma può puntare concretamente a governare. Il voto nei Länder ha inoltre conseguenze anche sul Bundesrat, la Camera che rappresenta gli Stati federati e partecipa al processo legislativo federale.

Resta però il nodo della governabilità del Land, visto il "firewall", ovvero la barriera che gli altri principali partiti tedeschi hanno eretto escludendo alleanze o accordi di governo con l'estrema destra. La co-presidente dell'AfD Alice Weidel ha sottolineato che il suo partito ha ricevuto «un mandato chiaro per formare un governo in Sassonia-Anhalt». Se però l'AfD non dovesse raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi nel Parlamento regionale, la formazione di un nuovo governo potrebbe diventare molto complicata. Un risultato intorno al 44% dei voti, se confermato, potrebbe dunque non bastare a governare da sola. «Non collaboriamo con gli estremisti e, soprattutto, con quelli di estrema destra», ha dichiarato la segretaria generale della Cdu Franziska Hoppermann. I Verdi, insieme a Linke e Spd, hanno superato la soglia del 5% ed entreranno nel Parlamento regionale, ma una maggioranza senza l'AfD richiederebbe una coalizione larga e politicamente complessa.

Decisivo sarà il risultato dell'Alleanza Sahra Wagenknecht, che secondo gli exit poll di Ard è al 5,1%, appena sopra la soglia per entrare nel Parlamento regionale, mentre per Zdf si ferma al 4,8%. Una manciata di voti che può trasformarla nell'ago della bilancia. Wagenknecht, che condivide con l'AfD alcune posizioni, aveva aperto alla possibilità di un'intesa con Siegmund. Il quale non ha chiuso alla possibilità di un dialogo con gli altri partiti, sottolineando però che su temi come «immigrazione e sicurezza interna» non ci saranno compromessi visto che la stretta sull'immigrazione e la cosiddetta "remigrazione" erano punti centrali della sua campagna.

In previsione delle prossime elezioni regionali, il 20 settembre a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania, il risultato di oggi fotografa il crescente radicamento dell'estrema destra nell'ex Germania Est. Alle paure per l'immigrazione e per l'economia - La Sassonia-Anhalt è il Land con il Pil pro capite più basso della Germania e quello con la popolazione mediamente più anziana - si sommano le persistenti frustrazioni legate alla riunificazione e una maggiore disponibilità verso la Russia. A pesare, secondo gli analisti politici, sono le disparità economiche, lo spopolamento, i salari più bassi e la percezione di essere cittadini di "seconda classe" rispetto all'Ovest. Il voto arriva in un momento delicato soprattutto per il cancelliere Friedrich Merz - che aveva promesso di dimezzare il consenso dell'AfD e si ritrova invece con l'estrema destra al 44%, più del doppio della Cdu - e per la sua coalizione tra Cdu/Csu e Spd, alle prese con riforme economiche, pensionistiche e sanitarie mentre il consenso del governo è in calo. E le parole del governatore uscente Sven Schulze aprono lo scontro nel partito: «Sono loro il partito più forte. Dobbiamo affrontare la situazione. Questa è la democrazia, la gente è andata a votare in massa, come mai prima». Le conseguenze potrebbero farsi sentire anche a livello europeo. Una Germania più frammentata e politicamente più debole avrebbe meno capacità di esercitare la sua tradizionale leadership nell'Ue, proprio mentre Bruxelles deve affrontare dossier cruciali come competitività, innovazione, bilancio, sicurezza e difesa.

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