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Emanuele Olanda e Roberta Loiarro, da Catanzaro alle Dolomiti: «Qui si vive meglio ma mancano attività per i giovani»


Il tema dello spopolamento interessa le regioni da Nord a Sud. Stando ai dati Istat, colpisce oltre 4.000 piccoli comuni, specialmente nelle aree interne, a causa del crollo delle nascite, dell'invecchiamento e della fuga dei giovani verso i grandi centri urbani. Si parla poi della perdita di residenti: le aree interne del Mezzogiorno e dei territori montani hanno perso oltre un milione di abitanti negli ultimi decenni. A questi fattori si aggiunge l'ormai cronico calo delle nascite: in Italia i nuovi nati sono scesi sotto quota 370.000 all'anno, con una media di 1,18 figli per donna. Tra chi decide di lasciare la propria terra c'è anche chi sceglie Belluno come luogo dove vivere.

Eccone un esempio. Dalla Calabria alle Dolomiti. Hanno entrambi 28 anni, sono partiti da Catanzaro e hanno comprato casa a Belluno. Roberta Loiarro ed Emanuele Olanda - lei farmacista, lui impiegato aziendale - sono l'esempio di chi sceglie di abitare a Belluno sia per esigenza che per scelta. A fronte di chi lascia la nostra provincia per studio e magari poi si stabilizza altrove c'è anche chi decide di crearsi una vita qui, tra le Dolomiti. «Il cuore e le radici sono giù», sottolineano con orgoglio. E ci mancherebbe altro. Le prime amicizie sono arrivate frequentando la parrocchia, poi i colleghi di lavoro.

 Quando siete arrivati?

«Nel 2023. Ci eravamo conosciuti da un anno e abbiamo deciso di abitare in un luogo dove ci fossero le giuste condizioni di lavoro. Da noi il lavoro c'è, ma mancano le condizioni di stabilità. Dei nostri compagni di scuola la maggior parte vive in altre regioni. Anche noi lo viviamo lo spopolamento delle nostre zone».

I genitori come l'hanno presa questa vostra volontà?

«All'inizio è stato difficile. Nessun genitore vuole lasciare i figli, ma ci siamo dimostrati determinati. Volevamo costruire qualcosa di nostro. In quel periodo avevamo inviato curricula dovunque. Fino a che un nostro amico ci ha informato che qui cercavano qualcuno proprio per il nostro impiego».

Come vi siete trovati i primi tempi? Come avete fatto ad inserirvi?

«All'inizio non è stato facile, il mio primo impatto è stato in Alpago, ho vissuto a Spert, mentre Roberta abitava in centro a Belluno. Poiché giù dirigevo il coro parrocchiale, ho iniziato a frequentare la messa e poi anche a cantare. Lì ho fatto le prime amicizie e mi sono trovato molto bene. Adesso abitiamo più vicino al centro e frequentiamo la parrocchia di don Bosco».

A 28 anni non si può pensare di fare solo casa e lavoro, come vi trovate?

«A dire il vero è tutta un'altra storia giù. Da noi è sempre mezzogiorno. Nel senso che basta uscire e si trova qualcuno per due chiacchiere. Qui invece, soprattutto in alcuni mesi, c'è proprio il deserto. Oltretutto, senza mancare di rispetto, crediamo manchino attività per la nostra fascia d'età. Per lo meno facendo il paragone con Catanzaro».

Avete comperato casa, avete un progetto di vita in mente?

«Il progetto c'è, ma naturalmente ci piacerebbe tornare anche in Calabria, prima o poi. La casa l'abbiamo comperata perché gli affitti sono molto cari. E spesso ci è stato proposto anche il nero. E pensavamo che queste cose succedessero solo altrove. Non è stato facile trovarla, vediamo molte abitazioni sfitte e con tutta la domanda che c'è non ce lo spieghiamo, ad ogni buon conto l'abbiamo trovata e ci troviamo molto bene».

E la qualità della vita?

«Certamente si sta molto bene, ma se dovessimo pensare di crescere i figli, potendo, vorremmo che fosse giù. Notiamo che giù ci si fa da soli, in un certo senso, fin da piccoli. Si è protetti, ma non troppo come qui. C'è ancora la famiglia allargata che contribuisce ad allevare e crescere i piccoli. Qui invece si cercano baby sitter e centri estivi e quindi si cresce sempre "controllati"».


Ultimo aggiornamento: lunedì 27 luglio 2026, 18:08

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