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Emergenza caldo nelle scuole: i presidi provano a correre al riparo ma per i condizionatori troppe difficoltà


Il termometro in classe segna 34 gradi. Le finestre sono prive di schermature adeguate e i climatizzatori restano un miraggio.

Emergenza caldo

È il caldo la prima emergenza con cui le scuole di Brindisi e provincia si preparano a fare i conti a pochi giorni dalla riapertura dei cancelli, mentre settembre continua a portare temperature da piena estate. Gli studenti non sono ancora tornati tra i banchi, ma i dirigenti scolastici stanno già predisponendo le contromisure. Riduzione dell’orario, uscite anticipate, aerazione delle aule e utilizzo degli spazi ombreggiati sono le soluzioni immediate. Ma dietro l'emergenza di settembre resta il problema di edifici e impianti che non sempre riescono a garantire condizioni adeguate quando le temperature salgono.

Riduzione d'orario e ventilatori

Al liceo Fermi-Monticelli la dirigente Stefania Metrangolo sta valutando una riduzione dell’orario. «La situazione non è semplice: fa caldo e le soluzioni a disposizione sono centellinate. Ridurre l’orario può servire a limitare la permanenza degli studenti nelle aule nelle ore più calde». Nessuna aula, al momento, è climatizzata. «I ventilatori possono essere un supporto, ma non risolvono il problema, soprattutto negli ambienti più esposti. Alcune aule sono orientate a sud e, nonostante il cappotto termico abbia migliorato le condizioni dell’edificio, le temperature restano elevate». Per Metrangolo, però, riempire le aule di condizionatori non è la risposta. «Significa intervenire sull’emergenza senza affrontare il problema alla radice. Dobbiamo ripensare il modo in cui vengono progettati e riqualificati gli edifici scolastici, considerando anche gli effetti del cambiamento climatico».
Al “Monticelli” sono previsti interventi di adeguamento sismico e termico che dovrebbero concludersi entro la fine dell’anno. «Efficientamento energetico e schermature solari devono diventare parte di una strategia strutturale, non interventi accessori».

Ombra e aerazione

Al liceo Palumbo, che riaprirà il 14 settembre, la dirigente Maria Oliva sta organizzando l’accoglienza delle classi prime nel giardino interno, «che è ombreggiato». Ma il problema riguarda soprattutto le aule: su circa 53 classi, soltanto otto hanno tende oscuranti. «Nelle altre dovremo puntare sull’aerazione. È necessario, ma non sufficiente: i ventilatori sono un palliativo in una classe di 25 alunni». Per i primi due o tre giorni si valuta quindi una riduzione dell’orario. Oliva allarga però lo sguardo agli impianti. «Il problema non riguarda soltanto il caldo. Sugli impianti di climatizzazione e riscaldamento è necessario investire: in inverno abbiamo un’aula particolarmente fredda e anche alcuni uffici presentano problemi di climatizzazione». Installare condizionatori in tutte le classi, inoltre, non sarebbe semplice. «L’impianto elettrico dell’istituto non è dimensionato per sostenere un carico di questo tipo. Serve un intervento organico che tenga insieme impianti ed efficientamento dell’edificio».

Spazi alternativi per le lezioni


Al Giorgi, dove le lezioni inizieranno il 15 settembre, la criticità maggiore riguarda il secondo piano. La dirigente Mina Fabrizio annuncia per settembre l’uscita anticipata alle alle 12.50. «È una misura legata alle temperature, ma anche alla situazione ancora non completamente definita del trasporto pubblico». Quando possibile, saranno utilizzati anche gli spazi alternativi, dai corridoi alle aree esterne ombreggiate. Il Giorgi ha già realizzato interventi su solai, infissi ed efficientamento energetico, ma «è una struttura datata e gli investimenti effettuati non sono bastati a eliminare tutte le criticità». Anche sul riscaldamento restano problemi. «Abbiamo un impianto a gas molto vecchio, che necessita di interventi. La stessa Provincia, tuttavia, non ritiene di dover procedere alla sua riparazione». Quanto al Pnrr, precisa la dirigente, «le risorse sono gestite dagli enti proprietari degli edifici». Rinviare l’inizio delle lezioni, però, non risolverebbe la questione. «Una settimana in più può essere una misura contingente, ma il problema è strutturale e richiede interventi sugli edifici. La scuola - conclude - è a tutti gli effetti un ambiente di lavoro e deve garantire condizioni confortevoli per consentire lo svolgimento sereno delle attività».

I climatizzatori: soluzione complessa

I condizionatori, in effetti, pongono una serie di problematiche da non sottovalutare, come sottolineano il sindaco di Fasano Francesco Zaccaria e la sindaca di San Pietro Vernotico Maria Lucia Argentieri, entrambi consiglieri provinciali con delega all’edilizia scolastica: Zaccaria per il nord del territorio provinciale, Argentieri per il sud. «Il tema della climatizzazione - conferma infatti il primo cittadino di Fasano - è molto complesso ed a questo si aggiungono, tra l’altro, questioni come i cappotti termici e gli infissi». Per raffreddare gli edifici e non spendere cifre folli, infatti, è necessario che le strutture siano efficientate, dal punto di vista termico, ai massimi livelli, altrimenti la dispersione rischia non solo di vanificare il lavoro dei sistemi di raffrescamento ma anche di provocare una vera e propria emorragia economica. «A questo - aggiunge Zaccaria - si aggiunge la questione dell’energia elettrica, che è probabilmente la cosa più complessa. Se metti un condizionatore in ogni classe, infatti, hai un dispendio energetico spaventoso. E per sostenerlo devi, come minimo, avere dei pannelli fotovoltaici sul tetto per ammortizzare il consumo. In molti casi, tra l’altro, è necessaria le realizzazione di cabine elettriche aggiuntive. Quindi si tratta di un tema molto complicato, che ha tanti aspetti infrastrutturali ed energetici da considerare».

Ma usarli è possibile: la prova

Sulla stessa linea la sindaca di San Pietro. «Il problema - ammette - non riguarda solo le scuole di secondo grado ma anche quelle di primo grado, nei Comuni che amministriamo. Il problema dei condizionatori è che si possono anche installare ma poi cosa succede se le scuole hanno impianti elettrici non nuovi e quindi non adeguati a sostenere il carico necessario a fare funzionare tanti condizionatori? Servirebbe, poi, un aumento di potenza dei contatori, il che vuol dire costi maggiori in bolletta. Cosa che, difficilmente, si può sostenere».
Detto questo, però, si tratta comunque di una soluzione praticabile. E questo lo dimostra proprio quanto avvenuto a San Pietro Vernotico, nel plesso “De Gasperi” del comprensivo “Ruggero De Simone”. «La precedente amministrazione - riferisce la sindaca - aveva ottenuto dei finanziamenti proprio con un progetto di questo tipo. Dopo di che, noi abbiamo portato avanti i lavori, li abbiamo seguiti e portati alla chiusura per tempo, evitando contenziosi, che è forse la parte più complessa. Anche perché con i contenziosi poi si rischia di ritrovarsi con gli edifici chiusi e inutilizzabili». Ad ogni modo, prosegue Argentieri, «il plesso è stato inaugurato lo scorso anno ed ora è climatizzato ed al suo interno si sta benissimo anche quando fuori fa molto caldo». Non solo. «Ho candidato anche un’altra scuola - riferisce la sindaca - per un altro progetto di questo tipo ma ancora non c’è stato nessun risultato, purtroppo». I bandi Pnrr, conclude tuttavia, probabilmente non sarebbero stati adeguato a questo tipo di intervento, «anche perché avevano dei limiti temporali davvero troppo stringenti che cozzano con la burocrazia italiana. Per non parlare poi del rischio di ritrovarsi con gli uffici che non camminano».