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Emergenza incendi, come funzionano i Canadair. Il capo dei piloti italiani: “Sessanta tonnellate d’acqua in 3 secondi. Entusiasmante poter essere utili”


Roma, 3 agosto 2026 – Caldo africano senza tregua: i Canadair stanno riempiendo le cronache degli incendi in tutta Europa. Quando si alzano in volo questi aerei anfibi abbiamo la certezza che il rogo è serio davvero. L’Italia – e forse non è così noto - con 18 CL-415 (15 sono quelli destinati all’emergenza estiva), ha la flotta più grande al mondo gestita da un unico operatore.  Avincis garantisce piloti e manutenzione dei mezzi “che appartengono allo Stato italiano e sono coordinati dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco tramite il COAU (Centro Operativo Aereo Unificato)”, come chiarisce il sito della società. Quando arriva la chiamata, è la Protezione Civile a muovere le ‘truppe’.

Un Canadair di Avincis in azione. La società gestisce la flotta italiana di 18 mezzi per conto del Corpo nazionale vigili del fuoco (foto Avincis)

Un Canadair di Avincis in azione. La società gestisce la flotta italiana di 18 mezzi per conto del Corpo nazionale vigili del fuoco (foto Avincis)

Il comandante della flotta è il capitano Francesco Morgante. Il suo identikit: 58 anni, 6.500 ore di volo e una passione sconfinata per il suo mestiere. Ha iniziato la carriera nella Marina militare nel 1993 – pilotava l’Atlantic, un aereo pesante che oggi è fuori servizio -; ha vissuto un’esperienza internazionale, dagli Usa all’Europa al Sud Est asiatico. Ha una convinzione profonda: “Essere utili alla collettività, giorno dopo giorno, è la cosa più entusiasmante”.

Capitano: abbiamo avuto roghi paurosi in Europa, turisti in fuga dalle spiagge in Puglia per incendi che arrivano sempre più vicini alle città, anche al Nord. Cosa sbagliamo?

“Parlo dal mio punto di vista. La situazione ci sta sorprendendo. Perché d’estate fa caldo, questo è ovvio. Ma quest’anno da metà giugno non c’è stata tregua”.

Le conseguenze?

“Questo naturalmente aumenta l'impegno sugli incendi. Anche se sono stati domati devono essere sorvegliati. Perché magari nel sottosuolo non c'è ristoro dell'acqua, mentre i roghi camminano silenziosamente, soprattutto nel sottobosco. Nelle ultime settimane ho fatto interventi da Nord a Sud, dal Piemonte alla Sicilia, dalla Puglia alla Campania al Lazio. Ho operato anche nell’emergenza in Spagna, altri colleghi hanno lavorato in Nord Africa e in Tunisia”.

Il clima dunque ci manda segnali precisi. Come ci dovremmo attrezzare?

“Forse con una maggiore presenza sul territorio di uomini e mezzi. Il ministro Musumeci a ogni inizio estate stabilisce i periodi con i picchi di pericolosità, vanno dal 15 giugno al 15 ottobre, proprio per allertare il sistema alla prontezza massima. Bisogna lavorare sugli errori, per migliorarsi. Strategia di attacco, coordinamento...”.

Come sono organizzate oggi le basi dei Canadair in Italia?

“Quelle fisse sono tre: Roma Ciampino, Genova e Lamezia Terme (Catanzaro). Poi, nel periodo estivo, le ampliamo, spostando mezzi aerei anche a Napoli, Trapani e Olbia, per garantire una copertura più rapida sul territorio nazionale”.

A questo link tutte le info su Avincis

Tra Italia, Spagna e Portogallo avete sganciato fino ad oggi 200 milioni di litri d’acqua, l’equivalente di 80 piscine olimpioniche, solo da noi poco meno di 80 milioni. Le manovre con il Canadair richiedono una precisione chirurgica, ad esempio per l’altezza dal suolo.

“Perché la manovra sia efficace contano altri due fattori, la velocità e la quantità d’acqua. Abbiamo una quota operativa di 100 piedi che corrispondono a 33 metri e di 100 nodi, vuol dire intorno ai 170 km/h. Questa manovra richiede una grande precisione, non si possono utilizzare gli strumenti tecnologici”.

Cosa significa?

“Noi lavoriamo sull'addestramento e sull'esperienza. Con il passare del tempo si acquisiscono una sensibilità e un occhio per arrivare quasi a non guardare gli strumenti”.

Quanta acqua sgancia un Canadair per volta e in quanto tempo?

“Sei tonnellate in tre secondi. La carica deve avere la capacità di raffreddare il terreno e soffocare le fiamme. Se fosse sganciata troppo dall’alto, si polverizzerebbe”.

Un pilota come fa a capire qual è il punto esatto dove sganciare il carico per ottenere il risultato migliore?

“Il lavoro è di team. Naturalmente ci parliamo con le squadre a terra. Merita di essere spiegato l’innesco dell’intervento. Le Regioni sono responsabili dei servizi antincendio sul loro territorio. Quindi mandano le squadra a terra che fanno una prima valutazione e richiedono gli assetti aerei, se lo ritengono necessario. Il dos, direttore delle operazioni di spegnimento, è fondamentale per valutare e decidere che cosa serve. Quindi la Regione chiede aiuto, se capisce che con i suoi mezzi non ce la fa, e interviene il COAU. Il sistema sembra molto macchinoso ma in realtà è molto rapido”.

Nel 2026 il Canadair è ancora il migliore aereo anfibio possibile?

“Al momento sì perché è l'unico esistente ad avere l'elasticità di poter intervenire in quasi ogni scenario. Vale per l’Italia e un po’ per tutta l’Europa, dalla Spagna al Portogallo. Ma anche in Algeria è la stessa cosa. Il Canadair ti permette di intervenire quando l'incendio non è diventato enorme. Situazione che dà un segnale preciso, significa che il rogo è stato aggredito male, in ritardo e nel modo sbagliato. In quel caso devono intervenire mezzi più grandi, di cui l’Unione europea si sta dotando. Rilasciano anche liquido ritardante, non solo acqua in grandi quantità”.

Lei parla di un senso di utilità per la società. Voleva fare il pilota di Canadair fin da piccolo?

“No, è stata una scoperta di mezza età. Ho frequentato l’Accademia Navale, sono entrato in Marina, ero molto giovane. Quando sono uscito dalle Forze Armate, il mio desiderio di essere ancora operativo mi ha portato ad abbracciare questa attività”.

Ha mai avuto paura quando si precipita su un incendio?

“La paura c'è sempre, chiunque dice il contrario mente a se stesso oppure è un irresponsabile. La paura ti aiuta a rispettare un limite o ad alzarlo quando realizzi che la situazione è più critica rispetto alla normalità”.