La Sardegna guadagna qualche giorno, ma l’emergenza plastica resta aperta. I maxi centri di stoccaggio di Cacip e Cipnes si preparano a riaprire tra domani e mercoledì e potranno accogliere fino a 2mila tonnellate di rifiuti. A queste, spiega l’assessorato regionale all’Ambiente, si aggiungono circa 700 tonnellate disponibili nel sito di Scala Erre. Una capacità complessiva di 2.700 tonnellate che consentirà di alleggerire la pressione sugli impianti saturi e garantire, secondo le prime stime, una copertura di 7-10 giorni. È questo il risultato della riunione urgente convocata dall’assessora regionale all’Ambiente Rosanna Laconi con i sindaci sardi. Circa 200 primi cittadini si sono collegati per fare il punto sul rischio di un blocco generalizzato della raccolta della plastica, dopo gli stop già scattati in diversi Comuni dell’Isola.
«L’emergenza non è scongiurata – avverte Daniela Falconi, presidente dell’Anci e sindaca di Fonni –. Ci troviamo in una fase delicata e in evoluzione». Perché la riapertura dei centri è solo un argine temporaneo. Il passaggio decisivo resta quello dei ritiri da parte di Corepla. «Le 2.700 tonnellate di capacità di stoccaggio temporaneo ci consentono di guadagnare tempo, ma non sono la soluzione – sottolinea Laconi –. Questo argine può reggere soltanto se Corepla ripristina subito ritiri regolari e adeguati ai quantitativi conferiti».


Ora l’attenzione è soprattutto sui Comuni costieri e sulle grandi città, dove l’aumento delle presenze turistiche fa crescere anche la produzione di rifiuti. «La situazione si protrae ormai da tempo e rischia davvero di arrivare al collasso», dice Falconi. L’Anci chiede alla Regione un coordinamento straordinario e l’apertura di nuove aree di stoccaggio, con regole uniformi per tutta l’Isola. «Non può essere affrontata attraverso 377 differenti provvedimenti comunali», sottolinea Falconi.
Per Laconi, la responsabilità non può ricadere sui territori: «Non è accettabile che una crisi nazionale venga scaricata sui Comuni e sulla Sardegna, più esposta per l’insularità». La Regione chiede quindi un intervento del Governo e il rispetto degli impegni da parte del sistema consortile.
Per ora, dunque, la Sardegna evita il collasso e guadagna tempo. Ma la partita resta tutta da giocare: senza la ripresa dei ritiri Corepla, anche i nuovi spazi di stoccaggio rischiano rapidamente di riempirsi.
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