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Energia e investimenti: Road map per la crescita con il Sud in primo piano


Nell’Italia che guarda all’export da quarta potenza commerciale mondiale il peso del Sud può e deve diventare sempre più strategico. Intanto perché «è fondamentale avere un Paese che viaggia alla stessa velocità, con il Mezzogiorno che oggi sta dimostrando di andare meglio di tutto il resto della penisola», come dice il presidente di Confindustria Emanuele Orsini. Ma poi perché, come sottolinea il vicepremier e ministro degli Esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, «con il modello della Zes unica, che si estenderà al Nord per la parte relativa alle semplificazioni amministrative mentre al Sud rimarrà la sua componente per così dire più robusta, crescerà la competitività delle nostre imprese, rafforzando l’obiettivo che ci siamo prefissati di toccare i 700 miliardi di valore di export entro il 2027».

Tra il numero uno degli industriali italiani e il titolare della Farnesina la sintonia sul ruolo del Mezzogiorno emerge anche ieri durante l’assemblea dell’Unione Industriali Napoli tornata, 18 anni dopo l’ultima volta, a Palazzo Partanna, con più di 700 accreditati (dislocati in più ambienti per ridurre gli inevitabili disagi logistici). Per la verità, a proposito di Zes unica Orsini preferisce non entrare nel dettaglio (credito d’imposta anche al Centro-Nord, cioè, come chiedono le imprese di quelle regioni) ma non ha dubbi nel ribadire l’urgenza dell’estensione della misura: «Noi vogliano la Zes unica del Paese perché non possiamo continuare a pagare 80 miliardi all’anno di costi della burocrazia», ribadisce. E aggiunge: «La via giusta è questa, la misura ha funzionato benissimo al Sud producendo investimenti fino a 55 miliardi, partendo da un credito d’imposta di 9,2 miliardi, e generando 60mila nuovi occupati: perché bisognerebbe cambiare una cosa che sta dando questi risultati?». Un tema che la relazione di Vittorio Genna, presidente degli industriali partenopei, intercetta specificamente in un passaggio, auspicando che il Governo «valorizzi ulteriormente strumenti come la Zes unica, favorendone l’utilizzo anche per grandi investimenti nazionali e d’oltre confine».

Attenzione ai mercati

Di sicuro, anche sul sostegno alle imprese che investono la sintonia tra Orsini e il ministro è evidente. Tajani coglie l’occasione per confermare gli importanti progressi del Paese negli scambi commerciali mondiali e i nuovi accordi sulle materie prime che dovrebbero ridurre il peso assoluto della Cina su questo versante. L’export, ricorda Tajani, è già cresciuto del 4,5% nei primi sei mesi dell’anno e l’Italia è stato il primo Paese europeo ad organizzare una missione economica nei Paesi del Mercosur «dimostrando che la diversificazione dei mercati, in conseguenza delle vicende geopolitiche di questi ultimi tempi, è stata una scelta rapida e produttiva». Non si può dunque immaginare, secondo il vicepremier, di tassare gli extraprofitti delle aziende: in aperto dissenso con la proposta rilanciata anche ieri dall’altro vicepremier Matteo Salvini, il ministro degli Esteri conferma di «essere contro una tassa che mi fa pensare all’Unione sovietica. È fuori dalla mia cultura. Una cosa sono i profitti, che vanno tassati, ma cosa sono gli extra-profitti? Questo non vuol dire che le imprese, che siano bancarie o energetiche, non debbano dare il loro contributo, ma un conto è coinvolgerle in un progetto di crescita del Paese, un altro è imporre nuove tasse».

I costi energetici

Là dove invece il confronto tra imprese e Governo si fa più difficile è su come fronteggiare i costi dell’energia. Orsini è piuttosto esplicito: «Ogni giorno ricevo le telefonate di imprenditori di tutto il Paese che mi dicono di essere costretti a indebitarsi per pagare le bollette. Ben venga l’impegno del Governo sul nucleare e chi pensa di dividere politicamente il Paese sul tema dell’energia fa il male del Paese stesso», attacca il presidente di Confindustria. E ribadisce: «Serve un mercato unico europeo dell’energia, serve suddividere il costo dal gas alle rinnovabili. Bene che tutti quanti parlano di rinnovabili, ma ricordo che in questo Paese ancora abbiamo oltre mille autorizzazioni che non vengono messe a terra». Per Orsini, «oggi la Cina insegna che è il nostro competitor numero uno che sta asfaltando il mondo e bisogna che ce ne rendiamo conto. Oggi il vero tema è che comunque in Europa non si fanno politiche industriali sull'energia». Tajani riconosce la centralità della questione, scatenata dalle guerre in Ucraina e Iran, ribadendo che «l’energia è la prima preoccupazione del Governo. Purtroppo, non dipende da noi ed è difficilmente risolvibile in tempi brevi la questione del prezzo del gas e del petrolio: ci sono due stretti bloccati, Hormuz e Bab el Mandeb, che provocano da soli l’impennata del costo. Noi stiamo lavorando per cercare di dare più risposte possibili ai cittadini e alle imprese. Poi – ha aggiunto – bisogna lavorare a livello strategico: il Governo ha già avuto il coraggio di fare la scelta del nucleare, stiamo lavorando anche sulle rinnovabili e per rinforzare il nostro sistema di risorse nazionali».