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«Ero una suora ma la vita monastica mi faceva sentire in gabbia: dopo trent'anni ho lasciato il velo e ho trovato l'amore»


Quasi tre decenni dedicati alla vita monacale interrotti da una semplice parola: «No». Questo è ciò che si ripeteva Stella, ex suora oggi 63enne che ha trovato il coraggio di togliere il velo. Una scelta maturata a 51 anni per dedicarsi a una forma di spiritualità diversa, più libera, e ritrovare se stessa. E insieme alla propria identità ha trovato anche l'amore.

Il sogno di Stella e la vita monastica

A 22 anni Stella entra in convento, spinta dalla forte volontà di avvicinarsi a Dio, anche se il suo sogno era un altro: «volevo avere un’impresa edile, costruire case, fare qualcosa di concreto. Poi, a un certo punto, qualcosa si spezza. Non conoscevo una seconda opzione. Sentivo soltanto un senso di Dio molto profondo», racconta l'ex suora a Vanity Fair. Presto la giovane viene trasferita dal Brasile all'Italia, dove si sente spaesata e giudicata, ma sceglie di prendersi il tempo necessario prima di prendere i voti ufficiali.

In monastero, però, la sua indole si scontra con le rigide regole imposte dalla struttura, che lei decide di non rispettare appieno: «Volevo liberarmi di quei dogmi, di quelle restrizioni. Apparecchiavo la tavola cantando, facevo ricreazione con i bambini anche se non mi era richiesto. Cercavano di limitarmi, ma io in qualche modo mi ribellavo. Per esempio, tenevo le maniche alzate. Alle altre dava fastidio, ma a me non interessava. L’apparenza non mi importava perché sentivo che Dio guardava il mio cuore e voleva vedermi felice».

Il punto di rottura

Con il passare del tempo la frattura tra la rigida disciplina religiosa e la sua sensibilità interiore si fa sempre più grande. Il convento era il luogo che imponeva limiti, regole, paletti, dentro i quali si sentiva imprigionata. «La mia spiritualità, invece, era libera. Desiderava l’Oltre, l’ovunque. Io penso che ovunque tu sia, se sei veramente te stessa, sei a casa», spiega.

Il punto di svolta arriva nel 2014, quando la consapevolezza diventa matura: «Nel 2014 mi era tutto chiaro. Ero dentro un tunnel, ma vedevo la luce in fondo. Non avevo più paura. Mi mancava solo il coraggio. Mi dicevo: “Ma non sei più una ragazzina, cosa stai facendo?”. Avevo 51 anni». E sceglie di seguire il suo nome: «Io sono luce, non devo più lottare per esserlo.

Sono un faro, sono una stella, non devo fare niente. Chi sente, chi vuole sentire, mi accoglie. Quando apri davvero gli occhi non puoi più tornare indietro. Devi andare oltre il giudizio di chi ti voleva annientare».

L'addio al convento

Nonostante i dubbi e le pressioni della madre superiora per farla rimanere, la decisione definitiva arriva durante un momento di preghiera: «Ero in chiesa a pregare, ho guardato fisso il tabernacolo e ho sentito “No”. Tre volte. A quel punto mi sono detta: “Okay, proseguo il cammino. Non si torna più indietro”».

Cinque mesi dopo Stella lascia la struttura per ricominciare da zero: «Ho imparato a camminare di nuovo. Non dovevo chiedere a nessuno, non dovevo rendere conto a nessuno. Cercavo me stessa. Non conoscevo ancora la persona che sarei diventata, ma sapevo che prima o poi l’avrei incontrata». Trova lavoro come responsabile dell'accoglienza in un albergo di montagna nel 2015, dove inizia a ricostruire la propria autonomia.

L'incontro con Francesco

In questo nuovo capitolo torna nella vita di Stella una persona a lei già nota, Francesco, oggi 68 anni. I due si erano conosciuti nel 2012 mentre lui eseguiva alcuni lavori in convento, ma si ritrovano solo anni dopo, quando Francesco, rimasto vedovo, va a trovarla in montagna.

Prima di lasciarsi andare, Stella chiarisce le proprie priorità per tutelare la libertà tanto agognata e ormai conquistata: «Gli ho detto subito: "Non voglio una persona che possa portarmi via il mio benessere". Volevo una persona che mi camminasse accanto. Ci siamo rispettati. Piano piano ho sentito che potevo fidarmi di lui senza condizionamenti».

Da quel rispetto nasce un sentimento maturo e consapevole. Per Stella l'amore è «solidità. È qualcosa di più grande che si fa concreto, che diventa presenza. È il piacere di parlare, un’affinità incredibile, un’essenza continua. È vivere intensamente il momento presente con una persona, non per un interesse futuro. È avere fede e affidarsi. Per me l’amore è un abbraccio eterno che ti dice che sei a casa. E pace». Oggi la donna guarda al futuro con serenità: «Sento che Francesco, nel qui e ora, è quell’anima che stavo aspettando», concludendo con un messaggio che fa da guida a tutto il suo percorso: «l’amore, alla fine, non è trovare qualcuno che ti completa, ma qualcuno con cui puoi continuare a essere intera».


Ultimo aggiornamento: lunedì 7 settembre 2026, 13:39

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