Per chi fosse - comprensibilmente - convinto del contrario, la smentita arriva dal diretto interessato: «No, non sono perfetto. Ho tanti difetti, sono bravo a mascherarli». Saranno dietro quel corpo scolpito nel corindone, sicuramente non si vedono quando Roberto Bolle danza, leggiadro ed etereo, e sembra quasi una divinità. Un mix perfetto, di forza e compostezza, eleganza ed educazione, che giustificano la fama costruita in punta di piedi, nei più prestigiosi palchi del mondo, e rincorsa da piccolo, a 11 anni è entrato alla scuola di ballo dell’Accademia Teatro della Scala, questa sera (reduce dal conferimento della stella sulla Walk of Fame) alle 21 entra al Forte Village di Santa Margherita di Pula e porta all’Arena il gala “Roberto Bolle and Friends”, prodotto da Artedanzasrl, media partner L’Unione Sarda.
Che bambino era?
«All'inizio molto timido e riservato, abbastanza solitario, ma già da allora studioso: mi applicavo tanto e mettevo grande impegno in ciò che facevo. Negli anni la danza mi ha aiutato a formare anche il carattere, facendomi per forza vincere timidezza e ritrosia».
Oggi che uomo è?
«Una persona più consapevole, matura e aperta, anche per ciò che sono le amicizie e le connessioni. Credo anche molto empatica, certamente meno solitaria».
Danza a parte, cosa la emoziona?
«Tutto ciò che porta bellezza. Può essere un paesaggio, ma anche l’arte. Cerco sempre di arricchire la mia vita con dei momenti di grande bellezza: la visita a un museo, uno spettacolo teatrale, ma anche un semplice tramonto».
Pesa essere un’eccellenza?
«È una grande responsabilità, che io ho sentito e avvertito sin da molto giovane. Un misto di orgoglio e responsabilità, perché è impegnativo portare avanti un percorso di eccellenza, soprattutto quando sei sempre sotto i riflettori».
Talento o sacrificio: chi vince?
«È un bel match, una partita al 50 per cento. Direi che vincono insieme: il talento di base è necessario se si vuole raggiungere un livello di professionismo alto. Ma va forgiato e lavorato ogni giorno, con grande sacrificio e impegno».
Sembra inseguire la perfezione: l’ha trovata?
«La perfezione non esiste, è un grande insegnamento che anche la danza dà. Ti insegna ad avere un ideale di perfezione, anche emotiva, ma impari ben presto che non si può ottenere, che bisogna accettare gli errori e imparare dagli stessi».
Quindi neanche Bolle è perfetto?
«Assolutamente no, ho tantissimi difetti».
Non è che si vedano...
«Le assicuro che ci sono. Sono probabilmente molto bravo a nasconderli».
Cosa le ha insegnato la danza?
«L’approccio alla vita. A essere disciplinato, attento, e che ci vuole un lavoro quotidiano per vivere dei propri sogni».
E mamma Mariuccia?
«L’insegnamento più forte è stato quello di lavorare duro e seriamente per ottenere dei risultati. I miei genitori mi hanno sempre fatto sentire amato e insegnato con il loro percorso quanto è importante applicarsi. Hanno messo me e i miei fratelli nella condizione di poterci realizzare, spesso rinunciando al loro tempo e ai loro desideri per farli raggiungere a noi».
Lei ha mai rinunciato a qualcosa?
«A tanti anni di svago e spensieratezza. Soprattutto durante l’età dell’adolescenza e in quella più matura dai 20 ai 30 anni, ho rinunciato a tanti momenti di leggerezza, dovendo seguire un regime rigido, determinati ritmi di allenamento, le prove e tutti gli impegni».
Si guarda allo specchio e pensa...
«Che il percorso fatto sino adesso è stato tantissimo e sono orgoglioso di ciò che ho realizzato. Oggi, a 51 anni, porto in scena spettacoli meravigliose e mando avanti le operazioni della fondazione... Sono molto orgoglioso».
A stasera, alla Forte Arena.
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