Verso il vertice
25 settembre 2026 alle 00:49
Evitare la “trappola di Tucidide”, ma non a ogni costo. Alla vigilia del vertice tra Xi Jinping e Donald Trump a Washington, la stampa cinese torna su una formula evocata dallo stesso presidente cinese a maggio, quando citò la teoria del politologo statunitense Graham Allison chiedendosi se le due potenze potessero costruire un nuovo paradigma nelle relazioni tra grandi Paesi. Nelle analisi pubblicate in questi giorni dai media cinesi la trappola di Tucidide diventa la chiave per leggere la competizione con Washington e la ricerca di quella che Pechino definisce «stabilità strategica».
Il riferimento è al rischio che la rivalità tra una potenza emergente e una potenza dominante finisca per sfociare nel conflitto. La risposta della narrativa cinese non è la fine della competizione, ma la sua gestione. Cina e Usa devono poter continuare a competere senza trasformare ogni successo dell’uno in una sconfitta dell’altro e senza lasciare che le divergenze su commercio, tecnologia, sicurezza e Taiwan producano un’escalation. Pechino e Washington devono costruire meccanismi capaci di contenere la competizione. Una linea che richiama l’impostazione attribuita da Xinhua a Xi: cooperazione, competizione moderata, differenze gestibili e una prospettiva di pace duratura. La formula della «stabilità strategica» diventa così il punto di incontro tra il messaggio politico di Pechino e le aspettative per il vertice. Il rapporto tra Cina e Usa non può essere riportato alla situazione precedente alla guerra commerciale e alle tensioni tecnologiche. La competizione è destinata a proseguire, ma per Pechino deve essere resa meno soggetta a scossoni.
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