VENEZIA - Il Nordest cala il poker nella partita per l'ex Ilva. La padovana Acciaierie Venete e la vicentina Afv Beltrame in Veneto, le udinesi Abs (del gruppo Danieli) e Compagnia Siderurgica Italiana (gruppo Pittini) in Friuli Venezia Giulia. Quattro aziende, su quattordici della cordata italiana capitanata da Federacciai, sono venete o friulane. Così, il tacco dello stivale appare, improvvisamente, vicinissimo. E il filo che unisce le due estremità del Paese è l'acciaio. Ma anche quel che viene dopo. Perché la partita dell'ex Ilva la più grande acciaieria d'Europa, un tempo dei Riva, poi gestita da ArcelorMittal ed oggi alla ricerca di un nuovo acquirente, mentre rimane da una quindicina d'anni al centro di una gigantesca vertenza ambientale, industriale e occupazionale riguarda direttamente le filiere industriali del Nordest, a partire dalla metalmeccanica.
Tradotto: lo stop della produzione a Taranto significherebbe meno acciaio disponibile, maggiore dipendenza dalle forniture estere e più difficoltà negli approvvigionamenti. Un rischio che pesa ancor di più, mentre l'Europa stringe le regole sulle importazioni da fuori.
Ecco perché l'acciaio del Nordest ha risposto "sì" alla chiamata. Entrando a far parte di un'operazione nata peraltro a tempo di record: una ventina di giorni, per di più a cavallo di Ferragosto. La manifestazione d'interesse (che esclude l'area a caldo, dove si produce l'acciaio) è stata depositata, ma il lavoro vero comincia solo adesso. L'accesso alla data room, con tutti i numeri di Acciaierie d'Italia, apre la fase delle verifiche su conti, impianti, costi e rischi. Solo dopo, si capirà se l'interesse potrà trasformarsi in un'offerta. La manifestazione resta infatti un atto preliminare e non vincolante. Che dovrà, necessariamente, fare i conti con le altre proposte sul tavolo: quella del fondo statunitense Flacks e quella del gruppo indiano Jindal, che si è detto interessato a rilevare tutto il pacchetto (inclusa l'area a caldo).
La linea, per ora, è quella di un'operazione di sistema e le decisioni saranno prese insieme. Ma gli interessi dei quattordici non sono necessariamente tutti uguali. Se la cordata non dovesse trovare le condizioni per procedere, potrebbe rimanere aperta la possibilità che qualcuno dei soggetti più interessati valuti di procedere autonomamente. Ma questa ipotesi, allo stato attuale, è considerata remota.
Il Nordest, però, entra nella partita anche da un'altra porta: quella della tecnologia.
Abs, la divisione Steelmaking del gruppo Danieli con sede a Pozzuolo del Friuli, è nella cordata come produttore siderurgico. Danieli, con quartier generale a Buttrio, è invece anche uno dei grandi fornitori mondiali di tecnologie e impianti per l'acciaio. E il futuro industriale di Taranto richiederà una profonda trasformazione, prima di tutto tecnologica.
Ed è qui che entrano in gioco le competenze dei friulani. Le tecnologie chiave sono due: impianti di riduzione diretta e forni elettrici. I primi servono a produrre il ferro preridotto, o Dri, che può alimentare i forni elettrici senza dipendere esclusivamente dal rottame, sempre più difficile da reperire. Detto ciò, Danieli ha già fornito a Jindal impianti di riduzione diretta, acquistati dal gruppo indiano indipendentemente dalla partita ex Ilva. Se il preridotto da loro prodotto sarà utilizzato anche per Taranto è ancora tutto da vedere. Poi ci sono i forni elettrici. Oggi non c'è ancora una gara, ma Danieli è tra i produttori in grado di concorrere alla fornitura.
I numeri rendono l'idea della dimensione degli investimenti: un forno elettrico a Taranto può valere un investimento nell'ordine delle centinaia di milioni, per un impianto di riduzione diretta si arriva attorno al miliardo. Cifre delle quali i possibili acquirenti devono necessariamente tenere conto. Guardando nello specifico alla cordata italiana, resta poi il nodo del ruolo dello Stato. Una partecipazione pubblica è considerata auspicabile, ma non è ancora definita la forma dell'intervento. Secondo la ricostruzione del Corriere, l'impianto per la produzione del Dri dovrebbe essere realizzato con risorse pubbliche. Un tassello decisivo per il futuro dell'intera partita.