MORUZZO - Il viaggio di ritorno dopo una vacanza in Kenya si è trasformato in un incubo per una famiglia friulana, senza una data certa per il rientro. Kristina Peres, 46 anni, residente a Moruzzo si trova bloccata a Nairobi con il compagno e i tre figli, di 11, 14 e 16 anni.
La famiglia è rimasta coinvolta nel caos provocato dallo sciopero del personale aeroportuale che sta paralizzando il traffico aereo del Paese. «Siamo in hotel a Nairobi, ci hanno trasferito dall’aeroporto e, a oggi, non sappiamo quando partiremo», raccontava ieri sera Kristina. Il gruppo avrebbe dovuto lasciare il Kenya dopo una vacanza sulla costa, nella zona di Diani, ma la protesta ha provocato ritardi e cancellazioni di voli e il viaggio verso casa dei friulani si è trasformato in una lunga serie di attese, trasferimenti e informazioni che cambiano di ora in ora.
La partenza per la famiglia friulana era prevista nella notte tra domenica e lunedì, dopo i 4 giorni di safari al Masai Mara e quelli successivi a Diani Beach. Da lì ci sarebbe stato il primo volo verso Nairobi, poi Nairobi-Istanbul e infine Venezia. «Ci hanno portato in autobus, organizzato dalla compagnia, da Diani a Mombasa», spiega Kristina. Una volta arrivati in aeroporto, però, la situazione era già fortemente compromessa dagli effetti dello sciopero. Il gruppo è stato quindi imbarcato su un volo diretto a Nairobi, dove avrebbe dovuto prendere la coincidenza internazionale per Istanbul. Ma anche quel collegamento è rimasto coinvolto nella paralisi degli aeroporti keniani. «Ci hanno fatto salire alle tre di notte (ieri, ndr). Alle 9 del mattino eravamo ancora seduti sulla pista», racconta la donna. Ore trascorse sull’aereo, senza sapere quando sarebbe stato possibile ripartire. Poi la decisione di far scendere i passeggeri e trasferirli in albergo.
A quel punto la famiglia friulana si è ritrovata a Nairobi, ma senza una certezza sull’orario del nuovo volo. La donna ha anche cercato assistenza attraverso i canali diplomatici italiani. «L’ambasciata italiana a Nairobi, al numero ufficiale indicato sul sito, non rispondeva», racconta Kristina. A quel punto ha contattato l’Unità di crisi della Farnesina, dove «sono stati molto gentili» e ha ricevuto indicazioni e il numero per le emergenze dell’ambasciata italiana in Kenya, attivo nella fascia oraria dalle 16 alle 21. «Stiamo chiamando ripetutamente - faceva sapere la donna ieri, proprio in quella fascia oraria -, ma nessuno risponde».
Nel frattempo i tre figli devono fare i conti anche con il calendario scolastico. Il ragazzo di 16 anni studia a Londra e dovrebbe iniziare le lezioni il 3 settembre. Le due figlie più giovani, di 11 e 14 anni, inizieranno invece la scuola nei giorni successivi. Una corsa contro il tempo che rende ancora più pesante l’incertezza sul rientro.
La situazione non riguarda soltanto la famiglia friulana. Lo sciopero dei lavoratori dell’aviazione è iniziato domenica 30 agosto e ieri è entrato nel secondo giorno. Le proteste coinvolgono il personale della Kenya Civil Aviation Authority, della Kenya Airports Authority e della compagnia Jambojet. Migliaia di passeggeri sono rimasti bloccati o hanno subito pesanti ritardi. Bloccati da due giorni, anche i friulani. «Non abbiamo visto altri corregionali - racconta Kristina -, ma alcuni italiani sì. La nostra preoccupazione è che la situazione potrebbe non risolversi presto». Al centro della protesta ci sono diverse rivendicazioni dei lavoratori: migliori condizioni di lavoro e questioni salariali. Il governo e i rappresentanti sindacali hanno già avviato un confronto, ma senza arrivare per ora a una soluzione.
Per Kristina e la sua famiglia, intanto, restano soprattutto le valigie pronte e l’attesa di una comunicazione definitiva.