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Famiglia morta a Roma, il medico messicano (ora) assalito dai rimorsi: «Se avessi saputo, avrei fatto loro uno sconto»


«Ho saputo tramite la mia interprete della tragedia che ha colpito la famiglia di Roma. Mi ricordo della bambina e dei suoi genitori. Sono profondamente addolorato. Se avessi saputo dei loro problemi economici avremmo trovato insieme un modo per affrontare i costi della terapia». Sono le parole del dottor Roberto Trujillo, 66 anni, dirigente e amministratore delegato della clinica Neurocytonix di Monterey, in Messico. Un commento affidato all’interprete che cura i rapporti tra i pazienti italiani e lo staff del centro medico privato, che attira malati da ogni parte del mondo, disposti a qualsiasi sacrificio per venire a curarsi qui.

Perché se è vero che sono tante le persone affette da varie patologie, spesso rare e delicate, che si affidano alla terapia con il Cytotron, è altrettanto vero che ogni ciclo costa poco meno di 40mila dollari. Ma è il prezzo per la sola terapia, che dura in media un mese, a cui vanno aggiunte le spese di viaggio e di soggiorno. Per una famiglia italiana che accompagna un figlio malato la spesa si traduce in circa 60 o 70 mila euro, come ha spiegato l’amica di famiglia di Luca Abbasciano e Valentina Pambianco.

Anche lei ha una figlia che accompagna periodicamente a Monterrey, affetta da una rara sindrome: «È tornata a sorridere, ha fatto progressi enormi», giura la donna. È con lei che Valentina si è scambiata gli ultimi messaggi, venerdì scorso intorno alle 19: «Andiamo nel gruppo che ci facciamo quattro risate». Poi il silenzio improvviso, e la tragedia.

Il fenomeno

Il gruppo è quello dei genitori italiani che accompagnano i figli per le cure alla clinica Neurocytonix. Viaggi spesso organizzati anche grazie alla raccolta di fondi. Sui portali più importanti dedicati al fundraising per far fronte alle spese mediche sono centinaia le dichiarazioni di mamme e papà che raccontano entusiasti dei progressi miracolosi legati alle terapie con il Cytotron. Ma in Italia e in Europa questa terapia non ha riscontrato nessuna evidenza scientifica sul progresso di malattie neurologiche e l’utilizzo di questo dispositivo. Forse la coppia è stata suggestionata dagli altri genitori, riponendo tutte le sue speranze nella cura. Per raggiungere il Messico ci sono viaggi e raccolte fondi organizzati, con l’ombra di veri e propri promotori.

Il Cytoron e il suo utilizzo non sono autorizzati in Italia. Il ministero della Salute non riconosce evidenze scientifiche al dispositivo: un macchinario simile a una Tac che utilizza complesse frequenze elettromagnetiche controllate, indirizzate verso il cervello e i tessuti. Non è invasivo, e anche questo conta nelle scelte di una mamma e un papà nelle cure di un figlio. E lui, il dottor Trujillo, con la laurea in neuroscienze e virologia molecolare presa ad Harward accoglie tutti. Non si presenta come un santone, però in rete si presenta così: «Curare l’incurabile. Non sono io che ho scelto la medicina, ma è la medicina che ha scelto me».

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