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Famiglie italiane bloccate a Minorca. «Stop al gate per la carta d'imbarco di un bambino, la politica ci ha rovinato la vacanza»


 All’aeroporto di Fiumicino, tra le persone in partenza per Madrid, Malaga, Barcellona e Ibiza, la novità dei controlli decisi dalla Spagna solleva soprattutto voci critiche. La misura resterà in vigore, almeno per ora, fino al 7 settembre. E ieri, nel suo primo giorno di applicazione, nei turisti italiani diretti verso il paese iberico c’era soprattutto l’incognita di quello che avrebbero trovato una volta atterrati. Una prima indicazione è arrivata soltanto nel pomeriggio, quando la polizia spagnola ha fatto sapere che, nelle prime ore, i controlli avrebbero riguardato appena il 5-10% dei viaggiatori provenienti dall’Italia. Intanto, però, dalla Spagna cominciavano ad arrivare anche le prime notizie di disagi, con alcune famiglie italiane rimaste bloccate a Minorca

LE FAMIGLIE BLOCCATE

Proprio a Minorca, infatti, una decina di famiglie italiane, tra cui due abruzzesi, una di Sulmona e una di Pescara, sono rimaste per ore in aeroporto senza sapere come sarebbero riuscite a tornare a casa. Una quarantina di persone in tutto, molte con figli piccoli al seguito. Il problema è esploso al momento dell’imbarco sul volo Wizz Air delle 14.30, quando la carta d’imbarco di un bambino di Sulmona di 10 anni è stata bloccata al gate. L’agenzia che aveva organizzato il viaggio aveva prenotato i voli distinguendo i passeggeri per sesso, ma non per età, una procedura che fino a quel momento non aveva creato problemi. Con la sospensione di Schengen, però, il sistema non ha processato l’imbarco perché il posto assegnato non risultava corrispondere a quello previsto per un minore. Lo stop ha così coinvolto tutte le famiglie del gruppo con figli al seguito. Dopo ore di attesa e i contatti dell’avvocato della famiglia sulmonese con la Farnesina e il tour operator, soltanto in tarda serata l’agenzia è riuscita ad acquistare nuovi posti su un volo Ita Airways, rifacendo di fatto le prenotazioni da capo. «Siamo rimasti per ore in aeroporto senza sapere come e se saremmo tornati a casa, con famiglie che avevano figli di otto mesi», racconta il padre sulmonese, 56 anni. «Eravamo partiti con l’Europa unita, ma la politica è riuscita a rovinarci la vacanza».

LE PARTENZE

È anche con questo genere di incognite che ieri si partiva da Roma. A Fiumicino, nell’area dei check-in, Denis e i suoi tre amici, studenti universitari arrivati da Arezzo e diretti a Barcellona, tagliano corto: «Sapevamo della novità, ma siamo tutti in regola, quindi non siamo preoccupati». A lasciarli perplessi è più il significato politico della decisione: «Tornare a controlli tra Stati dell’Unione europea mi sembra un passo indietro. E a rimetterci alla fine sono solo i cittadini». Direzione Madrid, invece, per Sara Di Maio e la sua amica Ludovica, entrambe di Caserta. Sapevano già tutto dei controlli ed è Sara, in particolare, a non nascondere la sua preoccupazione: «Non so se sarei partita lo stesso se avessi saputo di questi sviluppi». Il rischio immediato è quello di «trovare file una volta arrivate», ma la critica di Sara va oltre i possibili disagi in aeroporto: «Così si mette un blocco proprio a quelle cose che rappresentano i vantaggi dell’Europa». Per Giuseppe e i suoi amici diretti a Malaga, tutti 24enni, l’incognita è invece soprattutto il viaggio di ritorno: «Da qui a 10 giorni le cose potrebbero peggiorare». Poi ragiona: «Per fortuna abbiamo la coincidenza con l’autobus qualche ora più tardi del nostro arrivo, ma chi ne ha una molto vicina rischia di perderla in caso di controlli». Più leggero il clima tra Melissa e le sue amiche, cinque ragazze di Roma tra i 25 e i 27 anni, pronte a vivere una settimana a Ibiza. «Non siamo preoccupate - dice - abbiamo tutti i documenti necessari, l’imbarco dei bagagli in regola, qualcuna di noi ha perfino il passaporto, anche se sappiamo che non servirà». Ed è proprio Melissa, una volta atterrata sull’isola mondana per eccellenza, ad aggiornarci sulla situazione in Spagna: «Qui è tutto normale - dice - non ci sono file e nessuna di noi è stata controllata». A loro è andata liscia. Ma per le famiglie italiane rimaste per ore bloccate a Minorca il primo giorno della stretta si era già trasformato in incubo.

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