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Fano, parcheggia male il Suv e blocca un’auto per tre ore: «Sono arrivati con il gelato in mano». Nemmeno il carro attrezzi è riuscito a spostarlo


L’auto bloccata dal Suv diventa un’odissea (anche social). Ecco cosa è successo
L’auto bloccata dal Suv diventa un’odissea (anche social). Ecco cosa è successo

di Maurizio Marinucci

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domenica 23 agosto 2026, 04:00 - Ultimo aggiornamento: 19:24

FANO La rabbia c’era tutta: quasi tre ore con l’auto bloccata al porto da un Suv parcheggiato di traverso, una serata in famiglia trasformata in un’attesa fino alle 22.45 e perfino il carro attrezzi costretto a rinunciare alla rimozione. Ma Stefano Mascioni, istruttore della Eagles Aviation Academy dopo avere raccontato la disavventura in un gruppo social, ha cancellato il post quando la discussione si è trasformata in un concentrato di insulti e aggressività.

Un gesto che finisce per essere la parte meno scontata della storia: avere tutte le ragioni per essere furiosi e decidere comunque di non offrire benzina agli “odiatori seriali” dei social. «La maleducazione non ha passaporto», ha scritto poi Mascioni sul proprio profilo, pubblicando la foto del Suv che gli impediva di uscire.

Era andato al porto con la famiglia per mangiare una “rustita”, aveva parcheggiato sulle strisce blu e pagato la sosta. Poco dopo le 20, al ritorno, ha trovato davanti alla propria auto un grosso veicolo con targa olandese, sistemato in modo da impedirgli qualsiasi manovra.

Nel dettaglio

Dopo alcuni tentativi inutili, Mascioni ha chiamato la Polizia locale.

Gli agenti sono arrivati verso le 21.30, hanno verificato la situazione e chiesto l’intervento del carro attrezzi. Qui il meccanismo si è inceppato: secondo il suo racconto, l’operatore non se l’è sentita di procedere perché il Suv, oltre due tonnellate e mezzo, avrebbe richiesto un mezzo adeguato e c’era il timore di provocare danni. Mascioni però tiene a sgomberare il campo da equivoci sui vigili: «Sono stati sempre molto gentili e hanno cercato in tutti i modi di aiutarmi». Gli agenti hanno tentato anche di rintracciare il proprietario di un’altra vettura con targa italiana parcheggiata dietro la sua, sperando che spostandola si creasse lo spazio per farlo uscire: «Non se ne sono affatto disinteressati, anzi, hanno fatto tutto il possibile».

L’ufficiale intervenuto, aggiunge Mascioni, si è anche scusato, sebbene non avesse responsabilità relative all’operatore. Il paradosso resta: una sosta irregolare accertata, la Polizia locale sul posto e disponibile a intervenire, ma nessuna possibilità concreta di rimuovere il mezzo. Mascioni e la famiglia hanno quindi dovuto aspettare fino alle 22.45 il ritorno dei proprietari del Suv: «Sono arrivati con il gelato in mano e aria stupita», racconta.

E lui li ha ringraziati sarcasticamente per la “lezione di civiltà”. La coda social, però, racconta forse la parte più significativa. Mascioni aveva pubblicato l’episodio in un noto gruppo social cittadino, ma in poco tempo il confronto è degenerato: insulti, attacchi personali e perfino inviti a rompere vetri o reagire con la violenza: «C’erano già una settantina di commenti, stava diventando una fogna».

Le due facce

Così ha cancellato tutto. Avrebbe potuto lasciare che l’indignazione corresse, forte di una disavventura esasperante. Ha preferito sottrarsi alla spirale dell’insulto e ripubblicare poi la storia sul proprio profilo. Restano così due facce della stessa serata: la rabbia di chi rispetta le regole e scopre che, anche con gli agenti presenti e disponibili, non sempre esistono gli strumenti per farle rispettare fino in fondo; e la scelta di non trasformare quella rabbia in odio social.

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