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Farfalle e cambiamento climatico: studio pubblicato da Nature rivela


BOLZANO. Anche le farfalle, ad oggi, sembra stiano subendo gli effetti del cambiamento climatico: i loro habitat non sono più gli stessi e per questo motivo sono costrette a spostarsi e a cercare condizioni di vita più adeguate. 

Sulla rivista scientifica Nature, è stato pubblicato uno studio che analizza proprio questi aspetti: areali di distribuzione, modifiche di questi, e conseguenze per questi fragili e affascinanti insetti che ci vivono. Il team di ricerca della Monash University di Melburne ha analizzato oltre 6.100 cambiamenti nelle aree di distribuzione di 1.758 specie di farfalle e alle osservazioni hanno partecipato 68 esperti ed esperte. Tra l'elenco di questi, figura anche Elia Guariento, biologo dell’Istituto per l’ambiente alpino di Eurac. 

Questo studio, svolto su scala internazionale ha analizzato dati provenienti da 105 paesi diversi e vista la partecipazione del ricercatore Guariento, anche le specie presenti in Alto Adige e nella regione alpina sono state prese sotto esame. 

Nell’articolo caricato sulla sezione “Ecology and Evolution”, si mostra come l’80% delle specie abbia ampliato il proprio areale di distribuzione e abbia colonizzato nuove aree. Allo stesso tempo però emergono altri dati interessanti perché, l’areale di distribuzione del 27% delle specie sembra essersi ridotto e il 22% delle specie si è invece spostato ad altre altitudini per trovare condizioni di vita adeguate. 

In Alto Adige e più in generale nella regione alpina, dove le temperature si stanno alzando rapidamente, notiamo chiaramente che alcune specie si stanno insidiando a quote più elevate e nuove specie si stanno diffondendo - spiega il biologo Guariento -. Negli ultimi anni abbiamo individuato diverse specie a quote alle quali non ce le aspettavamo, ad esempio la farfalla Apollo. Questa ricerca conferma che si tratta di un fenomeno evidente anche a livello globale”. 

L’esperto, da quasi dieci anni conduce censimenti sulle farfalle in Austria e in Alto Adige e spiega come mai i dati emersi dallo studio scientifico documentino soprattutto un estensione degli areali di questi insetti: “Se in una zona compare una specie che prima non era mai stata osservata, lo si registra rapidamente. Quando invece le specie diminuiscono perché non trovano più le condizioni adeguate, o addirittura scompaiono, ci vuole più tempo per confermarlo. Per seguire con precisione questi sviluppi, sono necessari programmi di monitoraggio a lungo termine, ma ce ne sono ancora troppo pochi” sottolinea Guariento. 

Poi, esistono ancora molte zone inesplorate come ad esempio le regioni tropicali, ricchissime di biodiversità: delle specie che vivono in questi luoghi le conoscenze e le informazioni disponibili sono ancora effettivamente limitate. 

Dove i dati ci sono però, emerge un quadro di profondi cambiamenti: “In 32 Paesi infatti, sono state documentate variazioni nella distribuzione di un quarto delle specie di farfalle conosciute, mentre in dieci paesi queste variazioni hanno interessato addirittura più della metà delle specie” riporta Eurac nel testo dedicato all’articolo scientifico pubblicato su Nature (il più ampio mai condotto). 

Uno studio dettagliatissimo, che ha in seguito analizzato anche le motivazioni di questi cambiamenti e che Eurac riporta riassumendoli (Qui il link): “L’espansione degli areali di distribuzione e la migrazione verso quote più elevate sono legate soprattutto al riscaldamento climatico e agli eventi meteorologici estremi. Quando invece gli areali di distribuzione si riducono, spesso giocano un ruolo importante i cambiamenti nell’uso del suolo".

Le esigenze delle farfalle in termini di habitat sono ben note ed essendo tra gli insetti più studiati, questi esemplati vengono ritenuti importantissimi bioindicatori dei cambiamenti climatici (come lo sono anche muschi, epatiche e antocerote): “Costituiscono un sistema di allerta precoce - conclude Guariento -. I risultati dello studio sono quindi davvero allarmanti. Se la aree di distribuzione delle farfalle subiscono cambiamenti così significativi, possiamo presumere che lo stesso valga anche per altri gruppi di insetti solo che, a causa della mancanza di dati, non ne siamo a conoscenza”.