okayduckyachtclub.xyz

'Fatemi affrontare la maturità con la mia insegnante di sostegno' - Tuttoscuola


LA LETTERA

Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera di uno studente con grave disabilità, che si appresta quest’anno ad affrontare l’esame di maturità senza la docente di sostegno con la quale ha costruito negli ultimi due anni un fruttuoso percorso formativo personalizzato, di crescita come studente e come persona. Il motivo? La docente ha vinto un concorso su posto comune in altra provincia, e benché sia disponibile ad accompagnare il “suo” studente fino alla maturità, ciò non è consentito dalle “regole”.

Comprendiamo che esistono precise norme, alle quali l’amministrazione scolastica deve attenersi, ma vogliamo condividere con tutti una riflessione di ordine generale: è possibile che un Paese che destina un quarto dell’esercito di docenti della scuola statale al sostegno, e che per questo investe ormai una decina di miliardi di euro l’anno, debba lasciare questo e tantissimi altri studenti con disabilità – ai quali viene cambiato ogni anno il riferimento, oppure viene assegnato un docente non specializzato, tanto meno nella patologia di cui soffrono – senza il supporto di cui avrebbero bisogno? E’ paradossale. Una vera e propria eterogenesi dei fini. È giunto il momento di prendere atto che il sistema attuale del sostegno – stratificatosi nel corso di decenni e progettato quando il numero di alunni con disabilità e quindi anche di docenti di sostegno erano molto inferiori – non regge più e non garantisce un equilibrato e soddisfacente rapporto tra l’enorme investimento sostenuto e il servizio che viene garantito a chi ne ha bisogno. Di recente è stato fatto un passo significativo, consentendo a determinate condizioni la possibilità di confermare, su richiesta della famiglia, il docente di sostegno a tempo determinato (legge 106/2024). Ma è l’impianto complessivo ad essere ormai inadeguato e insostenibile (i posti di sostegno sono ormai un quarto del totale, ma oltre la metà sono precari, il tasso di discontinuità didattica resta a livelli inaccettabili, non volendo entrare qui nelle criticità didattiche e organizzative). Serve ormai un cambio di paradigma, per quanto sia complesso e richieda tempo realizzarlo.
In attesa che questa consapevolezza si traduca in disegno politico (tra un anno si vota, le forze politiche se la sentono di prendere un impegno su questo?), e tornando al caso specifico, solo un intervento “dall’alto” (lo studente si appella al Ministro dell’istruzione e pure al Presidente della Repubblica) può forse restituire all’autore della lettera la propria insegnante di sostegno attraverso l’assegnazione straordinaria sulla precedente sede anche per il suo ultimo anno di scuola (poi difficilmente troverà ulteriore sostegno se vorrà continuare gli studi). Un atto di umanità che il rigido (e inefficiente) sistema di reclutamento dei docenti non prevede.

A seguire la lettera che abbiamo ricevuto.

Gentile redazione,

Mi chiamo G. L. D., ho 17 anni e sono uno studente con disabilità grave di natura fisica, legata a una rara sindrome genetica sistemica che coinvolge diversi organi e apparati. Frequento l’I.T.T. “E. di Savoia – F. Caracciolo” di Bari e a settembre inizierò la quinta superiore, l’anno della maturità.

Da due anni sono seguito dalla professoressa I. F., la mia insegnante di sostegno. In questi due anni non abbiamo costruito soltanto un rapporto di fiducia. Abbiamo costruito un percorso di crescita, fatto di metodi di studio, strategie e tecniche di apprendimento pensate sulle mie difficoltà e sulle mie possibilità. È stato un lavoro lungo, che ha richiesto grande impegno da parte di entrambi e che mi ha aiutato a diventare più autonomo, più sicuro e più consapevole delle mie capacità.

Cambiare insegnante adesso non significherebbe soltanto conoscere una persona nuova. Significherebbe rischiare di disperdere un lavoro costruito in due anni, proprio nell’anno in cui dovrebbe accompagnarmi alla maturità e al successo formativo.

Quest’anno la professoressa I. F. ha vinto un concorso su posto comune ed è stata assunta a tempo indeterminato in un’altra provincia. È disponibile a seguirmi ancora per un solo anno, fino alla maturità.

Ed è qui che nasce il paradosso.

Se fosse rimasta una docente a tempo determinato sul sostegno, esiste una procedura che, in determinate condizioni, potrebbe consentirmi di continuare con lei. Ora che è diventata di ruolo, questa possibilità non è prevista.

Io, però, non sono cambiato.
La mia disabilità non è cambiata.
Il mio bisogno di continuità non è cambiato.
È cambiato soltanto il contratto della mia insegnante.

Da mesi mia madre scrive al Ministro dell’Istruzione e del Merito, all’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia e all’Ambito Territoriale di Bari, chiedendo che venga trovata una soluzione.
Anche il Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità si è espresso favorevolmente rispetto alla necessità di tutelare la continuità del mio percorso.

Eppure, ad oggi, una soluzione concreta non è ancora arrivata.

Io non chiedo un privilegio. Chiedo che non venga cancellato un lavoro costruito con fatica, impegno e risultati.

Signor Ministro,

mia madre Le ha già scritto più volte.
Oggi Le scrivo io.

Le chiedo di guardare concretamente questa situazione e di verificare se possa essere trovata una soluzione che permetta alla mia insegnante di mantenere il ruolo che ha conquistato e, nello stesso tempo, di accompagnarmi ancora per questo ultimo anno.
Non Le chiedo un favore. Le chiedo di tutelare un percorso educativo che sta funzionando e che rischia di essere interrotto proprio alla fine.

Signor Ministro,  non lasci che tutto questo lavoro venga disperso proprio adesso.

E mi rivolgo anche al Presidente della Repubblica.

Signor Presidente,
so che non spetta a Lei decidere l’assegnazione di un docente.

Ma Lei rappresenta la Repubblica e i principi della nostra Costituzione. Le chiedo di ascoltare la mia voce e di aiutarmi a far capire alle istituzioni che dietro una questione amministrativa c’è un ragazzo con disabilità grave, ci sono due anni di lavoro e di crescita e c’è una maturità da affrontare.

A chi legge chiedo soltanto questo: se al mio posto ci fosse vostro figlio, accettereste che proprio nell’anno della maturità venisse interrotto un percorso costruito in due anni, anche se la sua insegnante è disponibile a continuarlo?

Vorrei soltanto poter arrivare alla maturità continuando il percorso che mi ha portato fin qui.

G. L. D.
17 anni
Studente con disabilità grave

© RIPRODUZIONE RISERVATA