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Fedorov consulente della Difesa, Mosca attacca l’Italia: «Scelta ridicola». E arriva anche il gelo di Zelensky


ROMA Un doppio fronte politico. Con la Russia di Putin e l'Ucraina di Zelensky. Si apre in un colpo solo con la nomina a consulente della Difesa italiana dell'ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov. Il "mago dei droni" che ha ribaltato le sorti del conflitto ad Est innovando e potenziando le forze armate ucraine.

Un vero incubo per l'esercito russo. Ma anche un rivale politico dichiarato per il presidente con la mimetica che comanda l'Ucraina in guerra. È di ieri lo sfogo del governo russo, per bocca della portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova: «Una scelta ridicola e degna di una favola satirica dello scrittore italiano Gianni Rodari». Mentre già dalla scorsa settimana, riferiscono fonti qualificate al Messaggero, il governo ucraino e lo stesso Zelensky hanno fatto pervenire con discrezione a Palazzo Chigi l'irritazione per la nomina di Fedorov, il più temibile rivale politico di "Volodymyr" che a giorni alterni chiede le elezioni e quelle elezioni, sondaggi alla mano, potrebbe perfino vincerle. Il caso Fedorov è un piccolo groviglio diplomatico che spetterà a Giorgia Meloni e al governo districare. La premier non ha mai commentato la nomina. Né ha risposto ieri alle provocazioni russe, rispedite al mittente invece dal ministro della Difesa di FdI: «Ci vorrebbero deboli e indifesi». La raccontano tuttavia indisposta per il can-can mediatico su una vicenda che non ha seguito in prima persona e che ha irritato non poco l'alleato Zelensky. Il cui entourage lamenta di non essere stato messo al corrente per tempo della nomina di Fedorov. Andiamo con ordine. La consulenza - gratuita - viene annunciata dallo stesso Crosetto lo scorso 28 agosto con tre foto postate sui social che testimoniano gli abbracci e i sorrisi fra "colleghi" al ministero di via XX settembre. Per chiunque si intenda di difesa, assoldare Fedorov come consulente è un vero e proprio "colpaccio" di mercato.

L'ex ministro ucraino, allontanato da Zelensky a metà luglio con un repentino cambio della guardia alla guida delle forze armate che ha sollevato proteste in tutto il Paese, non è un politico qualsiasi. Trentacinque anni, già responsabile delle campagne digitali del candidato Zelensky, è un "enfant prodige" della guerra 2.0 fatta di droni e algoritmi. Ha rivoluzionato le forze armate ucraine, invertito le sorti del conflitto. Le sue conoscenze e le informazioni di cui dispone sulle tecnologie militari e le tecniche di difesa messe in campo dalla resistenza ucraina sono oro colato per un Paese Ue che deve rinnovare il comparto Difesa, svecchiarlo. E di converso dal governo assicurano che Fedorov non avrà accesso a informazioni classificate della Difesa italiana. Fin qui la parte "tecnica". Poi c'è il caso politico e diplomatico. Passino gli insulti e le provocazioni da Mosca, che certificano un pessimo stato dei rapporti bilaterali.

Il caso diplomatico

La novità semmai è l'irritazione di Zelensky, fatta pervenire a Palazzo Chigi, nel vedere il suo arcirivale politico nelle vesti di consulente a Roma. A Kiev la nomina non è passata inosservata. «Misha, sei impazzito? Con l'accesso ai segreti di Stato hai deciso di aiutare non le Forze armate ucraine ma un altro Paese?» ha gridato a "Mykhailo" Yuriy Lamelchuk, deputato di spicco di "Servitore del Popolo", il partito del presidente. Da parte sua ieri Crosetto, rispondendo alle invettive di Zakharova, ha messo i puntini sulle i: «Capisco che preferirebbero che le scelte per l'Italia potesse farle qualcuno che senta Mosca prima ma per adesso non è ancora così e si ragiona pensando solo a Roma e non Mosca, Kiev o Washington». Ovvero: Fedorov è una scelta che conviene anzitutto all'Italia.

Intanto quella scelta agita le acque sull'asse Roma-Kiev. E riporta i riflettori su un terreno politicamente delicato per Meloni. Dietro le quinte la premier conferma il sostegno militare a Kiev: ancora ieri Tajani annunciava un tredicesimo pacchetto di aiuti e armi in arrivo. In pubblico, con l'antimilitarista Vannacci in agguato, preferisce parlare di aiuti alle famiglie e rimedi contro i rincari a cui lavora il governo. Ieri a dare la linea sul Fedorov-gate ci ha pensato Giovanni Donzelli, responsabile dell'organizzazione di FdI. Poche parole, eloquenti. La nomina? «È una scelta del ministro della Difesa. E comunque quando Crosetto fa una scelta normalmente ha sempre ragione e ne siamo sempre tutti felici e soddisfatti».

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