Lessico.
19 agosto 2026 alle 00:43
Il neologismo più tragico resta in cima alle ricerche sul portale Treccani, prima di maranza e fake newsFemminicidio è la parola più consultata sul portale treccani.it dall’inizio del 2026, davanti a maranza e fake news, che occupano rispettivamente il secondo e il terzo posto. Seguono overtourism, influencer, smart working, follower, rider, meme e selfie.Parole nuove fino a poco tempo fa, entrate ormai nei vocabolari e diventate abituali nel linguaggio di tutti i giorni, negli organi di informazione e nei fatti di cronaca, fino a imporsi nell’uso comune e tra le ricerche del portale Treccani.
È il caso di “femminicidio”, la cui diffusione risponde alla drammatica necessità di nominare con precisione l’«uccisione di una donna da parte di un uomo, spesso il marito o il compagno, all’interno di una cultura in cui le donne vengono spesso oppresse e sottoposte a violenza per il loro genere». Registrato tra i neologismi, entrato poi nel vocabolario Treccani, è stato scelto dall’Istituto come parola dell’anno 2023 per la sua rilevanza socioculturale. Particolare il caso di “maranza”, neologismo che negli anni Ottanta e Novanta del Novecento indicava un «abitante perlopiù delle periferie urbane, non per forza giovane, zotico, rozzo, che cerca di mettersi in mostra», ed ha poi ampliato il suo significato al «giovane che fa parte di gruppi di strada chiassosi, prepotenti e riconoscibili per l’abbigliamento vistoso e per il linguaggio e il modo di fare volgari».
Internet e i social media hanno poi consacrato “fake news”, espressione inglese utilizzata per indicare le «notizie false, diffuse apposta online e fatte circolare rapidamente». “Overtourism” è passato invece dal lessico specialistico al linguaggio giornalistico, politico e istituzionale con il significato di «sovraffollamento turistico, cioè la presenza esagerata di turisti in alcuni periodi dell’anno in città e luoghi famosi, che provoca o può provocare danni ai monumenti e all’ambiente, oltre a disagi per i residenti». Legato alla nascita di nuove professioni è “influencer”, usato per riferirsi a «un personaggio popolare sui social network, che può influenzare i comportamenti, le scelte e gli acquisti di un certo pubblico (i “followers”, cioè le persone che lo seguono», che risultano al settimo posto).
Tra i neologismi molto consultati “smart working” (che sarebbe meglio sostituire con l’italiano “lavoro agile”), diffusosi durante la pandemia fino a diventare una denominazione corrente per la «flessibilità prevista dalla legge all’interno di un rapporto di lavoro, per aumentare la produttività e facilitare il lavoratore o la lavoratrice nel conciliare l’attività lavorativa con le esigenze personali». Completano la classifica “rider”, che indica «una persona che fa consegne a domicilio, soprattutto di piatti pronti, tramite una bicicletta equipaggiata» e si è affermato più dell’italiano ciclofattorino; “meme”, coniato nel 1976 dal biologo Richard Dawkins a partire dal greco “mímēma”, per designare un elemento culturale replicabile per imitazione, oggi sul vocabolario per indicare «un contenuto (foto, video, disegno, ecc.) che si trasmette da una persona all’altra tram ite i social media, diventando virale, cioè molto diffuso»; e “selfie”, «l’autoscatto fatto con la fotocamera, di solito di uno smartphone o di una webcam, che viene spesso condiviso sui social network».
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