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Festival dell'Aerospazio: «Anche la Sardegna si prepari alle sfide dell'economia lunare» - L'Unione Sarda.it


La prossima avventura lunare vedrà l’Italia in prima fila. Il Paese parteciperà alla nuova stagione dell’esplorazione della Luna con tecnologie e infrastrutture destinate a diventare fondamentali: dai moduli abitativi italiani alla futura rete di comunicazione e navigazione Moonlight, una sorta di “internet” o GPS lunare. E non ci sarà soltanto Luca Parmitano: altri due astronauti italiani sono destinati a partecipare alle prossime missioni.

Il tema è stato al centro del confronto della prima giornata del Festival dell'Aerospazio, in corso al Museo Archeologico di Olbia, sulla Space Economy lunare. Il giornalista Emilio Cozzi ha moderato e intervistato i relatori Marcello Spagnulo, ingegnere aeronautico, scrittore e consigliere scientifico, Mario Cosmo, direttore dei programmi di ricerca dell’ASI, Annamaria Piras, Director of LEO and Artemis Programs Directorate in the Thales Alenia Space Domain of Exploration and Science; Vincenzo Giorgio, vice presidente Thales Alenia Space e CEO ALTEC e Ugo De Ceglie, CTO della Divisione Spazio di Leonardo.

Si è partiti  dalla natura della cooperazione spaziale, profondamente cambiata. La NASA ha modificato il proprio approccio strategico e il ritorno sulla Luna è ormai parte di una competizione internazionale nella quale gli Stati Uniti rappresentano il principale driver. In questo nuovo scenario, ha spiegato Spagnulo, il peso dei diversi Paesi dipenderà anche dal contributo tecnologico e industriale che saranno in grado di mettere in campo. Una delle conseguenze di questo cambiamento riguarda Lunar Gateway, la stazione spaziale internazionale che era prevista in orbita intorno alla Luna. La priorità americana si sta spostando verso una presenza più stabile direttamente sulla superficie lunare. Ma, ha sottolineato Annamaria Piras, il lavoro sviluppato per Gateway non è stato perso. La sfida, tuttavia, non riguarda esclusivamente la tecnologia. Il vero interrogativo è come costruire una futura economia lunare. «Oggi è ancora un’ipotesi – ha spiegato  – ma non possiamo prescindere dal cominciare a immaginarla».

Per questo è fondamentale sviluppare già oggi competenze e infrastrutture capaci di trasformarsi domani in servizi. È questa la logica alla base del nuovo Centro di simulazione e controllo delle missioni robotiche lunari, che ha come obiettivo guidare e controllare da Terra i robot che esploreranno il suolo lunare, testando tecnologie, sistemi ed esperimenti per la superficie della Luna. Il centro servirà a simulare le condizioni operative della Luna e a trasferire sull’ambiente lunare le competenze maturate in oltre vent’anni di attività in orbita bassa. Una delle difficoltà maggiori sarà, infatti, proprio garantire servizi e operazioni anche nei lunghi periodi in cui gli astronauti non saranno presenti. Per Ugo de Ceglie, il punto strategico è chiaro: chi possiede o gestisce un’infrastruttura diventa anche un soggetto abilitato a fornire servizi. È qui che si giocherà una parte importante della futura competizione. «Investire oggi in tecnologia e innovazione significa andare a intercettare i volumi economici di domani», ha spiegato, ricordando che programmi come Moonlight potranno progressivamente aprire spazio agli operatori commerciali.

Le stime sull’economia lunare sono ancora molto variabili, ma alcune grandi società internazionali di consulenza ipotizzano un mercato compreso tra 245 e 566 miliardi di dollari. Secondo Spagnulo, circa il 60% potrebbe essere legato alla costruzione delle infrastrutture: razzi, veicoli, sistemi logistici e strutture necessarie per operare sulla superficie e in orbita. Una partita nella quale il settore privato avrà un ruolo crescente.

ll vero salto economico arriverà quando le infrastrutture saranno operative e potranno generare servizi continuativi. In questo scenario si inserisce anche Argonaut, il lander europeo destinato a portare carichi sulla superficie lunare. Il suo valore, secondo gli esperti, sta anche nella possibilità per l’Europa di acquisire una maggiore autonomia rispetto ai lanci americani. Non soltanto una missione, dunque, ma l’inizio di una capacità operativa che potrebbe consentire, in prospettiva, missioni regolari, una o due volte l’anno, per trasportare strumenti scientifici e infrastrutture commerciali. La vera sfida sarà, però, ciò che accadrà dopo l’atterraggio.

«Una volta arrivati sulla Luna bisognerà proseguire con le attività», è il concetto emerso dal confronto. Serviranno centri operativi, gestione dei dati, controllo dei veicoli e servizi destinati tanto alla comunità scientifica quanto agli operatori commerciali.

Per Mario Cosmo, la partita riguarda anche la Sardegna e soprattutto le nuove generazioni. «Le risorse più preziose siete voi», ha sottolineato rivolgendosi ai molti giovani studenti presenti alla conferenza. Dall’estrazione delle risorse lunari alle tecnologie sviluppate per l’esplorazione, molte delle innovazioni spaziali potranno avere ricadute anche sulla Terra, contribuendo a utilizzare meglio le risorse e a ridurre l’impatto ambientale. «Se è vero che lo spazio ha le sue radici in Sardegna – ha detto Cosmo – le prospettive di lavoro nel settore sono innumerevoli». Da qui il richiamo a completare il panorama delle opportunità con l’attivazione di una facoltà di Ingegneria aerospaziale nell’Isola. La Luna, dunque, non soltanto una nuova destinazione ma laboratorio nel quale si stanno già costruendo le tecnologie, le competenze e i servizi di un’economia ancora tutta da definire. Leonardo guarda a questa trasformazione con l’obiettivo di anticipare le nuove esigenze.

«Quando faremo i soldi dalla Luna? Quando riusciremo a offrire servizi attrattivi», è il ragionamento emerso dal confronto. Non necessariamente nel breve periodo, ma nel medio termine. L’esempio dell’osservazione della Terra dimostra del resto come gli investimenti spaziali possano richiedere decenni prima di trasformarsi in un mercato maturo. Tecnologie nate per la ricerca possono diventare strumenti commerciali, generare servizi, creare competenze, finanziare borse di studio e dottorati.

Per Spagnulo, è proprio questa la fase che stanno vivendo le nuove generazioni: «I giovani devono sapere che stanno vivendo un momento di cambiamento che porta verso nuove frontiere». La nuova corsa alla Luna non soltanto sfida scientifica e tecnologica, ma anche industriale, economica e occupazionale e l’Italia, con le proprie competenze, punta a giocare la sua partita.

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