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Festivalfilosofia, algoritmi e IA, efficienza ma anche incertezza - Libri - Ansa.it


(di Paolo Petroni) Gli algoritmi da cui oramai dipende la nostra vita "sono strumenti assolutamente efficienti e che hanno risolto molti problemi altrimenti incalcolabili, ma assieme, come per l'Intelligenza artificiale, hanno una perentorietà nel dare i risultati cui noi ci affidiamo con tranquillità, in modo quasi ancillare, ma in realtà è molto complicato sapere se ha davvero risposto alle nostre aspettative o ha prodotto risultati incerti, distorti", spiega Paolo Zellini ex docente di analisi numerica a Tor Vergata e uno dei grandi matematici italiani. Quello su cui insiste è la propagazione e l'ampliarsi dell'errore. "Si tratta di comandi complicatissimi - spiega - con algoritmi che hanno milioni di numeri, che poi elaborano con miliardi di operazioni di cui noi non abbiamo alcuna possibilità di conoscenza e basta vi sia un minimo errore di partenza o nella richiesta che è stata fatta che questo andrà moltiplicandosi e ingrandendosi senza che noi lo si possa sapere, perché i suoi calcoli sfuggono alla nostra comprensione". Quindi invita a accogliere sempre i risultati con una qualche diffidenza e a avere coscienza che nei suoi processi può produrre risultati collaterali imprevisti inadeguati, da noi imprevedibili. "Efficienza e incertezza convivono nel calcolo digitale su larga scala - conclude - l'una ha bisogno dell'altra, una provvidenziale complementarietà che ha anche il risultato di scongiurare posizioni unilaterali e massimaliste".
I problemi della rete, dell'informatica e soprattutto dell' IA sono naturalmente una delle questioni più proposte in questo Festivalfilosofia il cui tema quest'anno è Caos. Del resto Guido Tonelli, ex docente dell'università di Pisa e oggi fisico al Cern di Ginevra, ricorda che davanti al caos gli umani hanno in genere paura, temono di non riuscire più a stabilire un ordine, e quindi la perentorietà appunto delle risposte dell'IA sono viste come provvidenziali. Però, se abbiamo chiamato cosmo, che vuol dire etimologicamente ordine, armonia, sentendoci tranquillizzati dal sole e i pianeti col loro millenario, regolare svolgersi e ruotare, a inizio secolo abbiamo realizzato che l'ordinario non si confà alle distanze più infinite e che sotto l'apparente stabilità dei corpi macroscopici si sviluppa la danza frenetica delle particele elementari, una sarabanda caotica di minuscoli componenti evanescenti. A questo aggiunge come il caos domini anche realtà come i buchi neri e i blazar, le stelle quasar e così via, dicendoci che "ci sovrasta un caos grandioso nascosto nelle profondità del cielo sopra le nostre teste e sotto i nostri piedi cui dobbiamo quindi guardare con occhi diversi al caos, da quelli che ci illudono dal nostro placido punto di osservazione che tutto sia ordinato e tranquillo".
Hanno allora un senso quei Cigni neri, quegli avvenimenti imprevedibili, anche se con una loro essenza preordinata che a noi però sfugge, che vanno da certe crisi economiche alla pandemia a accadimenti minori ma importanti, di cui ha parlato, ma con atteggiamento positivo, Elena Esposito, sociologa dei processi culturali all'università di Bologna. Negli ultimi tempi questi sono andati intensificandosi e acquistando una valenza dirompente. Non si tratta - sottolinea - di eccezioni alle regole statistiche, perché non si tratta di eccezioni che confermano le regole, ma eventi che le mettono in dubbio. A aiutarci arrivano gli algoritmi di machine learning, capaci di elaborare previsioni diverse da quelle probabilistiche che nascono dal cercar di capire variabili e reazioni relativamente stabili, così da poterci costruire sopra delle regole. Gli algoritmi infatti non si preoccupano e non sanno spiegare, ma elaborano una tale quantità di dati che eccedono le nostre capacità di comprensione elaborando configurazioni e correlazioni operando su strutture inconoscibili. In questo caso, nonostante possano amplificare distorsioni e confondere correlazioni, per la studiosa, questa non è una debolezza, perché possono anche produrre previsioni corrette anche se noi non siamo in grado di spiegarle, dandoci comunque una possibilità di prevenzione e di preparazione.
In tutto questo è appena uscito un libro di Anne Alombert, studiosa dei rapporti tra vita e tecnologia e docente all'università di Parigi VIII, 'La stupidità artificiale' (ed.
Vita e Pensiero) che mette in guardia dal nostro quotidiano delegare all'Ia le nostre scelte, da una strada a un ristorante e così via, spossessandoci dai nostri saperi e capacità, come Platone temeva sarebbe accaduto con la nascita della scrittura, che nella sua adozione sociale e individuale a visto gli scritti sottrarsi ai pericoli di un monopolio: anzi questa è stata messa al servizio della democrazia, mentre gli utenti odierni sono passivi davanti alle macchine che utilizzano di cui non sano nulla e che altri comandano, finendo per controllare il nostro pensiero. Dovremmo quindi, invita la studiosa, utilizzare tecnologie digitali che esistono e "non riposano su modelli affaristici tossici e piattaforme che non cercano di automatizzare i nostri comportamenti individuali, ma di favorire la condivisione dei saperi e la deliberazione collettiva".