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Festivalfilosofia, indagare il caos per trovare una via di uscita - Libri - Il libro in piazza - Ansa.it


 Viviamo in un mondo in cui è diventato spesso molto difficile distinguere la verità dalla menzogna, in cui l'Ai è un grande aiuto ma anche una grande mistificazione un pericolo, in cui tornano ferocie, e stermini di cui si era detto 'mai più', in cui l'altro invece di una ricchezza è additato come un pericolo, in cui le guerre si moltiplicano e allungano con conseguenze che gettano il mondo nel caos. Proprio caos è allora, non a caso, il tema attorno al quale si svilupperà il 26/o Festivalfilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo il 18, 19 e 20 settembre con al centro 58 tra lezioni magistrali e dibattiti.
    Una scelta, questa del Festival che, davanti a un quadro così pessimista vuole implicitamente aprire alla speranza: ''Caos è il vuoto senza differenze. Etimologicamente, non significa né disordine né confusione: è una condizione di apertura che, in qualche modo, fa sì che tutto sia possibile'', spiega infatti Massimo Cacciari, membro del comitato scientifico, che aggiunge: ''Molte certezze del passato si sono disgregate, sono franate, è come se fossimo davanti a un ponte crollato e occorra fare un salto, andare a vedere cosa ci attende sull'altra sponda, dove cercar di cogliere indicazioni su cosa fare per quello che verrà''. La sua lezione magistrale partirà quindi da quella visione che è centrale nella cultura greca arcaica in cui il chaos è visto come creatività e metamorfosi, occasione per affrontare la complessità di un mondo che pare in via di dissoluzione.
    In somma non è il nulla il vuoto del caos, termine cui, in genere, si attribuisce un significato negativo, ma, sottolinea Barbara Carnevali anche lei del comitato scientifico del Festival, ''è una parola ambigua, ambivalente: può indicare una situazione di crisi, ma anche le potenzialità di rigenerazione''. Bisogna saper analizzare le cose e capire, come farà lei nella sua lezione, quanto si perde nel momento in cui le relazioni politiche, economiche, personali, sociali, nazionali e internazionali finiscono per fondarsi esclusivamente su rapporti di potere e forza.
    Questo solo per far capire i punti di partenza e fili conduttori di questa, precisa Daniele Francesconi, direttore del Festival, che ci tiene citare la Lectio Michelina Borsarie per ricordare colei che ne fu animatrice sin dall'inizio e recentemente scomparsa. Le lezioni vedranno il ritorno di storici e amatissimi protagonisti, da Umberto Galimberti a Michela Marzano, Adriana Cavarero a Ivano Dionigi, Roberto Esposito, Maurizio Ferraris, Simona Forti, Carlo Galli, Stefano Massini, Salvatore Natoli, il cardinale Gianfranco Ravasi, Massimo Recalcati, cui si aggiungono oramai voci nuove, che quest'anno saranno 18, da Serenella Iovino a David Armitage, da Luke Kemp a Carlo Ossola. Ma il festival ha una visione multidisciplinare e così, accanto a interventi di scrittori come Domenico Starnone, Paolo Di Paolo o Andrea Pennacchi, ci saranno gli scienziati per analizzare le logiche del caos, mentre altri docenti affronteranno le questioni politiche e geopolitiche, il disordine e la crisi globale: si parlerà poi dei rischi di come le persone si adattano al disordine e si allargherà lo sguardo alle cosmogonie, parlando anche delle grandi apocalissi e rigenerazioni culturali, come quella di Babele, figura di caos per eccellenza. A tutto questo si aggiungeranno le lezioni sui grandi classici legati al tema, la base da cui sempre bisogna partire.
    Gli appuntamenti tutti gratuiti saranno oltre 150 in tre giorni nelle tre sedi e comprenderanno anche, come sempre, un ricco programma creativo, con quasi 40 mostre e installazioni, diversi appuntamenti divulgativi che, per dare solo pochissime indicazioni, andranno da un ricordo di Margherita Hack a un reading di Mario Tozi sulle responsabilità umane del cambiamento climatico, per arrivare al calcio e lo sport quando rispecchia le conseguenze di una geopolitica estrema. Tra i protagonisti Pinocchio, in due mostre al Civico e al Museo delle figurine di Modena, mentre a Carpi, a Palazzo Pio, sarà protagonista la civiltà antica egizia con i suoi enigmi.
    Infine, visto che tutte e tre le città sono coinvolte, entra i n gioco pure la tradizione culinaria della regione, rivisitate attraverso quei menù filosofici che furono ideati da Tullio Gregory, o cui avvicinarsi con le Razion sufficienti servite al mercato a prezzi popolari, per andare incontro alle migliaia di persone che arrivano, di cui una gran parte di giovani, di studenti, che si vedono poi in piazza chini su quaderni a prendere appunti alle lezioni magistrali, speso impegnative.
    Il festival, che si avvale nell'insieme di circa 200 partner culturali, nasce dall'impegno congiunto dei soci del Consorzio, i tre Comuni, la Fondazione Collegio San Carlo, la Fondazione di Modena e quella della Cassa di risparmio di Carpi.
   

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