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Fileni a tutto bio: benessere animale e sostenibilità per crescere in Ue


NATA fra le campagne marchigiane, Fileni è oggi riconosciuta come uno dei principali brand nazionali nel settore delle carni...

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NATA fra le campagne marchigiane, Fileni è oggi riconosciuta come uno dei principali brand nazionali nel settore delle carni avicole, oltre che primo produttore in Italia di carni biologiche. A ricordare il passato e immaginare il futuro dell’azienda c’è Massimo Fileni, vicepresidente del Gruppo Fileni.

Fileni, come avete iniziato? "La nostra storia inizia nel 1965 nelle Marche, a Cingoli precisamente, da un’intuizione imprenditoriale di nostro padre Giovanni. In oltre sessant’anni di sviluppo, da realtà familiare siamo diventati uno dei principali operatori italiani del settore avicolo, costruendo progressivamente una filiera sempre più integrata e sostenibile e mantenendo sempre un solido legame con il territorio e con i valori originari dell’azienda. Nella nostra storia imprenditoriale abbiamo, infatti, saputo unire crescita e attenzione alla qualità, sviluppando un modello d’impresa che mette insieme competitività, sostenibilità e responsabilità sociale, anche come Società Benefit e attraverso la certificazione B Corp".

Quali sono le prospettive di crescita per il 2026? "Per il 2026 stiamo proseguendo nel nostro percorso di crescita, puntando sul nostro posizionamento distintivo su prodotti a maggiore valore aggiunto, oltre che su investimenti continui in innovazione ed efficienza. Continueremo, inoltre, ad investire in sostenibilità lungo tutta la filiera, con la convinzione che la crescita di un’impresa oggi debba necessariamente generare valore non solo economico, ma anche ambientale e sociale".

Come state attuando i programmi di internazionalizzazione? "Oggi circa il 10% dei nostri ricavi arriva dai mercati esteri. Siamo presenti in Germania, Francia, Paesi Bassi, Spagna, Grecia, Portogallo, Repubblica Ceca e Romania. La nostra strategia punta a sviluppare ulteriormente la presenza nei mercati europei, dove cresce la domanda di prodotti di qualità e con elevati standard di sostenibilità e benessere animale".

Qual è stato l’andamento del comparto zootecnico? "Nel 2025 abbiamo registrato dati in incremento anche per il comparto zootecnico della vendita di mangime a terzi e per il segmento uovo, con un fatturato per quest’ultima business unit in aumento del 40% sul 2024 e con prospettive di una crescita significativa anche nel 2026, grazie all’ampliamento della capacità produttiva. Parallelamente, abbiamo continuato a investire anche nel benessere animale e nell’innovazione degli allevamenti, in particolare biologici".

Ci può illustrare il nuovo impianto per la valorizzazione dei sottoprodotti (farine e grassi per il pet-food)? "Si tratta di uno degli investimenti strategici più importanti che abbiamo realizzato nel 2025, all’interno di un piano complessivo da circa 20 milioni di euro. Questo progetto rappresenta un passo concreto verso un modello di economia circolare, perché consente di recuperare e valorizzare ulteriormente le risorse della filiera, riducendo gli sprechi e migliorando l’efficienza complessiva del sistema produttivo. È un piano strategico che interpreta perfettamente la nostra idea di sostenibilità applicata alla produzione industriale".

Come coniugate lo sviluppo dell’azienda con la sostenibilità? "Per noi la sostenibilità è parte integrante del modo in cui facciamo impresa. Nel 2025, l’azienda ha reso evidenti sui suoi prodotti a marchio gli impegni presi con l’adesione all’European Chicken Commitment. Questi criteri, definiti da trenta organizzazioni internazionali, puntano a innalzare gli standard di tutela del benessere animale. Tra i requisiti principali figurano l’uso di razze a lenta crescita, una minore densità negli allevamenti e la presenza di luce naturale, oltre a rigorosi controlli indipendenti su tutta la filiera produttiva".

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