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Fine vita all'ultimo voto: i consiglieri a favore (stavolta) sono più di 30. Ma FdI frena


VENEZIA - Il governatore Alberto Stefani depositerà 8 emendamenti del centrodestra e la Giunta darà parere positivo a 17 dei 28 correttivi presentati dal centrosinistra. Le modifiche al progetto di iniziativa popolare "Liberi subito" saranno approvate da buona parte della maggioranza. Sul voto finale Lega, Stefani Presidente e Forza Italia lasceranno libertà di coscienza con una netta prevalenza di favorevoli, i Fratelli d'Italia e Futuro Nazionale saranno contrari, la Liga Veneta Repubblica si esprimerà a favore e l'Unione di Centro potrebbe astenersi. Nelle file dell'opposizione, Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle, Azione e Civiche Venete diranno "sì", mentre Resistere risponderà "no". Pallottoliere alla mano, le "Procedure per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito" potrebbero diventare legge in Veneto, con un margine superiore a 30 consensi su 51 eletti, quando l'asticella è fissata a 26. Sfera di cristallo? No, riassunto di una lunga giornata fra riunioni di gruppo, cesellatura di testi e telefonate di vescovi, ovviamente al netto dei colpi di scena ma al riparo dai franchi tiratori: attesa fra oggi e domani, la votazione non sarà segreta bensì palese, forse addirittura con appello nominale da parte del presidente Luca Zaia, se almeno tre consiglieri lo chiederanno.

I vertici

Il vertice della galassia stefanian-leghista è filato liscio: tre quarti d'ora in tutto, con recupero di diversi incerti per il "sì" dopo la lettura delle modifiche scritte da Stefani. Ha riferito Riccardo Barbisan, capogruppo della Lega: «Per un vincolo di maggioranza, l'indicazione è di votare a favore degli emendamenti proposti dalla Giunta, in quanto estremamente rispettosi della sentenza della Corte Costituzionale. Sul voto finale sarà lasciata liberà di coscienza ai singoli. Personalmente rimango contrario perché il dibattito pubblico è stato spostato sul diritto alla vita e alla morte, mentre il testo riguarda la disciplina della sentenza». Secondo indiscrezioni, i dubbiosi si sarebbero sentiti alleggeriti dal comunicato dell'associazione "Gremio di bioetica", reso noto dal Patriarcato di Venezia. Bioeticisti, medici, giuristi, filosofi, teologi e psicologi hanno rilevato nel documento che «la Consulta non ha affatto introdotto il riconoscimento di un diritto alla morte in base all'autodeterminazione personale, quasi si trattasse di un principio generale, ma ha aperto alla possibilità del cosiddetto suicidio assistito, limitandolo ad alcune precise condizioni», mentre «un inquadramento giuridico che si proponesse di normare la pratica, rischierebbe di trascinare con sé l'acquisizione culturale di un diritto alla morte».

Come a dire: se il testo rimane entro il perimetro costituzionale, via libera, tanto più considerate certe aggiunte di Stefani ulteriormente restrittive, come il rafforzamento del parere del palliativista. Più lungo è stato invece il confronto interno a FdI. «Affronteremo la discussione sul fine vita partendo anzitutto da una questione che riteniamo fondamentale: una materia che investe direttamente il diritto alla vita, l'autodeterminazione della persona e i confini della tutela assicurata dall'ordinamento non può essere affrontata attraverso una norma e differenti discipline da Regione a Regione», ha premesso il capogruppo Claudio Borgia. Poi la precisazione: «La nostra contrarietà non vuole e non deve mai trasformarsi in un giudizio nei confronti di chi, vivendo condizioni di sofferenza estrema, arriva a chiedere di porre fine alla propria vita. Difendere la vita significa anche avere rispetto per quella sofferenza, rafforzare le cure palliative e la terapia del dolore, sostenere le famiglie e garantire che nessuno si senta abbandonato nel momento della maggiore fragilità».

La pregiudiziale

Va detto che Stefano Valdegamberi (Fn) conta ancora di riuscire a far saltare la seduta, convocata per oggi e domani dalle 10 alle 18.30, con eventuale prosecuzione dopodomani: «Chiederò formalmente il rinvio del provvedimento in commissione, alla luce delle criticità riscontrate nel suo iter e sulla base delle argomentazioni contenute nel parere pro veritate predisposto da un gruppo di autorevoli giuristi italiani, esperti di diritto pubblico e costituzionale, che supporta la questione di legittimità che intendo sollevare in aula». A questo proposito, il regolamento consiliare prevede l'illustrazione della questione per 5 minuti, dopodiché un intervento a favore e un altro contro per 3 minuti ciascuno, quindi il voto. Ma fonti di Palazzo Ferro Fini hanno fatto notare che la tesi dei sei giuristi ingaggiati dal vannacciano (che ieri ha definito Zaia «il Signor Morte») sarebbe già stata smontata nei mesi scorsi dall'ufficio legislativo. Se dunque potrà iniziare la discussione generale, dopo l'illustrazione dell'articolato da parte della relatrice leghista Manuela Lanzarin, serviranno i tempi per esaminare gli emendamenti della Giunta e del centrosinistra, ma l'accordo fra maggioranza e opposizione dovrebbe consentire di arrivare alla votazione del testo di compromesso. Elena Ostanel (Avs) è pronta a scrivere «una pagina importante» nella storia del Veneto: «Votare una legge di dignità che dia una procedura chiara per un fine vita secondo la propria volontà». Davide Lovat (Resistere) guarda già alle possibili conseguenze: «Se la Lega voterà con la sinistra, sarà un suicidio politico».