VENEZIA - Mentre i legislatori litigano (e prendono tempo) sul fine vita, due uomini che pure la pensano all’opposto ne parlano con pacatezza, seduti su altrettante balle. Di fieno, s’intende: il confronto è molto rispettoso, ma decisamente schietto. Il video-podcast “Il Fienile” del leghista Luca Zaia ospita il cardinale Matteo Maria Zuppi. Quasi un’ora e mezza di conversazione, dal ricordo sbloccato sull’infanzia trascorsa a rotolarsi sulla paglia con i cinque fratelli («Per sentire l’effetto di buttarsi di dietro senza aver paura di farsi del male»), alla riflessione sulla virtù della pazienza acquisita in età adulta («Non è rimandare, ma sapere che c’è bisogno di un po’ di mesi perché il seme buttato dia frutto»). In mezzo, una dozzina di minuti dedicati a un tema tanto attuale quanto procrastinato: sia il Veneto che il Parlamento ne dibatteranno dopo l’estate. Troppi rinvii, concordano i due presidenti. «Ero ministro quando si discuteva della sospensione dell'alimentazione artificiale a Eluana Englaro», sospira il numero uno del Consiglio regionale, citando la donna morta a Udine nel 2009. «Credo che la politica dovrà decidere», sorride l’arcivescovo di Bologna, al vertice della Conferenza episcopale italiana.
Zuppi riconosce «la sofferenza, qualche volta la disperazione, alcune volte la solitudine» che possono portare un malato grave a chiedere di poter porre fine al trattamento vitale. Ma il prelato è netto: «Per la Chiesa non è un diritto. Pensiamo che il diritto vero sia quello della cura, per esempio le cure palliative. Se penso che in Emilia Romagna, una delle migliori tre Regioni d'Italia insieme al Veneto e alla Lombardia per la sanità, il 40% non è garantito...». Ancora: «La Chiesa è e resta contraria all'eutanasia e anche al suicidio assistito, depenalizzazione in determinati casi di qualcosa che resta reato, secondo la sentenza del 2019 con cui la Corte Costituzionale demandava al Parlamento una legge. Ma ormai sono sette anni che per motivi vari non arriva a decidere». Zaia rilancia: «Non è ipocrisia questa?». Il cardinale concede: «Il punto d'incontro tra proposte diverse già c'è, perché la Corte ha dato delle indicazioni. Purtroppo su alcuni temi paghiamo una polarizzazione, una poca capacità di confronto, di mettere da parte l'agonismo e di cercare quello che vada oltre. Nello spirito costituente, i partiti che in alcuni casi quasi si ammazzavano, nel confronto hanno scelto un fondamento comune. Mi auguro che questo cresca. Poi per quanto ci riguarda, è chiaro che il fine vita non potrà mai diventare un diritto e diventa casomai per noi un impegno essere vicini alla sofferenza. Il problema è che il malato non aspetta la legge. E c'è il rischio che si abbia una differenza di trattamento tra le Regioni, oppure che chi decide sia il giudice». Dunque secondo il leader della Cei, tocca al Parlamento legiferare: «Il ruolo della Chiesa è ricordare i princìpi con molta chiarezza e i politici devono trarre da questo le decisioni conseguenti». Nell’attesa, sì alle Disposizioni anticipate di trattamento («Una legge troppo poco applicata»), no all’accanimento terapeutico («È pericolosissimo, sono sofferenze inutili»).
Zaia gli chiede: «Cosa direbbe a un malato terminale che vuole chiedere il fine vita?». Zuppi non si sottrae: «È capitato più volte. Bisogna partire dal rispetto. Quando uno non ce la fa più, intanto devi stargli vicino, ricostruire qualcosa che si è perso, aiutarlo a ritrovare l'importanza e la bellezza di accompagnarsi anche nell'ultimo tratto. Come? Con la vicinanza, la tenerezza, le parole, anche i silenzi. Togliamo la sofferenza e manteniamo l'umanità, anche nella fragilità». Meditazioni delicate in un dialogo a tratti spiritoso, come quando “don Matteo” parla della madre Chiara Fumagalli, nipote del cardinale Carlo Confalonieri, e del padre Enrico Zuppi, per trent'anni direttore dell'Osservatore della Domenica, che all’anagrafe si chiamava Zuppa. «Su pressione di mamma, subito dopo essersi sposato, papà modificò il cognome da Zuppa a Zuppi. Cambiò poco, perché comunque non siamo stati risparmiati dalle battute: “Se non è zuppa, è pan bagnato”...».