La scossa, questa volta, parte da Palazzo Ferro Fini, ma l'effetto è avvertito a distanza, anche tra i palazzi romani. Perché se il Veneto è solo l'ultima regione, in ordine di tempo, ad approvare una legge sul fine vita, è la prima ad essere governata da una giunta di centrodestra. L'esito del voto finale sulla proposta di legge di iniziativa popolare è netto - 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari - e riscrive il verdetto di due anni fa, quando un primo testo era stato respinto per solo un voto ed era pesata l'astensione della consigliera dem, Anna Maria Bigon.
Le divisioni che hanno attraversato ieri il parlamentino veneto hanno interessato soprattutto il centrodestra: da un lato, Fratelli d'Italia, Futuro Nazionale, il gruppo Resistere Veneto e alcuni leghisti fermi sul no; dall'altro, diversi esponenti del Carroccio, insieme con Forza Italia, che si sono divisi tra voti favorevoli e astensioni (con il valore di voti negativi).
Per alcuni è la vittoria di Luca Zaia, che del tema ha fatto una battaglia personale, e a votazioni finite l'ha salutata come una «legge di civiltà»; per altri, si tratta dell'ennesimo pungolo diretto a un Parlamento che tiene in stand-by da mesi la legge nazionale sul fine vita. Ora le cose potrebbero cambiare. Pure da Fratelli d'Italia, dove si considera «sbagliata» quest'ultima iniziativa, c'è chi prospetta l'approvazione del disegno di legge «entro fine legislatura». Intanto, la capogruppo azzurra Stefania Craxi, alla ripresa dei lavori in Senato, procederà con la richiesta di calendarizzazione in Aula del testo. «Con Forza Italia ci stiamo parlando», ammette Francesco Boccia, che però mette dei paletti: «Se inseriranno con più chiarezza il sistema sanitario nazionale noi ci siamo».
Per il Veneto non si tratta comunque di un'apertura tout court al fine vita: la legge regionale disciplina procedure, tempi e organizzazione del servizio per consentire l'accesso al suicidio medicalmente assistito. Se la legge, a differenza del 2024, è passata, è anche per l'opera di cesello del governatore Stefani, che ha presentato una serie di emendamenti per ammorbidire l'impianto della proposta, "nel senso del favor vitae": l'introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito; l'istituzione di un Comitato bioetico regionale nominato dalla Giunta; e ancora, la priorità alle cure palliative e l'obbligo di informazione della possibilità di avvalersi delle stesse, nel momento della richiesta di suicidio medicalmente assistito.
«Se da un lato oggi noi rispondiamo a un bisogno dei pazienti - ragiona Zaia - dall'altro diciamo al Parlamento: cercate di fare una legge nazionale che potrebbe "ad ombrello" coprire le norme». Ma è proprio sul fronte nazionale che il suo appello agita e divide.
Secondo il senatore Fdi, Francesco Zaffini, presidente della commissione Sanità dove è in esame il testo, «il voto del Veneto non incide, se non nel convincerci a fare una legge nazionale che eviti frammentazioni. Si tratta comunque - spiega al Messaggero - di iniziative sbagliate, che rispondono alla smania di protagonismo individuale o personale, piuttosto che a una logica di sistema». Il meloniano prospetta anche una sorta di roadmap parlamentare: «Dalla prossima settimana ricominceremo a lavorare sul testo che, confido, prima della fine legislatura arriverà in Aula». Il nodo per via della Scrofa è legato all'auto-somministrazione del farmaco del fine vita per chi versi in condizioni di non autosufficienza: «Non c'è un dispositivo validamente autorizzato a leggere il battito delle palpebre o il movimento della lingua», ragiona Zaffini. Ma non è solo questo il punto su cui la capogruppo forzista, Stefania Graxi, che del tema si è fatta mediatrice da tempo, prova a cercare una quadra anche dialogando con le opposizioni. Alla richiesta del Pd di non estromettere il sistema sanitario dalle procedure di fine vita, garantendo la piena gratuità delle prestazioni, risponde l'emendamento presentato prima della pausa estiva proprio da Craxi e che così recita: «L'assistenza al suicidio può essere resa da un medico ospedaliero o di medicina generale, su base volontaria e gratuita, nell'ambito dell'attività libero-professionale ovvero in regime di intramoenia».
Un punto che, però, non convince i dem: «Se verrà fatto un passaggio dall'intramoenia al Ssn e ci sarà la gratuità piena, valuteremo», spiega Boccia, che preannuncia: «Sosterremo Forza Italia nella calendarizzazione in Aula se ci saranno queste condizioni». In ogni caso, Craxi sembra voler tirare dritto: «Alla prossima riunione dei capigruppo chiederò la calendarizzazione. La lettura della realtà ci impone la responsabilità morale di approvare una legge nazionale sul fine vita. Se il centrodestra e il centrosinistra abbandoneranno posizioni ideologiche, potremo giungere a un compromesso». Mai dire mai.
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