BOLZANO. La ferita politica è ancora aperta e l'assessore provinciale alla Sanità Hubert Messner (SVP) non fa nulla per nasconderlo. Durante la conferenza stampa di metà mandato il tema del suicidio assistito ha rubato la scena ai dati di bilancio.
Lo stralcio a inizio luglio della proposta di legge dal Consiglio provinciale, arrivato dopo gli attacchi incrociati dell'opposizione e le resistenze interne alla stessa Volkspartei, ha lasciato il segno.
"Abbiamo portato avanti il progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito per più di un anno e mezzo, non è avvenuto tutto da un giorno all’altro. Poi il testo è stato bloccato ancora prima di essere votato. Io lo dico sinceramente: non sono per niente contento", ha detto Messner difendendosi da chi nel suo stesso partito lo ha accusato di aver ascoltato solo i tecnici senza coinvolgere la società civile.
Il passo indietro della Giunta, tuttavia, non è una resa ma solo una deviazione strategica per evitare che il testo finisse affossato nel polverone della legge omnibus. Ricostruendo l'iter seguito sulle orme di regioni come Toscana e Sardegna, l'assessore ha ribadito la volontà di tirare dritto, in piena sintonia con il presidente Arno Kompatscher: il provvedimento diventerà un disegno di legge autonomo che approderà in aula in autunno.
L'intento resta quello di recepire le indicazioni della Corte costituzionale per dare certezze e copertura giuridica al personale sanitario che si trova a gestire situazioni estreme, garantendo al contempo tutele rigide ai pazienti e senza rallentare il potenziamento delle cure palliative. Messner ha voluto fare chiarezza una volta per tutte sui contenuti: "Non si è mai trattato di introdurre l’eutanasia. Il nostro intento era ed è quello di creare un quadro normativo chiaro per coloro che assumono responsabilità in un ambito giuridicamente delicato".
Il bilancio di metà percorso è stato anche l'occasione per fare il punto sui conti operativi della sanità provinciale, a partire dalla risposta alle pagelle del ministero sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), che avevano evidenziato criticità nella prevenzione sanitaria locale. Messner ha precisato che la soglia minima non è stata raggiunta solo su aspetti specifici come screening e vaccinazioni, rivendicando invece i passi avanti sul fronte delle liste d'attesa. Nonostante le prenotazioni siano aumentate del 10% sfondando quota 156 mila, la quota di interventi urgenti garantiti entro 10 giorni è salita all'85% a giugno 2026 (contro il 78% del 2024), mentre il tempo medio di attesa telefonica al Centro unico di prenotazione è crollato da sette minuti a 50 secondi. "Quando c’è bisogno di effettuare una visita urgente, in Alto Adige si riesce", ha rivendicato con orgoglio l'assessore, ricordando però la necessità di lottare contro gli sprechi e gli esami inutili.
Per il futuro della sanità altoatesina la parola d'ordine resta la riorganizzazione del territorio: prevenzione non solo medica ma legata agli stili di vita, rafforzamento dell'assistenza psicologica per contrastare le dipendenze, completamento della rete delle dodici Case di comunità entro il 2028 e la trasformazione dei sette nosocomi provinciali in un unico ospedale interconnesso. Un quadro che a settembre vedrà un primo snodo fondamentale con il debutto, nel comprensorio di Bolzano, del numero unico 116117 attivo 24 ore su 24 per la gestione delle cure non urgenti.