Slitta a domani il voto sul fine vita in Veneto. Riprenderà domani, 2 settembre, la discussione in Consiglio regionale sul progetto di legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito.
Il testo promosso da “Liberi subito” viene riscritto attraverso gli emendamenti di centrodestra e di centrosinistra per renderlo rispettoso dei paletti costituzionali. Fuori da Palazzo Ferro Fini le manifestazioni contrapposte dei favorevoli e dei contrari.
La diretta da Venezia di Angela Pederiva.
Un cartellone recita «Liberi subito: il Veneto decida». «Questa è la maglietta che indossava Stefano Gheller - ha detto uno dei promotori -, dedichiamo a lui la giornata di oggi. Stefano brilla». Tutta la zona del Consiglio è presidiata dalla polizia; è attesa anche una manifestazione dei «pro vita».
«La speranza è che le consigliere e i consiglieri regionali come persone scelgano di ascoltare la sofferenza dei malati e di occuparsi di quello più che delle direttive di partito, di coalizione, di disciplina». Così Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, al suo arrivo a palazzo Ferro Finì a Venezia, dove oggi il Consiglio regionale del Veneto voterà la legge di iniziativa popolare sul fine vita. Cappato sarà presente in aula, così come anche Cristina Gheller, sorella di Stefano, che ottenne l'autorizzazione al suicidio medicalmente assistito ma morì prima per le conseguenze della malattia.
Con il risultato di 31 a 16, il Consiglio regionale del Veneto ha bocciato la pregiudiziale posta da Futuro Nazionale e Fratelli d’Italia contro la discussione del progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito. Malgrado la spaccatura nel centrodestra, dunque, il dibattito può proseguire.
«È fondamentale ascoltare l'opinione di tutti. Là fuori c'è un mondo che ci guarda, che tifa perché si approvi o non si approvi. Ma è giusto che sappia che non stiamo votando sul fine vita, ma stiamo facendo un atto di civiltà». Così il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia. «Stiamo semplicemente facendo un atto di civiltà - ha ribadito - cercando di apportare un processo organizzativo a un servizio che dovrebbe erogare il Sistema sanitario. È un atto di civiltà essere qui riuniti a trattare questo tema. Si poteva anche mettere la testa sotto la sabbia, inventarsi qualche espediente, ma lì fuori c'è qualcuno che comunque ha delle difficoltà. Alla fine ci sono due categorie di cui non possiamo dimenticarci: i malati terminali e i sanitari, che quotidianamente accompagnano nella fase finale della loro vita pazienti molto sofferenti e che devono decidere quanta morfina dare. Noi non possiamo girarci dall'altra parte e pensare che sono cavoli del sanitario o del familiare», ha concluso.
«Oggi andiamo ad approvare una legge che non istituisce il suicidio medicalmente assistito. Il suicidio medicalmente assistito è un istituto che è stato delineato dalle sentenze della Corte Costituzionale, in particolare nel 2025 e nel 2026. Quindi oggi dire che si istituisce il suicidio medicalmente assistito significa dire una cosa falsa dal punto di vista giuridico». Così il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani a margine della seduta del Consiglio regionale in cui si discute la legge di iniziativa popolare sul fine vita. «Abbiamo presentato una serie di emendamenti che potenziano le cure palliative e che soprattutto permettono un accesso prioritario a chi ne fa richiesta», ha aggiunto. «Abbiamo garantito l'istituzione di un comitato bioetico regionale che dia le linee guida ai comitati bioetici di pratica clinica a livello territoriale. Abbiamo ribadito i principi della sentenza che stabiliscono che il medico può agire su base volontaria e che quindi non è una eterosomministrazione». Stefani ha poi ribadito: «Credo sia rispettoso nei confronti dei propri cittadini dire le cose come stanno, sapendo che c'è una sentenza auto-applicativa della Corte contro la quale non si può andare. Peraltro non c'è una norma nazionale».